Ritorna in te stesso

Quando ero adolescente, per caso conobbi una ragazza facendo una passeggiata di gruppo per Chieti. Avevamo un’amica in comune la quale ci presentò. Da lì, iniziammo a sentirci per telefono e tramite SMS (all’epoca non esisteva ancore WhatsApp!) raccontandoci diverse cose fin quando, arrivato il mese di maggio, presi coraggio e la invitai per un’uscita alle giostre. Era un sabato pomeriggio e, dopo il catechismo, mi preparai per uscire. Arrivato in orario, lei fece ritardo. Ma, tra me e me, pensai che fosse normale. Passata un’ora, di questa ragazza nemmeno l’ombra! Tuttavia, con fiducia e speranza, rimasi ancora lì ad aspettarla. Soltanto dopo aver atteso due ore invano, capii che forse non sarebbe venuta. Ricordo ancora la delusione quando seppi che alla fine andò ma accompagnata da alcune amiche, senza avvisarmi del perché fece ritardo e non volle stare con me.

Ti racconto questa mia disavventura giovanile perché, nella vita di fede, spesso può accadere che, anche quando hai una frequentazione costante e regolare con Gesù, le cose non vadano come vorresti. Forse hai dei progetti concreti, per i quali investi tempo ed energie affidandoli a Lui, ma, nel momento in cui vorresti raccogliere i frutti, essi non arrivano. Un po’ come il vangelo della scorsa domenica sulle vergini saggie e quelle stolte che attendono lo sposo. Una cosa sulla quale meditavo in questo tempo è che, presto o tardi, lo sposo arriva: il vangelo non si conclude con le donne che restano deluse perché Gesù non si è presentato ed ha dato buca ma con lo sposo che arriva a mezzanotte ovvero all’ultimo momento disponibile. Ma comunque è arrivato! Quant’è dura aspettare, restare fermi ed attendere con impazienza che qualcosa accada. Specialmente se la si vive con fede. Ti viene quasi naturale il voler impegnare il tempo “perso” facendo mille cose che riempiono uno spazio ma che non colmano quel senso di vuoto e di poca chiarezza che sperimenti nel cuore. 

Fa paura sapere che, in vari momenti della tua vita, sei chiamato ad affrontare quelle fasi di “silenzio” nelle quali Dio sembra non parlarti. Tanti santi hanno affidato ai loro diari le difficoltà vissute in momenti di aridità spirituale e di incertezza sul da farsi. Conosco anche persone che, dopo alcune delusioni, subito si sono rifugiate in qualche attività istantanea e dalla sicura realizzazione. Penso a quanti, non riuscendo a metabolizzare la fine di una relazione, anziché affrontare il vuoto ed il silenzio, si rifugiano in delle gioie effimere per il semplice gusto di non entrare in sé stessi e affrontare la crisi. Non parlo solo di droghe o dipendenze perché su quello si ha molta chiarezza del confine tra buono e non buono. Mi riferisco ad alcune cose molto più sottili e, all’apparenza, positive: ad esempio, per sperimentare quell’amore non corrisposto, inizi a farti in quattro per gli altri trovando gioia in un piccolo complimento, senza sapere che quello non è amore ma solo desiderio di attenzione. Oppure quante volte cerchiamo fuori da noi stessi il senso della nostra vita? 

S. Agostino, presupponendo che, pur essendo nella verità, l’uomo non è la verità, s’interroga sul come egli, imperfetto e mutevole, venga in possesso di questo dono approdando alla formulazione della “teoria dell’illuminazione”: secondo essa, l’essere umano, non essendo e non possedendo di per sé la verità, la riceve da Dio che illumina la sua mente, permettendole di apprenderle. Questa dottrina agostiniana consta in sé stessa di un presupposto filosofico chiaro: la teoria della conoscenza di Platone. Infatti, analogamente al filosofo greco, Agostino ritiene che nell’uomo ci siano delle verità o criteri di giudizio (es: la Giustizia, il Bene, ecc.) che non possono derivare dalla percezione sensoriale ed empirica ma, mentre Platone fa derivare tali verità dal mondo delle idee, Agostino le mette in relazione direttamente con Dio.[1] Di conseguenza, se la verità non risiede nelle cose ma nell’uomo che giudica, supportato dall’illuminazione divina per sopperire ai suoi limiti, tornare in se stessi significa aprirsi a Dio e alla verità come conferma lo stesso filosofo cristiano ne La vera religione (39, 72): «Non uscire da te stesso, ritorna in te stesso, nell’interno dell’uomo abita la verità». 

Allora come possiamo capire come vivere un tempo di crisi e di silenzio nel quale sembra che Dio non si faccia presente? Semplicemente accogliendo tutto quello che stiamo vivendo, tutto ciò che caratterizza la nostra vita in questo preciso istante ed entrando nel “buio” incerto del nostro cuore con la luce della fede in Gesù Cristo. Solo nel nostro cuore risiede quel seme di vita nuova che Dio ha piantato affinché porti frutto. Ma questo lavoro richiede impegno, coraggio e affidamento perché è molto più semplice stare fuori e lasciarsi soddisfare da ciò che possiamo toccare con mano. Se Dio non ancora risponde alle tue domande, non vuol dire che non lo farà mai. Pazienta, come le vergini saggie portando l’olio per la lampada qualora lo sposo avesse fatto ritardo. Attendi con la certezza nel cuore che, però, Gesù è fedele e arriverà quando meno te l’aspetti, a mezzanotte ovvero nel momento più buio e insperato della tua notte.

A breve inizierà l’Avvento che ci aiuta proprio a crescere nella fiduciosa attesa di una vita nuova: allora puoi vivere questa settimana meditando su tutto quello che alberga nel tuo cuore e affidando qualcosa in particolare per la quale vorresti avere chiarezza e consolazione. 

Emanuele Giuseppe Di Nardo


[1] N. Abbagnano, G. Fornero, Il Nuovo protagonisti e testi della filosofia, Person Paravia, Milano, 2006, pp. 536-537.

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