Gesù a dialogo con Ned Stark e Cersei Lannister

Chi mi conosce, sa della mia assoluta passione per la saga di George R.R. Martin ovvero “Le Cronache del Giacchio e del Fuoco”, meglio conosciuta con il nome dell’adattamento televisivo “Il Trono di Spade”. Dopo Tolkien e Lewis, probabilmente Martin è lo scrittore fantasy più famoso di tutti i tempi. Molti di voi sicuramente ne avranno sentito parlare, probabilmente avranno visto anche le otto stagioni prodotte dalla HBO o letto i libri. In verità, qualche giorno fa, trascorrendo una mezza giornata di mare con gli amici, ho pensato ad una cosa: il Trono di Spade è un mondo d’intrighi, di strategie militari, di tradimenti, di amori, d’amicizia, di silenzi e di guerra, per cui sarebbe difficile trovarci qualcosa di buono. Eppure anche il grigio può celare al suo interno diversi colori, che basta solo saper cogliere. Nel suo realismo pessimista, nel suo tentativo di raccontare l’animo puro e crudo declinabile nelle varie sfumature, Martin pone al centro di tutto l’uomo, con la sua totale libertà di protendere verso il bene o verso il male. Indubbiamente la storia presenta molti tratti cruenti e rivedibili da parte dell’uomo, eppure alcuni spunti ci possono aiutare nella vita quotidiana. Sei pronto a scoprire quali?

Oggi vorrei focalizzare l’attenzione sul tema della felicità. Lo studioso Eric J. Silverman, nel capitolo “L’inverno sta arrivando! La tetra ricerca della felicità nell’Occidente” contenuto nella ricerca accademica “La filosofia del Trono di Spade” a cura di Henry Jacoby, prova a far dialogare i personaggi della saga con il pensiero filosofico classico, al fine di trovare spunti utili per descrivere la società odierna. Nello specifico Silverman prende in oggetto Platone, il quale nella “Repubblica” ritiene che l’uomo che vive rettamente e nella giustizia sia felice, al contrario dell’uomo infelice immerso negli intrighi e nelle ingiustizie. Chi potrebbe mai, in linea di massima, essere in disaccordo con il grande Platone? Eppure la realtà non è così netta. Da bambini forse ci saremmo accontentati del racconto per il quale i buoni vincono sempre e i cattivi sono destinati alla sconfitta. Ma crescendo e scoprendo la bellezza e la complessità del nostro animo, ci siamo resi conto di come il confine felicità/tristezza non sia così marcato. Infatti, Silverman adduce ad esempi per confutare la tesi platonica due personaggi di Martin: Ned Stark e Cersei Lannister. Il primo è la virtù fatta a persona, un uomo valoroso, rispettoso delle leggi, degli uomini e degli dei, incapace di dire il falso e pronto a spendersi per i suoi amici, anche quando questo avrebbe richiesto un prezzo molto alto da pagare. Secondo Platone, basandoci ancora su una riflessione sommaria, Ned Stark sarebbe dovuto essere l’uomo più felice del mondo. Sai come si conclude la sua vita? Morto decapitato, dopo essere stato tradito da uomini sui quali aveva riposto la sua fiducia e dopo aver dovuto dichiarare il falso sotto tortura nella speranza di salvare la vita sua e delle figlie. Non un grande epilogo! Dall’altra parte abbiamo Cersei Lannister, la regina di Westeros, una donna senza scrupoli capace di tutto pur di difendere il suo prestigio e quello dei suoi figli. Una donna adultera e incestuosa, artefice di numerosi inganni e mandante di diversi assassini. Ma la sua condanna è che Cersei vuole sempre di più, non s’accontenta mai. Dunque, lei dovrebbe essere il prototipo della donna infelice, quel profilo dal quale Platone mette in guardia perché si tratta di una persona dominata e spinta dalle passioni, anziché dalla ragione.

Nessuno dei due personaggi raggiunge quello stato perfetto di felicità perché fondamentalmente esso è impossibile da raggiungere! È inconcepibile pensare che un uomo virtuoso come Ned Stark sia perennemente felice, come se le prove della vita non lo scalfissero minimamente. Così come non si può credere che Cersei Lannister, nel suo spasmodico desiderio di potere, non abbia vissuto momenti di felicità e di gioia pura. Il problema di Platone è che la sua visione risultava azzeccata su base teorica ma poco plastica nell’adattamento alla vita quotidiana. Infatti, il suo discepolo Aristotele porta la questione su un piano più alto: nell’Etica nicomachea sostiene che la virtù sia necessaria per la felicità ma essa non basti per ottenere una vita felice. Essa è la componente base della felicità ma da sola non assicura uno stato felice perché un uomo può essere virtuoso ma, se immerso nelle tribolazioni e negli affanni, nessuno lo definirebbe felice. Pertanto, provando a semplificare, la virtù è il punto di partenza ma non è il tutto. Allora cosa fare? Sicuramente ti sarà capitato d’affrontare situazioni nelle quali, pur mettendoci tutte le migliori intenzioni, non hai trovato altro che problemi e difficoltà. Va a finire che ti sarai detto “perché proprio a me? Non ho mai fatto nulla di male?”. E poi, volgendo lo sguardo ad una persona tutt’altro che retta, osservando i suoi successi, avrai sperimentato anche un po’ d’invidia. È assolutamente comprensibile! Io ritengo che, se Platone ha spianato la strada e Aristotele ha tracciato la via, sia stata un’altra persona a risolvere il dilemma: Gesù Cristo. Gesù non ha detto che per essere felici occorreva essere brave persone, promettendo in cambio che non avremmo ricevuto mai problemi. Per essere felici, per gustare la gioia piena, ha chiesto soltanto d’amare. Amare la croce, porre il suo giogo dolce sulle nostre spalle e vivere sapendo che la felicità sia passeggera mentre l’amore paterno di Dio è eterno. Ned Stark ha agito con rettitudine d’intenzioni ma questo non è bastato ad evitare l’assassinio. Gesù ci ha avvertiti del fatto che, chi segue lui, diventa come una pecora in mezzo ai lupi e che nel suo nome ci sarebbero stati scontri anche in famiglia tra padri e figli. Ma Cristo non ci lascia soli, si prende cura di noi, ci dice “non ti preoccupare, vieni a riposarti un po’ accanto a me e affrontiamo la prova insieme”. Il nostro cuore aspira a cose sempre più grandi e più belle: per questo motivo non ritengo che Cersei Lannister sia totalmente una figura negativa. Nel suo gesto di volere sempre di più, cercava di colmare un vuoto profondo nel cuore decretato dalla perdita della madre in età infantile o dal fatto che suo marito, re Robert, del quale lei era innamorata, nella prima notte di nozze l’avesse chiamata “Lyanna”, confondendosi con l’unica donna che lui avesse mai amato e per la quale diede il via ad una guerra. Ognuno di noi aspira alla felicità, alcuni la cercano nei posti e nei modi forse sbagliati e di questo soffrono. Cristo invece si è offerto per me e per te, desidera che i nostri desideri santi e belli possano concretizzarsi. 

Oggi t’invito a guardare a questa nuova parentesi di vita che stai vivendo dopo l’estate: forse sei alla ricerca della felicità, forse la stai sperimentando e vorresti conservarla, forse ti stai impegnando ma, come Ned Stark, tutto ti va contro. Prenditi del tempo per dialogare in preghiera con Gesù e chiedergli aiuto nel riconoscere la gioia vera, quello stato d’animo che non può essere scalfito dalla prova perché si basa su una certezza: l’amore di Dio. Tu sei figlio/figlia amata. Come un genitore, Dio è felice solo quando vede realizzati i propri figli. Non temere, la gioia risiede nelle piccole cose ma non quelle della terra, bensì quelle del cielo!

Emanuele Di Nardo

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