Tu sei il mio maestro!

A Pasquetta sono stato a Roma, insieme ad oltre 80.000 ragazzi, per l’evento #Seguimi nel quale Papa Francesco ha convocato tutti gli adolescenti italiani, per un momento di condivisione dopo la pandemia. È stata un’esperienza unica anche per me che ero lì come accompagnatore del gruppo giovani della mia parrocchia: vedere ragazzi provenienti da tutta Italia, ognuno con la sua storia, la sua esperienza di fede, i suoi sogni e la sua voglia di vivere mi ha segnato nel profondo. L’evento è sicuramente passato alla storia per la presenza di Blanco o di tanti giovani artisti italiani che hanno partecipato. Per me il momento più toccante invece è stato quello animato da Giovanni Scifoni, un attore che ammiro tantissimo e che ti consiglio di ascoltare, recuperando qualche suo video su YouTube.

In uno dei suoi due interventi, il secondo per la precisione, Scifoni ha voluto raccontare ai tanti giovani in Piazza San Pietro il rapporto tra maestro e discepolo, prendendo come esempio la storia di Dedalo e del figlio Icaro. Il video dura pochi minuti, pertanto t’invito a recuperarlo[1]. Penso che, almeno una volta, tu abbia sentito parlare del celebre Dedalo, architetto e realizzatore del labirinto nel quale venne inserito il Minotauro a Creta. Tuttavia, essendo l’unico conoscitore del percorso e, quindi, delle vie di fuga, Dedalo venne fatto prigioniero, costretto a morire nella sua stessa creazione, insieme al figlio Icaro. Ma colpo di genio! «Dedalo prende la cera e le penne e costruisce due paia di ali. Così padre e figlio volano sopra il labirinto e Icaro capisce quanto Dedalo avesse ragione!» – racconta Scifoni. Ma, quella di Icaro, era l’età nella quale un figlio vede nel padre un limite alle proprie volontà, un ostacolo che sembra mettere in luce tutti i suoi limiti. Dedalo, da uomo esperto, consigliò a Icaro di tenersi basso durante il volo e d’evitare di volare troppo vicino al sole, altrimenti la cera delle sue ali si sarebbe sciolta e lui sarebbe precipitato. Tuttavia la vitalità giovanile e la gioia di superare i limiti imposti spinsero Icaro a volare troppo in alto, decretando la sua morte. 

Era una storia che conoscevo molto bene, avendola studiata anche al liceo ma, rispetto al passato, ascoltando le parole di Scifoni, ho sentito nel cuore che lui stesse parlando proprio a me, in mezzo ad 80.000 persone. Non che avessi la presunzione di credermi superiore agli altri, anzi, proprio perché mi consideravo al pari di tutti i miei giovani compagni di viaggio, ho sentito verità in quel racconto. In particolare è stata la frase finale di Scifoni ad avermi conquistato: «Un maestro, che sia semplicemente un padre o una madre, comprenderà prima o poi che ha fatto bene il suo lavoro quando capirà che non serve più al suo discepolo: quando sarà inutile, capirà di aver insegnato tutto quello che poteva, dando gli strumenti giusti al suo allievo affinché possa andare più lontano di quanto abbia fatto lui». Quanta verità in queste parole! Io ho la fortuna di aver trovato il mio maestro: Gesù. Lui è l’unico del quale mi fido totalmente, che ascolto cercando di fare del mio meglio per essergli fedele, che ha sempre una parola giusta al momento giusto e che, soprattutto, mi dà ogni giorno l’esempio da seguire e la direzione da portare avanti. Vuoi sapere la verità? Gesù è il mio maestro non perché io abbia fede o, per lo meno, non solo per questo: Gesù ha talmente cura di me da aver messo, lungo il mio cammino, degli uomini e delle donne che mi fanno da guida. In particolare, ringrazio Dio ogni giorno per avere al mio fianco un caro collega giornalista, per me il migliore di tutti quelli che conosco. Lui si chiama Giuseppe ma per tutti è “Peppe”. Per me davvero è come san Giuseppe nella bottega che insegnava a Gesù i segreti del mestiere. Mi guida, mi consiglia, mi ascolta, mi racconta tante storie, mi mette in luce anche i suoi errori affinché non li commetta anch’io. In poche parole, mi vuole bene. Ed io, senza di lui, non sarei nemmeno la metà di quello che sono oggi.

Peppe è quel maestro, come Dedalo per Icaro, che mi ricorda Gesù, che mi fa sentire discepolo amato e che genera nel cuore il desiderio di seguirlo e d’imitarlo. Abbiamo due caratteri molto diversi: lui più espansivo e attraente, io più riservato ed osservatore. Ma, quando sto con lui, non smetto mai d’imparare. Attraverso l’esempio di Peppe, imparo ad amare di più Gesù, ad avere quella docilità quando mi lascio prendere dalla superbia, ad essere paziente quando vorrei fare tutto in cinque minuti, ad essere prudente quando invece sarei spericolato. Gesù non ci parla solo attraverso la Bibbia, spesso si serve proprio di chi è accanto a noi. Un po’ come il Vangelo di ieri nel quale i discepoli, dopo una notte tremenda sulla barca, senza aver pescato nulla, danno retta ad uno sconosciuto sulla riva e gettano le reti sul fianco destro. Quando vedono i pesci, si rendono conto che quella persona non era lì a caso e Giovanni esclama che era il Signore! 

Oggi t’invito a scoprire o ad approfondire il tuo rapporto con Gesù Maestro: come ai discepoli ieri, anche a te oggi chiede di fidarsi di lui e di provare a gettare le reti sul fianco destro, affinché la tua vita possa dare più frutto. Forse al momento non te ne rendi conto ma fidati, Lui c’è. Guarda a chi hai accanto, osserva quello che è per te un modello di vita: può essere un genitore, un fratello, un collega, un amico, un sacerdote, chiunque. È bello essere discepoli: c’è un Maestro pronto ad istruirti oggi! 

Emanuele Di Nardo


[1] Dedalo ed Icaro oggi! Il rapporto genitore-figlio: https://youtu.be/oAin4pPR9YY

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