Marco: è lui o non è lui? Ma certo che è lui…

Lo so, quasi sicuramente avrai letto il titolo dell’articolo mentre nella testa sentivi Ezio Greggio che lanciava un servizio di “Striscia la notizia…”. Il rimando non è così casuale perché, quando si parla dei Vangeli, ci si chiede sempre se le figure a cui si attribuisce la paternità di un testo siano realmente esistite o, al contrario, siano puramente fittizie. Potrà sorprenderti e quasi lasciarti di sasso ma, quando si tenta di delineare la biografia degli evangelisti, gli aspetti sicuri si contano sulle dita di una mano. Ecco fatto: dopo averti tolto alcune delle certezze incrollabili della tua fede, possiamo parlare di un santo fondamentale per la Chiesa cattolica, e non solo, ed oggi commemorato: l’evangelista Marco. 

La tradizione attribuisce a “Marco” la redazione del primo Vangelo canonico, vale a dire di uno dei quattro testi ammessi nel canone, cioè la lista di opere riconosciute ufficialmente dalla Chiesa. Si, perché all’inizio non è che le prime comunità cristiane disponessero di quello che noi conosciamo come Nuovo Testamento. Anzi, circolavano talmente tanti testi, a volte anche contrastanti, che, stando alle parole del ricercatore Bart Ehrman, nel primo secolo dopo Cristo esistevano circa 15 vangeli, 6 Atti degli apostoli, 13 lettere apostoliche e 9 Apocalissi. Perché tutto questo? Il problema era molto semplice: nei primi secoli, il Cristianesimo si diffonde a macchia d’olio nel Mediterraneo, attecchendo su un sostrato culturale, sociale e religioso preesistente con il quale entra in dialogo. Basti solamente pensare alle differenze tra la predicazione di Paolo e quella di Pietro. Per le origini, gli storici parlano giustamente di “cristianesimi” al plurale. Ogni grande comunità antica aveva parametri diversi: Cristo era lo stesso ma il suo annuncio subiva alcune modifiche. Ecco perché noi non parliamo di “Vangelo di Marco o di Matteo” ma di “Vangelo secondo Marco o secondo Matteo”. La tradizione vuole che Marco fosse inizialmente un discepolo di Paolo, cugino di Barnaba come riporta la Lettera ai Colossesi. Ma, nel Nuovo Testamento il nome “Marco”, già di per sé abbastanza diffuso nell’Impero, appare più volte: 

  • Marco: compagno di Paolo ricordato dall’Apostolo nei saluti della Lettera a Filemone;
  • Giovanni Marco: figlio di una donna che a Gerusalemme ospita le prime riunioni della prima comunità cristiana (Atti degli apostoli 12,13,15), accompagnando Paolo e Barnaba ad Antiochia;
  • MarcoLettera ai Colossesi 4,10 – Seconda lettera a Timoteo 4,11 parlano del perdurare del rapporto Paolo-Marco;
  • MarcoPrima lettera di Pietro sostiene che Marco sia “figlio” di Pietro.

Va da sé che sia davvero difficile ricostruire un profilo attendibile di Marco. A tutto questo s’aggiunga una notizia, poi radicata nella tradizione, riportata da un autore antico, Papia di Ierapoli, nella sua Spiegazioni sui detti del Signore (opera perduta ma citata dal grande storico di IV secolo, Eusebio di Cesarea), in cui sostiene fondamentalmente che Marco, diventato “interprete di Pietro”, avrebbe messo per iscritto i suoi insegnamenti senza ordine ma avendo cura di ricercare la completezza e la veridicità. In realtà, l’esame del testo rivela l’imprecisione di alcune indicazioni geografiche, difficilmente attribuibili ad un autore vissuto in Palestina e a diretto contatto con un seguace di Gesù quale Pietro. In conclusione dobbiamo ricordare che il Vangelo di Marco è tra i più antichi in nostro possesso: visto che non si fa alcuna menzione dell’incredibile distruzione del Tempio di Gerusalemme del 70 d.C., secondo molti filologi, tra i quali J.A.T. Robinson, la redazione dovrebbe essere precedente a quella data. Pertanto, a conti fatti, il Vangelo avrebbe preso forma scritta circa 35 anni dopo la morte di Gesù: un lasso di tempo relativamente breve se si considera che, per i primi anni, l’evangelizzazione seguiva solo un canale di tradizione orale, non scritta. Marco, infatti, sarebbe stato il redattore sul quale si basa la costruzione anche dei vangeli di Matteo e Luca, posteriori di qualche anno e attribuibili ad aree geografiche diverse (la Siria Matteo, il mondo romano Luca, che segue la predicazione paolina).

Ma allora perché il Vangelo di Marco, che è sostanzialmente una cronaca nuda e cruda degli avvenimenti, senza una rielaborazione stilistica, di cui gran parte delle cose citate sono riportate anche in altri Vangeli canonici, è stato inserito nel Nuovo Testamento? Perché era il Vangelo della comunità di Roma: ci sono molti elementi che confermano questa teoria. Qui ne cito solo alcuni. In primis la presenza di molti latinismi, che ci fanno capire come la lingua usata fosse molto vicina a quella circolante nell’Occidente; poi c’è un ricorso costante al confronto con le monete circolanti a Roma; infine, quando Gesù accenna all’adulterio, mentre negli altri Vangeli sostiene che l’uomo non deve ripudiare la moglie, in Marco si parla anche del possibile ripudio da parte della donna, perché il diritto romano considerava la donna soggetto legale a tutti gli effetti, partecipante alla linea ereditaria e quindi in grado di esercitare una serie di diritti. Dunque, proprio perché il Vangelo secondo Marco era quello della comunità romana, esso fu inserito rispetto ad altri. Ovviamente non fu l’unico motivo ma contribuì sensibilmente.

Ecco come siamo arrivati a riassumere brevemente la storia di questo Vangelo, senza nemmeno capire se Marco sia effettivamente il redattore. Questo però non ti spaventi o non ti faccia arrivare alla conclusione, comprensibile, del tipo “La Bibbia è falsa, i Vangeli sono discordanti tra di loro”. Se ti può aiutare, pensa a questo: immagina che ieri sei andato allo stadio a vedere una partita nella quale la tua squadra ha vinto. Torni a casa e racconti tutto dal tuo punto di vista, che forse conosci meglio i regolamenti e soprattutto sai spiegarti bene. Mentre fai questo, altre persone presenti allo stadio fanno lo stesso ma danno il resoconto con alcune differenze, cogliendo aspetti che forse ti erano sfuggiti o rimarcando elementi per loro decisivi. Tutti starete raccontando lo stesso fatto ma il vostro filtro, involontariamente, produrrà racconti diversi. La partita di Cristo è unica: Lui ha vinto la morte e adesso trionfa nella gloria. Ma spetta a te, a me e a tutti raccontarla a chi non l’ha vista! Un po’ come Marco!

Emanuele Di Nardo

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