Voglio (D)io: Il senso della posizione.

L’altro giorno ero al telefono con una carissima amica e, parlando del più e del meno, mi raccontava come una volta, di fronte all’esplicita domanda dei suoi parenti circa i progetti del suo immediato futuro, lei abbia risposto: “Voglio fare la volontà di Dio Padre”. Ridendoci su, mi diceva come fosse calata una cappa di gelo nella stanza di fronte ad una risposta così inaspettata e quasi scandalosa. Come poteva parlare seriamente una donna che anteponeva ai suoi desideri la volontà di un fantomatico ed enigmatico Dio? Erano le parole di una folle! La cosa più divertente però era che lei non stesse scherzando: davvero contava più la volontà di Dio che la propria. Con quest’aneddoto oggi, in compagnia del nostro fidato maestro Cipriano, analizziamo proprio l’invocazione del Padre nostro «sia fatta la tua volontà in cielo e sulla terra, come in cielo così in terra».

Poi aggiungiamo: «Sia fatta la tua volontà in cielo e sulla terra», E questo non perché Dio faccia ciò che egli vuole, ma perché possiamo realizzare ciò che Dio vuole. Per realizzare tale volontà in noi è necessario che intervenga la volontà divina, cioè il suo aiuto e la sua protezione. Nessuno, infatti, è forte con le sole sue forse, ma diventa sicuro con la benevolenza divina e la sua misericordia. D’altronde anche il Signore mostra che l’uomo è debole quando, lui che portava l’umana debolezza, disse: «Padre, se è possibile passi da me questo calice»; e mentre dava ai suoi discepoli un esempio perché facessero non la loro volontà, ma quella di Dio aggiunse: «Tuttavia non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Altrove dice: «Non sono disceso dal cielo per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato». 

Senza giri di parole ma andando al cuore del tema, Cipriano ci mostra il problema da un’altra prospettiva: fare la volontà di Dio non vuol dire lasciare tutto in mano a lui e adagiarsi sugli allori, senza assumersi responsabilità o sentendo tutto come un qualcosa di pesante e non desiderato. Quando giocavo a pallacanestro, ovviamente il mio allenatore preparava la partita dicendo a ciascuno di noi cosa fosse meglio fare per giocare bene e vincere la partita. Io, che ero alto, venivo messo sotto canestro a recuperare i rimbalzi e, con spirito generoso, visto che a tirare ero proprio negato, mettevo in pratica le sue indicazioni. Forse non sempre mi andava di prendere delle gomitate o lottare con avversari molto più forti di me. Sapevo però che quello era il mio compito, il mio posto, la mia missione per aiutare la squadra. La volontà era dell’allenatore ma la vittoria passava dalle mie mani e non dalle sue. È chiaro che, tornando a Cipriano, Dio è come un allenatore che ha una visione d’insieme molto più chiara e sa che ognuno di noi è fondamentale nella sua squadra. Ci dà delle indicazioni personali, ci consiglia cosa fare per avere una vita che dia frutto ma poi ci lascia giocare la gara. 

Ma in cosa consiste concretamente la volontà di Dio, dunque? Cipriano la riassume così:

La volontà di Dio consiste nel realizzare quello che Cristo ha fatto e insegnato: cioè l’umiltà nella vita, la fermezza nella fede, il parlare con decoro, l’onestà nell’agire, le opere di misericordia, la probità, il non offendere gli altri, il saper sopportare un’ingiustizia ricevuta, il vivere in armonia con i fratelli, l’amare Dio con tutto il cuore, l’amarlo perché è padre, il temerlo perché è Dio e il non preporre assolutamente nulla a Cristo, perché lui non ha preposto nulla a noi; poi ancora l’unirsi al suo amore in modo da non separarsi più, il tenersi stretti alla sua croce con forza e fiducia, quando è tempo di combattere per il suo nome e per il suo onore; volontà di Dio è ancora il mostrare nelle nostre affermazioni la fermezza della nostra confessione, nella tortura la fiducia con la quale affrontiamo la lotta, e nella morte la pazienza con la quale si è coronati. Questo significa voler essere coeredi di Cristo, adempiere al comando di Dio e realizzare la volontà del Padre. 

Dio è Padre. Tre lettere per riassumere tutto il Nuovo Testamento. Dio è nostro padre perché, attraverso Gesù, siamo diventati tutti figli di Dio. Parole vuote, belle ma distanti, se professate solo con la bocca. Parole invece fondamentali se proclamate col cuore. Come in una partita di pallacanestro, Dio è l’allenatore che lavora per far vincere la squadra ma è allo stesso tempo come un padre che incita i ragazzi dagli spalti perché tra di loro ci sono i suoi figli. Fare la volontà di Dio è diventare come Gesù: prima di dire o fare qualsiasi cosa, Gesù all’alba si ritirava a pregare. Prima di essere arrestato, è andato a dialogare col Padre, sebbene una parte di lui preferisse evitare la morte e il dolore. Ecco che tutto allora assume un gusto diverso. Chiedere la volontà di Dio è come avere il desiderio di vincere sempre di più, fidandosi ciecamente del miglior allenatore sulla piazza. Nello sport si dice “vincere aiuta a vincere”. Un allenatore con tante vittorie alle spalle ha una credibilità maggiore rispetto a tanti altri. Dio, per farci vincere, ha sacrificato suo figlio e ci ha chiamati a nostra volta “figli amati”. 

Domandiamo poi che sia fatta la volontà di Dio in cielo e sulla terra, perché l’una e l’altra servono al raggiungimento perfetto della nostra incolumità e salvezza. Infatti, poiché noi abbiamo dalla terra il corpo e lo spirito dal cielo, siamo terra e cielo e preghiamo che la volontà di Dio sia fatta in entrambi, cioè nel corpo e nello spirito. Tra carne e spirito vi è infatti una lotta ed ogni giorno si rinnova il conflitto tra queste parti, sì che noi facciamo proprio quello che non vogliamo; mentre lo spirito ricerca i beni del cielo e di Dio, la carne desidera le cose della terra e del mondo. Per questo domandiamo che la forza e l’aiuto di Dio riportino l’armonia tra queste due parti, affinché l’anima che è stata rigenerata da Dio si salvi attuando la divina volontà nello spirito e nella carne. 

Cipriano, con grande intelligenza, comprende quanto sia difficile però fare la volontà di Dio perché lo spirito è forte ma la carne è debole. In questa settimana allora possiamo fare una cosa concreta. Su un quadernino forma due colonne e chiamale “desideri del cielo” e “desideri della carne”. Appunta tutti i desideri buoni e meno buoni che provi durante la giornata e, nel prossimo weekend, traccia un bilancio. Vedi cosa sta prevalendo adesso nella tua vita. Vedi quali tentazioni ti tolgono la pace e quali aspirazioni luminose alleggeriscono il tuo cuore. Ma, cosa più importante, chiedi sempre, ogni giorno, in ogni situazione, in ogni lavoro da fare, in ogni uscita con degli amici, in ogni pagina da studiare: “Padre, sia fatta la tua volontà. Dimmi che devo fare, in quale parte del campo posso essere più utile alla squadra. Sono pronto!”

Emanuele Di Nardo

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