Chi è nostro padre?

La scorsa settimana, seguendo i consigli di Cipriano di Cartagine, abbiamo visto come iniziare con profitto un momento di preghiera. Occorre scegliere un luogo tranquillo, fare silenzio soprattutto dentro di noi e poi lasciare che le parole escano come in un dialogo tra amici. Com’è andata questa settimana? Hai avuto difficoltà nel fare silenzio? Oppure stai notando miglioramenti nella tua preghiera? Se vuoi, puoi condividerlo con noi commentando l’articolo qui sotto o scrivendoci in privato! Oggi iniziamo a “pregare insieme” a san Cipriano, partendo proprio dall’inizio: “Padre nostro, che sei nei cieli

“Innanzitutto il dottore della pace e il maestro dell’unità non volle che la preghiera fosse fatta singolarmente e privatamente, di modo che chi prega, preghi solo per sé. Non diciamo: «Padre mio che sei nei cieli»; neppure: «dammi oggi il mio pane». Ciascuno di noi non domanda che vengano rimessi solo a lui i peccati, né prega solo per sé a non essere indotto nella tentazione e liberato dal male. La nostra preghiera, invece, è pubblica e interessa tutti. Quando preghiamo non preghiamo per una sola persona, ma per tutto il popolo, perché noi tutti formiamo un solo popolo. Dio, maestro di pace e di concordia, che ha insegnato l’unità, volle che si pregasse così: uno per tutti”.

Ci hai mai pensato? Anche quando preghiamo da soli, è automatico dire “Padre nostro” anziché “Padre mio”. San Cipriano illumina tantissimo perché ci riporta all’essenza di questa preghiera: il cristianesimo non è una religione interiore, un movimento spirituale che mi permette di vivere in modo esclusivo Dio ma è una relazione filiale nella quale a volte siamo i fratelli maggiori che si occupano di quelli più piccoli, altre invece siamo noi i neonati che arrivano in una famiglia, accolti con grande amore e affetto. Non importa dove tu stia in questo momento, non importa cosa tu abbia o non abbia fatto. L’unica cosa che conta è che hai un Padre e che, per mezzo di lui, hai diversi fratelli e sorelle. Io personalmente ho una sorella biologica ma ho tantissimi fratelli e sorelle in Cristo. Ti condivido che, quando vogliamo chiedere una grazia particolare a Dio Padre, non preghiamo da soli ma in comunità. Immagina questa scena: sei seduto a tavola in un pranzo domenicale, accanto a te hai i tuoi fratelli. Insieme volete chiedere a vostro padre se vi accompagna a vedere una partita allo stadio. Se siete davvero desiderosi di strappargli la promessa, non farete quadrato per chiederglielo finché lui, per amore, si deciderà ad esaudirvi? Lo stesso accade con Dio Padre: ascolta la preghiera dei suoi figli ma, se vede sintonia e amore fraterno nel chiedere una cosa, diventa un Padre orgoglioso perché vede il legame forte che si è venuto a creare in famiglia. 

Ricordo che i miei nonni paterni la domenica facevano di tutto per riunire la famiglia intorno ad un tavolo perché adoravano vedere i loro quattro figli, tutti sposati e a loro volta genitori, stare insieme, proprio come se il tempo non si fosse mai fermato. Dunque, se comprendiamo la logica dell’amore di Dio Padre, come potremmo essere gelosi dei nostri fratelli? Prosegue, in tal senso, Cipriano:

“Fratelli carissimi, dobbiamo dunque ricordare ed essere consapevoli che quando chiamiamo Dio padre, dobbiamo agire come figli suoi. Come a noi è gradito averlo come padre, così a lui piaccia avere noi come figli. Viviamo come templi di Dio, in modo che si veda che in noi abita il Signore. Il nostro agire esterno non discordi dallo spirito; noi che siamo già spirituali e cittadini del cielo dobbiamo pensare e agire solo spiritualmente e in modo degno del cielo”.

Ma non è sempre facile essere fratelli. Essere figlio unico ha dei vantaggi, soprattutto quando sei piccolo e se i genitori riversano tutto il loro amore solo su di te. Le cose si complicano se in casa ci sono altre persone bisognose d’attenzione e cura. Lo stesso accade anche da adulti: tu preghi, chiedi a Dio Padre qualcosa ma sembra che non ti ascolti, come se si fosse disinteressato di te per occuparsi dei tuoi fratelli. Domenica prossima (piccolo spoiler!) vedremo proprio come questa differenza di trattamento arriverà a creare discordia tra due fratelli nella parabola del figliol prodigo. Ma, ora, ti starai chiedendo giustamente: come posso fare a vivere questa preghiera nella mia quotidianità? Spesso tra fratelli ci sono momenti di tensione, perciò ricordati sempre di essere figlio/a. I fratelli sono una ricchezza perché ti danno quello che tu da solo non puoi ottenere.

Oggi ti consiglio di sentirti figlio. Parla con Dio Padre in preghiera, chiedigli consiglio. Se ti senti un figlio maggiore, prenditi cura con piccoli gesti di quei fratelli in difficoltà e che hanno bisogno di una mano per rialzarsi. Se ti senti invece un figlio minore, prendi a modello i tuoi fratelli più grandi nella fede, non avere paura di chiedere una mano, di pregare insieme, di condividere una cosa che ti assorbe tanto. Chiunque tu sia adesso, ricordati una cosa: Dio è Padre nostro e desidera solo l’armonia nella sua famiglia.

Emanuele Di Nardo

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