Mi insegni a pregare?

Ti ricordi quando, da adolescente, dopo aver preso il foglio rosa, finalmente potevi iniziare a guidare una macchina? Non vedevi l’ora di uscire in auto la sera insieme ai tuoi amici, sentendoti quasi una star nella tua comitiva. Mentre fantasticavi ad occhi aperti, mettevi le mani sul volante, aggiustavi lo specchietto retrovisore ma poi, al momento dell’accensione, andavi nel pallone perché non sapevi cosa fare. Era assolutamente normale: motivo per il quale il tuo istruttore ti spiegava passo passo tutto quello che dovevi fare, dall’accensione alla partenza. Nella prima guida imparavi ad usare il volante, poi provavi ad usare il cambio. Dopo qualche lezione, eri quasi autonomo alla guida. La stessa cosa può accadere, in questo tempo, per chi vuole pregare ma non sa come farlo. Hai il desiderio forte di parlare con Gesù, non riesci però a superare il blocco iniziale. Ecco perché abbiamo bisogno di qualcuno che ci spieghi nel dettaglio come prepararci e come pregare bene. 

Su richiesta di un amico, che un paio di settimane fa aveva letto un articolo sul “Padre nostro” di Cipriano, oggi e per le prossime settimane, qui sul “Sale della storia”, proviamo a capire come pregare e cosa fare concretamente, prendendo a modello la riflessione del vescovo africano sulla preghiera che ci ha lasciato Gesù. Prima di ogni cosa però, prima di pregare, occorre prepararsi e mettersi nelle condizioni giuste per farlo. Come prima di guidare, ci mettiamo la cintura di sicurezza e regoliamo gli specchietti, allo stesso modo la preghiera deve essere anticipata da un momento di silenzio:

“IV. Coloro che pregano accettino le norme che regolano la preghiera e siano calmi e corretti. Pensino di trovarsi alla presenza di Dio. Dobbiamo piacere agli occhi suoi anche nell’atteggiamento del corpo e nel tono della voce. Una persona senza educazione di solito grida; al contrario uno che sia discreto deve pregare con un tono basso di voce. Infine il Signore ci insegnò nella sua predicazione a pregare in segreto, in luoghi nascosti e solitari e nelle nostre stanze”.

Il silenzio è la prima cosa se vuoi pregare bene. Vai in un luogo tranquillo, anche la tua camera da letto va benissimo. O, se ti trovi all’aperto, puoi scegliere un parco o, meglio ancora, direttamente una chiesa nelle vicinanze. Scegli un posto favorevole alla tua preghiera. E poi parla col cuore a Gesù! Non importa quante parole usi, ma quali usi: Gesù apprezza la sincerità, quindi digli prima di tutto come stai. Non aver paura di dire la verità, anche se sei arrabbiato o stanco morto da non avere la forza di dire nulla. Proprio quella tua apertura di cuore ti permetterà di entrare in sintonia con Dio. 

Ti consiglio di fare qualche respiro profondo, di scegliere una posizione comoda per pregare (seduto va benissimo), di chiudere gli occhi e di aprire le mani. Ad esempio, a me aiuta, quando inizio a pregare, chiedere il dono dello Spirito Santo di “restare concentrato nella preghiera, senza che la mia mente sia turbata dai pensieri, dagli impegni che avrò nella giornata o dalle preoccupazioni delle cose da fare”. Se non lo faccio, non riesco a fare davvero silenzio dentro di me e la preghiera è molto più tormentata. A questo punto, quindi, cosa si fa? Una volta che siamo pronti, se questo momento lo viviamo la mattina prima di uscire di casa, possiamo condividere a Dio come stiamo e chiedergli di aiutarci nell’agenda del giorno, chiedendo soprattutto una mano per quelle cose che ci pesano o un consiglio per i nostri dubbi. C’è un piccolo segreto che ti svelo, ma fanne tesoro! Senti di essere ascoltato quando ti rivolgi a Dio non come ad un estraneo ma come a un Padre! Gesù stesso ci ha lasciato questo consiglio: chiedi al Padre tuo e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà! 

Cipriano dice: “Lui (Dio) ascolta il cuore, non la voce”. Un figlio spesso non ha bisogno di tante parole per avere qualcosa, basta le paroline magiche: “Mamma, papà per favore…”. E i nostri genitori si sciolgono come neve al sole. Forse tu adesso sei genitore e sai cosa si prova quando un figlio ti chiede qualcosa. Oppure sei figlio e sai quanto ti possano aiutare i tuoi. Bene, Dio Padre ti aiuta a prescindere! La traduzione corretta della parola ebraica “Abbà” che troviamo nei vangeli è “Papà”, quello stesso verso che da neonati esce dalla nostra bocca come prima parola insieme a “mamma”.

Oggi ti consiglio quindi di prenderti un piccolo impegno quotidiano, almeno per questo tempo di Quaresima: ogni giorno, prima d’iniziare le tue attività, prenditi 10 minuti. Fai silenzio, apri le tue mani e parla a Dio come a un Padre. Chiedi ciò di cui hai bisogno ma sii sincero: senza giri di parole, vai al sodo. Poi, con umiltà, puoi terminare questo momento pregando il “Padre nostro”. Se lo farai ogni giorno, ti sentirai un figlio amato.

Emanuele Di Nardo

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