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Sia fatta la tua volontà

Nel 252 Cipriano, vescovo di Cartagine, compone un’opera, “La preghiera del Signore”, secondo molti rivolta ai neobattezzati. Sappiamo che, nella Chiesa antica, almeno fino al VII secolo il battesimo si riceveva non da bambini ma in età adulta, dopo una lunga preparazione. Cipriano quindi coglie l’occasione per introdurre questi nuovi cristiani nella vita comunitaria, attraverso un commento al “Padre nostro”, tutt’ora per certi versi inarrivabile.

Concretamente il vescovo africano esamina tutti i passaggi della preghiera di Gesù e ne dà un’interpretazione concreta per la vita di tutti i giorni. Oggi voglio condividere con te un passaggio sul “Sia fatta la tua volontà”: 

XV. La volontà di Dio consiste nel realizzare quello che Cristo ha fatto e insegnato: cioè l’umiltà nella vita, la fermezza nella fede, il parlare con decoro, l’onestà nell’agire, le opere di misericordia, la probità, il non offendere gli altri, il saper sopportare un’ingiustizia ricevuta, il vivere in armonia con i fratelli, l’amare Dio con tutto il cuore, l’amarlo perché è padre, il temerlo perché è Dio e il non preporre assolutamente nulla a Cristo, perché lui non ha preposto nulla a noi; poi ancora l’unirsi al suo amore in modo da non separarsi più, il tenersi stretti alla sua croce con forza e fiducia, quando è tempo di combattere per il suo nome e per il suo onore; volontà di Dio è ancora il mostrare nelle nostre affermazioni la fermezza della nostra confessione, nella tortura la fiducia con la quale affrontiamo la lotta, e nella morte la pazienza con la quale si è coronati. Questo significa voler essere coeredi di Cristo, adempiere al comando di Dio e realizzare la volontà del Padre

Sembrano parole così distanti dal nostro linguaggio e, allo stesso tempo, così attuali da non lasciarci indifferenti. Cipriano le scrive dopo due eventi che avevano scosso il suo mondo. Nel 250 l’imperatore Decio aveva avviato una persecuzione contro tutti i sudditi dell’impero che non avevano compiuto i regolari sacrifici alle divinità tradizionali. Non che Decio avesse a cuore la spiritualità del popolo, ma aveva bisogno di compattare l’impero scorgendo nel Cristianesimo, ampiamente diffuso ma considerato ancora una “religione illecita”, quindi non riconosciuta dallo Stato romano, un elemento di disturbo e debolezza. Molti cristiani commettono apostasia, rinnegano la fede e compiono sacrifici, altri invece tentano la scorciatoia dell’inganno acquistando dei “libelli” che attestavano l’avvenuto sacrificio alle divinità tradizionali senza compierlo realmente. Altri invece restano saldi e non si scompongono nemmeno dopo l’arresto. Cipriano, da vescovo, vede più saggio ritirarsi in un luogo segreto fuori la città da dove continuare a guidare il suo gregge. Ti ricorda qualcosa d’attuale che sta accadendo in questi giorni? Pochi mesi dopo Decio sarebbe morto in battaglia e la persecuzione cessò. Neanche il tempo di tornare a casa, che nel 252 scoppia una violenta epidemia nell’impero che avrebbe decimato la popolazione. Quindi, ricapitolando, Cipriano scrive quest’opera durante una pandemia inarrestabile e poco dopo essere usciti da una persecuzione!

L’unico modo per lasciare un segno, secondo il vescovo africano, era quello di continuare a tracciare la linea iniziata da Gesù ovvero rendersi docili alla volontà del Padre e vivere come “sale sulla terra” portando un messaggio di speranza anche nelle tribolazioni. Negli ultimi giorni spesso nei TG sentiamo quali siano le intenzioni dei vari capi politici, quali le possibili mosse strategiche sullo scacchiere geo-politico, quali i pareri delle persone coinvolte nel conflitto. Ma la volontà di Dio? È facile minimizzare il problema dicendo: “Se Dio esiste ed è onnipotente, faccia cessare subito la guerra!”. Certo, questa è la preghiera che milioni di persone compiono, una speranza che accomuna uomini e donne di varie nazionalità e religioni. Ma oggi tocca anche a me e a te farci queste domande: “Padre, qual è la tua volontà? Come posso essere utile in questo momento così drammatico? Cosa posso fare di concreto?”.

Essere cristiano vuol dire seguire Cristo in tutto, anche nella tribolazione e nell’incomprensione. Oggi t’invito a pregare di più, ad offrire tutto quello che farai nei prossimi giorni come preghiera diretta a Dio, partendo dai consigli di Cipriano. Sii fedele nel piccolo, ama con tutto il tuo cuore anche quando il mondo sembra andare sempre più verso un profondo baratro, sii umile quando intorno a te tutti si sentono il potere di parlare a sproposito. Ma, più di tutto, sii figlio perché hai un Padre che stravede per te!

Emanuele Di Nardo

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