Lo Spirito Santo… la vita dell’anima

Come abbiamo imparato, ogni mese è dedicato dalla Chiesa ad una “figura” rilevante per la vita dei suoi figli, e anche Febbraio non fa eccezione. Nel secondo mese dell’anno siamo invitati a porre la nostra attenzione su una persona di cui, in realtà, non sappiamo molto; un santo sacerdote, nel secolo scorso, lo definì “il grande sconosciuto”[1] . Questa persona è lo Spirito Santo. Ragioniamoci un attimo, prendendo come spunto le basi della nostra fede. Prendiamo il segno della croce. Sul Padre qualcosa sappiamo: ha creato il cielo e la terra, tutte le cose visibili ed invisibili, è onnipotente… Anche sul Figlio sappiamo qualcosa, anzi, sappiamo molto: si è incarnato, è nato da Maria Vergine, è vissuto a Nazareth, ha fatto il falegname, ha avuto tre anni di vita pubblica, ha predicato, è morto sulla croce, è risorto ed è asceso al Cielo.. Ma sullo Spirito Santo.. in effetti non sappiamo molto. In questo mese, quindi, possiamo approfondire la conoscenza di questa persona (sì, è una persona proprio come il Padre ed il Figlio)e scoprire quanto possa trasformare la vita avere un rapporto vivo e diretto con lo Spirito Santo. 

Inizierei dal dire questo: lo Spirito Santo è un po’ come il respiro, o il battito del cuore, o la sensazione di vita che noi abbiamo. Mi spiego meglio. Tutti noi sappiamo distinguere un essere vivo da un essere morto: chi vive ha un cuore che batte, si muove, fa dei ragionamenti, parla, si relaziona con il mondo esterno… Ha in sé un principio unificante che non è solo legato all’attività del suo cervello, ma pervade la persona. Ha in sé una scintilla di vita. Viceversa chi è morto non si muove, non si relaziona con il mondo esterno, non ha in sé questa scintilla. Lo Spirito Santo nella vita di fede è un po’ questo: la vita stessa dell’anima, il suo respiro; è il motore stesso dell’anima, è ciò che la fa muovere, ciò che la spinge al bene, ciò che la tiene in vita. È una parte così intima che una preghiera allo Spirito Santo recita “O Spirito Santo, anima della mia anima”: se l’anima è la vita di una persona, lo Spirito è la vita dell’anima, anima, cioè, la parte più profonda di noi. Noi non potremmo mai pensare di poter vivere senza cuore, o senza respirare… Come possiamo perciò credere che la nostra vita spirituale possa essere fruttuosa senza lo Spirito Santo, che la anima dal suo interno? È un po’ quello che succede tra teoria e pratica: io posso conoscere molti argomenti, perché sentiti in università o in giro, ma essi possono rimanere fuori da me, perché io non li accolgo, non li faccio entrare. Questo può accadere anche con Gesù, con i suoi insegnamenti, con il suo amore… So che Gesù esiste, so che ha dato la vita per me, so che mi ha detto di amare il prossimo… ma in fondo… tutto questo rimane fuori da me. Magari posso anche provare a metterlo in pratica, ma presto o tardi mi accorgerò che da solo non riesco. Solo quando si conosce lo Spirito Santo, quando si fa una viva esperienza di Lui, allora quello che ci sembrava solo “teoria” diventa una cosa vera, reale, tangibile, qualcosa per cui giocarsi la vita, qualcosa che mi permette di sentirmi vivo. La vita di fede senza lo Spirito Santo è come una macchina meravigliosa a cui manca il motore: ha tutto, dei meravigliosi optional, una potenzialità immensa, ma non si muove. Pensiamo ai discepoli: anche loro hanno fatto questa esperienza. Hanno vissuto con Gesù, ascoltato i suoi insegnamenti, lo hanno visto agire, alcuni hanno anche promesso di dare la vita per Lui… ma al momento decisivo sono fuggiti. Ma dopo la Pentecoste, cioè la discesa dello Spirito Santo, gli stessi uomini, che prima erano impauriti e che si nascondevano dai Giudei e dai Romani per timore di essere uccisi, escono fuori, annunciano il Vangelo, non temono la morte, e cantano la loro fedeltà a Dio anche nel momento del loro martirio. Cosa è cambiato tra il prima ed il dopo? È entrato in loro lo Spirito Santo. E tutto ciò che Gesù aveva detto loro ha preso vita, è diventato ai loro occhi vero, è diventato vero nel loro cuore, è diventato qualcosa per cui spendere al vita. Io credo che questo lo possano capire molto bene i genitori. Sì, in teoria sappiamo che l’amore per i figli è bello ma che non c’è amore senza sacrificio, oppure sappiamo che bisogna accudire i figli quando non ti va, ad esempio nel cuore della notte. Ma le cose cambiano solamente quando questa teoria diventa pratica, quando cioè sì, forse ti pesa alzarti alle 3 per la poppata della notte, ma sai anche che il tuo cuore desidera fare quello, perché ama e non gli importa di nessun sacrificio perché tutto è finalizzato ad amare la piccola creatura che è tra le tue braccia. L’amore, da mera teoria, è diventato pratica.

Questo vale anche per gli innamorati: il vero amore lo si riconosce quando sono disposto a fare il vero bene dell’altro, quando sono disposto a mettere da parte me stesso, quando sono disposto a perdonare, purchè l’altro sia felice, e ci sia comunione tra noi. Prima posso sapere che non tutto è “rose e fiori”… ma quando lo sperimento, e decido di non scappare, è lì che ho incontrato il vero amore.

Può capitare anche nella vita di fede: possiamo andare a Messa, possiamo pregare, possiamo fare il bene… Ma sentiamo che c’è qualcosa che manca. Quando scopriamo lo Spirito Santo, invece, tutto quello che conoscevamo appare nuovo, reale, concreto, e per tutto questo io sono disposto a dare tutto me stesso. 

Posso testimoniare che a me è accaduto proprio questo: sono cresciuto in una famiglia cristiana, che mi ha trasmesso la fede. Andando avanti nel tempo, però, ho cominciato a vedere che le preghiere che facevo erano un po’ vuote, erano quasi senza anima. E mi domandavo il perché. E ovviamente non avevo mai sentito parlare in maniera approfondita dello Spirito Santo, né lo avevo mai invocato. Quando poi ho conosciuto una comunità che pregava molto lo Spirito Santo, ma di cui non facevo parte, la mia prima impressione è stata: “Questi sono matti!”. La loro gioia, la luce che avevano negli occhi, il modo naturale di vivere il Vangelo anche nelle cose più semplici mi sembrava una cosa strana, senza senso. Dopo qualche anno, quando ho conosciuto lo Spirito Santo attraverso una comunità di giovani universitari e di padri missionari argentini, ho capito tutto: ho capito perché quelle persone erano gioiose, ho capito perché avevano la luce nel loro sguardo, ho capito perché il Vangelo non era un libro da leggere o un insieme di norme ma era la vita, era qualcosa da vivere giorno per giorno nella gioia. Ho capito, cioè, che la fede ha bisogno di un’anima, di un propulsore, e che questo non può venire da noi, dai nostri buoni propositi o dai nostri sforzi, ma può venire solo dallo Spirito Santo, che noi possiamo invocare e a cui possiamo chiedere di darci vita. Penso che lo Spirito Santo sia un po’ come il respiro: Dio nella Genesi soffia nelle narici dell’uomo ed esso comincia a vivere; Gesù, dopo la Resurrezione, soffia sui discepoli dicendo “Ricevete lo Spirito Santo”, ed essi dopo la Pentecoste cominceranno davvero a vivere, a vivere una vita nuova, una vita in cui c’è un motore instancabile che li fa andare avanti, che permette loro di compiere opere straordinarie, che con le sole forze umane non era possibile compiere. Lo Spirito di Dio dà vita, dà vita anche alle vite che sembrano “morte”, che sembrano senza forza ed energia vitale.

Apriamo dunque il nostro cuore ad accogliere lo Spirito Santo: per farlo non serve molto, non serve anzi neppure conoscere tanta teologia per poterlo ricevere. Basta semplicemente dire, ad inizio giornata, o prima di ogni azione importante e di ogni preghiera: “Vieni Santo Spirito”, e parlare con Lui come si farebbe con un amico. “Vieni Santo Spirito ad illuminare la mia giornata di lavoro… Vieni Santo Spirito ad illuminare il mio studio… Vieni Santo Spirito e aiutami a perdonare questa persona… Vieni Santo Spirito e aiutami ad avere fede… Vieni Santo Spirito ed insegnami ad amare questa persona come tu vuoi… Vieni Santo Spirito ed illumina questo momento buio…”. Basta poco, davvero… Basta chiamare. Ed Egli, lo Spirito Santo, scenderà.

Riflettiamo in questo mese su come sia il nostro rapporto con lo Spirito Santo. E non colpevolizziamoci se fino ad ora “Neanche abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo”[2]. Non è mai tardi per iniziare a conoscerlo..ed iniziare, così, una nuova vita. Mettiamoci la nostra buona volontà: Lui farà il resto.

Francesco Simone


[1] Così fu definito lo Spirito Santo in un’omelia di San Josemarìa Escrivà de Balaguer datata 25 maggio 1969.

[2] At 19, 2.

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