Seppellitemi dietro i santi!

Nelle ultime settimane ho studiato in vista di un interessantissimo esame d’Iconografia cristiana tardoantica, analizzando durante le lezioni soprattutto alcune delle catacombe più importanti di Roma. Anche se non hai avuto la possibilità di visitarne qualcuna dal vivo, comunque su internet ci sono molti video che ti permettono di camminare dentro quei cubicoli stretti ma pieni di storie da raccontare. Una cosa che mi ha colpito, tra le tante, è stata la topografia delle catacombe ovvero il modo attraverso il quale si sviluppava un cimitero cristiano antico.

Immagina che fino agli inizi del IV secolo il cristianesimo era una religione illecita, vale a dire non riconosciuta ufficialmente dall’impero sebbene molti la professassero pubblicamente. Quindi, rispetto a noi moderni che abbiamo la possibilità di far visita ai nostri cari defunti nei vari cimiteri cittadini, i cristiani dovevano inventarsi qualcosa per seppellire le salme, avendo la possibilità comunque di recarvisi quando volevano. Così iniziano a sorgere questi ambienti catacombali ipogei. Mentre le famiglie ricche o gruppi sociali facoltosi avevano la possibilità di costruirsi ambienti privati (ipogei di diritto privato), la gente normale, proprio come oggi, veniva seppellita nelle catacombe comunitarie. Come i primi santi! Ad esempio, nella zona del Vaticano, fino al I secolo d.C. sorgeva una necropoli pagana molto vasta nella quale venne seppellito san Pietro. La stessa cosa accadde a san Paolo nella zona Ostiense a Roma sud. Nel giro di poco tempo però molti cristiani della comunità romana, sapendo dove fossero conservati i resti dei vari santi/martiri, facevano a gara, si può dire quasi, per accaparrarsi i posti più vicini alle sepolture martiriali. Nascevano così le cosiddette “sepolture retrosanctos” vale a dire tombe poste a pochi metri di distanza da quelle dei santi. Ma perché facevano questo? Una volta che uno è morto, che senso ha scegliere anche dove essere messo?

In realtà la posizione era fondamentale: in poche parole la maggiore prossimità della mia tomba rispetto a quella del santo, tipo Pietro o Paolo, avrebbe significato automaticamente una maggiore vicinanza allo stesso santo una volta giunti in paradiso. Quindi, se avessi voluto stare per l’eternità accanto a san Pietro, dovevo per forza cercare di essere seppellito vicino a lui. Va da sé che, nel giro di pochi decenni, le sepolture retrosanctos avrebbero avuto un impatto forte sullo sviluppo delle catacombe, con continui scavi di nuove gallerie per permettere l’inserimento di nuovi loculi e nicchioni. Questa cosa mi ha fatto riflettere tantissimo mentre preparavo l’esame perché, oltre al fatto che si tratti spesso di luoghi carichi di una bellezza artistica disarmante, se visto con gli occhi della fede, le catacombe sono pregne anche di una grande fede. Non solo i cristiani cercavano di “combattere una buona battaglia”, per parafrasare la seconda lettera a Timoteo, nella vita di tutti i giorni prendendo esempio dai martiri, ma addirittura avevano reso possibile il fatto che la fede in Cristo permeasse fino al profondo del cuore, desiderando di seguire la strada tracciata dai santi anche dopo la morte. 

Questa grande lezione ci lascia un insegnamento forte e concreto: vivere il Vangelo può essere più semplice ed emozionante se troviamo l’esempio di chi ce l’ha fatta prima di noi, nella sua normale quotidianità, senza superpoteri o eventi prodigiosi. Anche noi potremmo metterci “retrosanctos” già in vita ovvero “dietro i santi” che ci indicano la strada da percorrere in ogni istante. Anche noi così potremmo sperimentare quel martirio luminoso, quella testimonianza che nasce dall’esperienza di una vita piena, in abbondanza. Per farlo però occorre partire da una scelta: Gesù è uno, il Vangelo è uno ma tante sono le strade che portano alla santità. Paolo fu l’apostolo missionario dei gentili, Pietro fu il pastore del gregge di Dio, sant’Agostino fu il teologo che annunciò il Vangelo con l’intelletto, san Benedetto invece visse l’esempio di Gesù che spesso si ritirava di notte in preghiera per parlare col Padre. Sant’Ignazio di Loyola decise d’infiammare ogni cosa mentre san Filippo Neri, suo contemporaneo, aprì le sue braccia per accogliere le sofferenze degli ultimi. Come vedi costoro sono tutti santi perché hanno seguito Gesù, ispirando i cuori di molti, ognuno però col proprio carisma.

Quindi oggi t’invito a fare un qualcosa d’insolito: scegli il santo dietro il quale vuoi camminare in questo tempo. Forse hai già un “santo preferito” al quale ti rivolgi spesso, forse invece non l’hai ancora trovato. Oppure conosci solo santi valorosi, temerari, coraggiosi mentre tu invece sei più mite, tranquillo, poco incline alla sfida. Oggi cerca un santo in particolare, leggi la sua biografia, interroga la tua vita attraverso gli occhi suoi, leggi qualcosa di lui se ha scritto qualche operetta. Ma, più di tutto, lasciati accendere il cuore dal desiderio di metterti in cammino. Nel mondo antico, il cristiano desiderava riposare eternamente accanto a un martire per averlo vicino in paradiso. Oggi il cristiano può avere sempre con sé l’esempio di un santo per gustare di più quello che dice l’apostolo Paolo: “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”.

Emanuele Di Nardo

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