Come affrontare una prova

Trascorse le feste di Natale, solitamente gennaio diventa il mese delle mille cose da fare, degli esami da preparare in vista della sessione invernale, dei progetti da iniziare a lavoro, della casa da sistemare dopo aver tolto gli addobbi natalizi. Un periodo di prova, insomma. Un momento nel quale possiamo facilmente sentirci con l’acqua alla gola se siamo un po’ ansiosi di natura o, al contrario, carichi a mille per gli obiettivi prefissati. Ma a livello di fede come possiamo vivere questo tempo? 

Veniamo da un momento particolarmente ricco e pieno di grazie: Natale ci permette di fare esperienza viva di Gesù, facendolo nascere nel nostro cuore ma, come ogni dono prezioso che si rispetti, va custodito e difeso dalle insidie quotidiane. Mi ricordo, ad esempio, che quando ricevevo un regalo a cui tenevo tantissimo e per il quale avevo stressato a lungo i miei genitori, avevo quasi paura a giocarci con il rischio di romperlo. Quindi, lo tenevo nella sua scatola per qualche giorno e poi, pian piano, ci giocavo e vivevo con esso tante emozionanti avventure. Con la fede è la stessa cosa: forse l’hai ricevuta in dono proprio quest’anno e non sai benissimo come custodirla al meglio, una volta tornato alla tua routine normale fatta di studio, lavoro, relazioni in università e in ufficio non proprio piacevoli con i tuoi colleghi piuttosto che con i tuoi coinquilini. 

Nei primi secoli del cristianesimo, la Chiesa ha affrontato diverse persecuzioni, più o meno spietate, che l’hanno messa a dura prova. I martiri, ovvero coloro che testimoniavano d’essere cristiani davanti alle autorità romane, rischiando anche la vita, erano considerati come dei supereroi, qualcuno da imitare. Quante volte ci siamo lasciati attirare da personaggi tipo Superman o Capitan America, per il loro coraggio e la loro capacità di cambiare il mondo. Poi, però, quando toccava a noi compiere piccole azioni quotidiane che di certo non avrebbero sconfitto qualche nemico mostruoso proveniente da un’altra galassia ma quanto meno migliorato la vita di chi avevamo di fianco, ecco che ci siamo sciolti come neve al sole, rimandando agli altri il compito di cambiare le cose. 

Spesso anche nei primi secoli c’erano cristiani che, volendo seguire l’esempio dei martiri, si autodenunciavano alle autorità dell’Impero pensando di compiere un atto gradito a Dio e un gesto degno d’onore tra gli uomini. Eppure spesso questa scelta avventata si risolveva con un ripensamento improvviso quando ci si trovava faccia a faccia con un leone fuori dalla gabbia, pronto all’attacco. Ecco perché un vescovo del III secolo, Cipriano di Cartagine, decise d’intervenire sulla faccenda dicendo una frase breve ma profonda nella sua opera, De mortalitate (Sulla mortalità): “Dio non ha bisogno del nostro sangue ma della nostra fede”. Spesso il cristiano pensa che Dio sia contento nel vederci combattere le tentazioni e vincerle. Certamente proverà piacere nel vederci resistere ma la vera gioia non sta nella nostra resilienza quanto nella nostra fede, nel nostro affidamento nelle sue mani. Allora, e solo in quel momento in cui lo chiamiamo “Padre”, Dio si rallegra e ci aiuta nella sfida.

Noi sicuramente non dobbiamo affrontare leoni in un’arena piuttosto che torture fisiche. Ma ancora oggi siamo chiamati a custodire e testimoniare la nostra fede contro mille avversità, spesso all’apparenza meno dure ma in realtà più profonde. Potrebbe capitarti in questi giorni di stare bene e, d’un tratto, di essere turbato dalle parole di qualcuno a te vicino, dal richiamo del tuo datore di lavoro o di un cliente, da un giudizio infelice di un tuo collega. Potresti pensare di assumere un atteggiamento da soldato, impugnare le armi e combattere. Fidati, hai già perso! Come ci ricorda san Cipriano, Dio non vuole il nostro sangue e nemmeno quello degli altri. Dio vuole la tua fede, la nostra fede. Ecco quindi che potrai testimoniare le luci di questo Natale appena trascorso. Come? Dando l’esempio.

Oggi t’invito a guardare attentamente alla situazione che stai vivendo e alle prove che hai davanti. Hai qualcuno che ti turba? Prima di uscire di casa prega per quella persona e per te, affinché riesca a superare il momento delicato. Quando stai con lui o con lei, mostra uno spirito conciliante nei limiti del possibile. Hai un esame importante da dare? Prega e chiedi a Dio di poter essere suo strumento offrendo il tuo studio a Lui, senza andare nel panico ma affrontando un passo alla volta. Ma ricorda sempre una cosa: la nostra fede di figli è il punto debole del cuore paterno di Dio, è quella preghiera che ascolta con gioia e che realizza con amore. Fidati!

Emanuele Di Nardo

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