Sotto il segno del Padre

Un nuovo anno è iniziato, ed ha portato con sé attesa di novità, di gioie e di speranze. Novità liete circa la pandemia, ad esempio, o circa un nuovo lavoro, una situazione che da tanto tempo si vuole risolvere e che si spera, con la forza del nuovo anno, si possa finalmente sistemare. La speranza che un sogno coltivato possa finalmente trovare realizzazione, oppure che l’amore tanto bramato bussi alla porta del nostro cuore. E l’elenco potrebbe continuare… Tanti, in vista del nuovo anno, fanno propositi, e tanti, spinti dalla curiosità, dalla voglia di scoprire come sarà quest’anno prima ancora che esso si riveli, si affidano agli astri, all’oroscopo, cercando di prevedere, attraverso gli astri, il proprio destino; altri, invece, attribuiscono ai nuovi nati delle caratteristiche specifiche rispetto al “segno” di appartenenza, e così ci si aspetta di ritrovare, nel futuro uomo o nella futura donna, uno schema già previsto, una trama già spoilerata e conosciuta. Come se l’uomo non fosse libero e come se gli eventi seguissero un destino ineluttabile.

Certamente, tutti noi facciamo esperienza di come, soprattutto in momenti difficili, o in relazione al futuro, vogliamo aggrapparci a qualcosa: chi ha fede spera in Dio, e si affida a Lui, mentre chi non crede, dato che il suo cuore ha comunque sete di qualcosa di grande, può talvolta rivolgersi al mondo dell’occultismo, o dell’astrologia, per avere delle risposte, per saziare la sua sete. Ma le due scelte sono profondamente diverse, e danno esiti diversi. La Chiesa, come si sa, disapprova il ricorso a qualsiasi forma di divinazione, di occultismo o di magia… Ma perché? Forse perché vuole mantenere il monopolio sulle coscienze? O perché teme che gli uomini sappiano troppo? Nulla di tutto ciò. La Chiesa è madre, e come tale si comporta, sempre.

La Chiesa sconsiglia fortemente tali pratiche per svariate ragioni, che di seguito andiamo a vedere.

Innanzitutto un assunto fondamentale: l’uomo è stato creato libero, Dio lo vuole libero. Cosa che a quanto pare l’astrologia (scienza che non mette l’uomo al centro, come attore protagonista, ma lo vede come soggetto passivo, che subisce) non riconosce. Se il flusso delle stelle o il segno zodiacale danno l’ultima parola sull’uomo, dov’è la sua libertà? Dove sono le sue scelte? L’uomo è quindi una marionetta? Nulla di tutto ciò. E così anche gli eventi futuri. Davvero sono prevedibili tramite il ricorso all’osservazione delle costellazioni o delle carte? E allora perché grandi sciagure, o altri eventi negativi, non vengono evitati una volta conosciuti? Uno dei motivi per cui non dar credito a queste forme di occultismo, quindi, ce lo spiega San Tommaso d’Acquino: “L’uomo infatti ha la facoltà di giudicare e di riflettere su tutto quanto può operare, sia nell’uso delle cose esteriori, come nel secondare e respingere le passioni interne; e ciò sarebbe inutile se il nostro volere fosse causato dagli astri e non fosse in nostra facoltà. Non è quindi possibile che gli astri siano causa della nostra elezione volontaria. […] L’astrologia è vana , perché pretende di conoscere gli eventi futuri fortuiti i quali non hanno cause fisse, o gli eventi futuri umani, i quali hanno cause libere”[1]

Gli eventi umani hanno la caratteristica imprescindibile della libertà: per questo, davanti agli eventi, siamo sempre liberi, e quello che scegliamo è frutto delle nostre scelte, e non dell’influsso di qualche stella o pianeta. Un altro autore, Peschke, dice: “L’astrologia scientifica con le sue grossolane classificazioni secondo le costellazioni non è mai in grado di dare un oroscopo veramente individuale per ogni singola persona. Le posizioni delle stelle, per tutti coloro che sono nati approssimativamente nello stesso tempo, sono le stesse, il che dovrebbe condurre allo stesso oroscopo e di conseguenza allo stesso destino per tutti. Decine di persone hanno lo stesso oroscopo di Napoleone, Goethe o Gandhi. Ma chi di loro ha avuto gli stessi talenti o lo stesso destino? Questo non è vero neppure per i gemelli”. Difficile non concordare con questo.

Inoltre, come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, “Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che ‘svelino’ l’avvenire. La consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium manifestano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo”[2]. La Chiesa, con questo punto, ci vuole ricordare una cosa: noi siamo creature, e come tali dobbiamo comportarci. Non possiamo pretendere di sapere e di conoscere in maniera piena, totale, gli eventi della nostra vita o del nostro tempo, anche perché, come abbiamo visto prima, gli eventi sono impredicibili, perché sottoposti alla volontà dell’uomo, che può cambiare da un momento all’altro. È il mistero della nostra libertà. Ma tutto è nelle mani di Dio.

San Giovanni Paolo II, nel discorso per il Te Deum del 2001, diceva: […]“Signore, è questo il tempo?”: quante volte l’uomo si pone questo interrogativo, specie nei momenti drammatici della storia! È vivo in lui il desiderio di conoscere il senso e la dinamica degli eventi individuali e comunitari in cui si trova implicato. Vorrebbe sapere «prima» quel che succederà «poi», così da non essere colto di sorpresa. Gesù però non ha mai assecondato questa curiosità. Quando gli è stata posta questa domanda, Egli ha risposto che soltanto il Padre celeste conosce e scandisce i tempi e i momenti (cfr At 1, 7). Ma ha aggiunto: “Avrete forza dallo Spirito che scenderà su di voi e mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra” (At 1, 8). Li ha, cioè, invitati ad assumere un atteggiamento «nuovo» nei confronti del tempo.

Gesù ci esorta a non investigare inutilmente su ciò che è riservato a Dio – che è appunto il corso degli eventi -, ma a utilizzare il tempo che ciascuno ha a disposizione, – il presente – operando con amore filiale per la diffusione del Vangelo in ogni angolo del pianeta. Questa riflessione è quanto mai opportuna anche per noi, al compiersi di un anno e a poche ore dall’inizio dell’anno nuovo[3].

Forza dallo Spirito Santo nel momento opportuno, utilizzare il tempo a disposizione, il presente, per fare il bene… Affidarsi, cioè, al Padre, che conosce ogni cosa e che opera ogni cosa per il nostro bene. Questo è il programma per il nuovo anno, e per ogni singolo giorno. Per questo San Paolo dirà: “[…]tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio”[4]. Se noi infatti ci ricordiamo (e tante volte qualcuno vuole toglierci questa certezza dal cuore) che Dio è nostro Padre, che ci ama, che tutto dispone per il nostro bene, il vero bene, perché temere? Perché voler scoprire il futuro? Perché non fidarsi? Non sono i segni a determinare la nostra vita, ma l’amore. L’amore di un Padre provvidente che ci ha creato per amore, e che guida i nostri passi con fedeltà e sapienza. L’amore di un Padre che, per amore, ci ha mandato suo Figlio, nato nel mondo come un comune bambino per dare senso e salvezza alle nostre vite. 

Non cadiamo, quindi, nella tentazione di dubitare di Dio, e di rivolgerci altrove. Il nostro sguardo, le nostre attese e la nostra fiducia siano fisse in Lui. Affidiamogli il nostro anno e, più semplicemente, ogni giorno affidiamogli il nostro cuore e la nostra giornata. E non dovremo temere nulla, perché Lui è con noi. Guardiamo dunque il cielo, sì, ma non fermiamoci alle stelle. Andiamo oltre. Arriviamo fino all’amor che move il sole, e l’altre stelle[5]Solo lì, in Lui, c’è la nostra pace. 

Francesco Simone


[1] Cfr: Summa Contra Gentiles, III, 85 e Somma Teologica, Questione n. 95 , “La Divinazione”.

[2]CCC, n. 2116.

[3] Omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II, Lunedì 31 dicembre 2001.

[4] Rm 8, 28.

[5] Dante Alighieri, Paradiso, XXIII, v. 145.

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