Babbo Natale esiste?

Si, lo so: starai pensando che forse questo titolo sia uno dei tanti che trovi sulla tua bacheca Facebook in queste settimane. Un titolo ad effetto per suscitare la tua attenzione e per invitarti a cliccare sull’articolo che, poi, scopri essere dedicato a tutt’altra cosa. Invece questo titolo non vuole essere né provocatorio né banale. “Babbo Natale esiste?”: la domanda che si pongono tutti i ragazzi, superata l’infanzia, quando crescendo vogliono provare ad essere grandi lasciandosi spegnere dal cinismo del mondo che deve trovare sempre una soluzione logica e concreta a tutto, anche ai sogni dei bambini.

Eppure, una cosa che ho scoperto studiando storia, è che, per citare il filosofo greco Eraclito, nel mondo “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. Quello che noi pensiamo sia una scoperta eccezionale, una novità assoluta, spesso risulta essere una semplice rielaborazione di un qualcosa di pregresso, adattato ad una nuova cultura. Mi spiego meglio: ad esempio il 25 dicembre, il giorno che i cristiani commemorano come il Natale di Gesù, in realtà, è una rielaborazione della Chiesa della festa del “natale del Dio Sole”, un modo per facilitare anche il culto di molti fedeli ex pagani. Così come il Ferragosto, festa fondamentale nell’Impero romano, poi riqualificato in ottica cattolica come festa dell’Assunzione di Maria. Un modo di facilitare la devozione, per dirla breve. Anche la storia di Babbo Natale sembrerebbe affondare le radici nella storia ecclesiastica: nel mondo anglosassone è chiamato “Santa Claus” ovvero “San Nicola”. 

La tradizione vuole che Nicola sia un presbitero dell’Asia Minore (l’attuale Turchia), nato in una città, Patara, intorno al 270 d.C. e che si trasferisce a Myra dove diventa sacerdote. All’inizio del IV secolo, l’imperatore d’Oriente Diocleziano bandisce una violenta persecuzione che porta il nostro Nicola in carcere (305), prima che l’avvento di Costantino (313) gli permetta di tornare in patria ad occuparsi dell’attività apostolica. Di lì a breve, nel 325, si sarebbe tenuto il Concilio di Nicea al quale forse Nicola non partecipa direttamente ma nel quale di certo non manca la sua voce nella difesa dell’ortodossia contro la dottrina di Ario. Nel 343 è fissata la sua morte con le sue spoglie conservate proprio a Myra. Tuttavia nell’XI secolo accade l’imprevisto: la conquista musulmana dell’Asia Minore spinge le potenze cristiane a traslare quante più reliquie possibili in Occidente e le ossa di san Nicola diventano oggetto di contesa tra Venezia e Bari. La potenza pugliese, dopo aver organizzato una spedizione di salvataggio, riesce a trasportare in città le spoglie, conservate nella basilica inaugurata in modo solenne da papa Urbano II nel 1089, lo stesso pontefice che avrebbe bandito la crociata per la riconquista della Terra Santa.

San Nicola, durante il Medioevo, diventa oggetto di culto in virtù di molte leggende popolari che riguardavano miracoli a favore di poveri e fanciulli. Una delle tante, ad esempio, narra che venuto a conoscenza di un ricco uomo decaduto che aveva deciso di far prostituire le tre figlie perché non poteva permettersi una dote per il loro matrimonio, abbia preso una buona quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e, di notte, l’abbia gettato nella casa dell’uomo in tre notti consecutive, in modo che le tre figlie avessero la dote. A prescindere se uno voglia crederci o meno, è innegabile la somiglianza con la storia di Babbo Natale che, di notte, consegna regali ai bambini di tutto il mondo. “Tutto si trasforma” insomma per un bene più grande, quello dei bambini.

Ci stiamo avvicinando al Natale: una nota pubblicità diceva che “a Natale puoi fare cose che non puoi fare mai”. La leggenda di san Nicola e la storia di Babbo Natale/Santa Claus ci lascia un messaggio profondo, un dono non solo per i bambini ma anche per noi adulti: la speranza dell’attesa. Da piccolo attendevo con impazienza la mattina del 25 dicembre per vedere se, sotto l’albero, ci fosse un regalo. Il mondo vuole disilluderci, renderci prevedibili e materialisti: vuoi quella cosa, non attendere che arrivi “qualcuno” a portartela ma vai in negozio e compratela. Forse abbiamo perso quella capacità di sognare, di aspettare una novità o un dono prezioso nella nostra vita. Venerdì su “Luci di psicologia” continueremo a parlare di questo tema. Intanto oggi t’invito ad allenare la tua capacità di sognare. Coltiva un sogno che hai nel cuore, chiedi a Dio di esaudirlo. Ma non chiederlo con atteggiamento sfiduciato e remissivo. Chiedilo con la stessa passione di quando, da piccolo, scrivevi la letterina a Babbo Natale.

Emanuele Di Nardo

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