Ambrogio e l’imprevisto 

Ti è mai capitato nella vita di voler fare qualche lavoro fantastico da adulto ma poi, raggiunta l’età per mettere in pratica quel desiderio, ti sei ritrovato a fare tutt’altro, consapevole però che questa novità fosse migliore dei progetti iniziali? Io ad esempio da piccolo, quando le maestre mi chiedevano cosa volessi fare, dicevo sempre di voler essere un “inventore di cose”, progettare oggetti in legno o in altri materiali, costruire qualcosa da zero per trasmettere agli altri una passione. Bene, da adulto mi sono reso conto che i miei progetti si sono spostati su altri fronti ma quella vocazione iniziale non è andata perduta. Lo stesso possiamo dire del santo che oggi celebra la Chiesa: Ambrogio di Milano.

Molti conoscono il vescovo milanese ma forse non tutti sanno chi fosse prima della sua nomina episcopale. Ci troviamo verso la fine del IV secolo. Milano è una delle capitali dell’Impero romano d’Occidente, città fiorente e potente rispetto a Roma, in questa fase abbastanza in decadenza (pochi anni dopo, nel 410, avrebbe subito anche il drammatico sacco). Però l’Impero è diviso al suo interno da due fazioni che agitano la Chiesa: da una parte gli ariani e dall’altra i niceni. I primi, seguaci del pensiero di Ario, ritenevano Gesù vero uomo ma non vero Dio perché, essendo stato generato, non poteva essere considerato della stessa sostanza di Dio Padre, eterno e ingenerato. I niceni, invece, nonostante l’elaborazione del Credo al Concilio di Nicea (325), continuavano a dover difendere la dottrina cristologica ufficiale con non poche difficoltà. Mentre in Oriente, centro vivace e nevralgico del pensiero cristiano, alcuni uomini di spessore come i padri cappadoci (Basilio di Cesarea, Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nissa) portavano avanti l’approfondimento del Credo fino ad arrivare alla formula finale che recitiamo noi ancora la domenica a messa, in Occidente l’arianesimo, sostenuto a spada tratta dall’imperatore Costanzo II, dominava in modo assoluto. Milano, per l’appunto, era amministrata dal vescovo Aussenzio, uno dei pionieri dell’arianesimo occidentale. 

A questo punto compare Ambrogio, una delle più alte cariche politiche imperiali, un uomo di grande preparazione politica e amministrativa. Nel 370 riceve pertanto l’incarico di governatore dell’Italia Annonaria, con sede proprio a Milano, dove entra subito a contatto con la corte di Valentiniano I. Sebbene sia un funzionario politico, spesso si trova a dirimere pacificamente i contrasti tra ariani e cattolici, attirando su di sé l’apprezzamento di molti. Al punto che, nel 374, con la morte d’Aussenzio, in città scatta una guerra intestina per designare il suo successore: ormai l’arianesimo stava perdendo forza ma si cercava un profilo super partes in grado di governare e ristabilire la pace. Ecco che allora la scelta ricade su Ambrogio. Il biografo Paolino di Milano riporta la notizia per cui il popolo chiese a gran voce l’elezione di Ambrogio, che non era nemmeno sacerdote: il funzionario imperiale a lungo provò a desistere, addirittura macchiando la sua reputazione e sminuendo i suoi meriti. Ma, dietro la pressione dello stesso imperatore Valentiniano I, alla fine il nostro Ambrogio accetta l’incarico e, nel giro di sette giorni, viene battezzato prima e ordinato vescovo poi. La cosa incredibile è che, privo di una formazione teologica e spirituale, Ambrogio non si limita ad essere un legislatore o un governatore: si mette sui libri a studiare le Scritture perché vuole adempiere al meglio al compito di pastore della sua Chiesa. Fino a produrre opere di una profondità tale che anche oggi parlano al cuore di molti. 

Un uomo cresciuto con l’idea di servire l’Impero e di scalare i ranghi e che si ritrova, senza volerlo, a governare la comunità ecclesiastica di Milano e a diventare un Dottore della Chiesa cattolica. Quante volte si sarà chiesto il senso di quanto accaduto, forse senza trovare sempre una risposta valida. Ma è l’imprevisto a cambiare il senso alla nostra vita. Un po’ come Maria, che festeggeremo domani: una giovane donna che progettava la sua vita futura e che si è ritrovata ad accogliere Gesù, l’imprevisto più bello di tutti, rendendo i suoi progetti ancora più entusiasmanti.

Oggi ti consiglio di ricordare quale fosse il tuo sogno nel cassetto da bambino e a vedere come lo stai vivendo ancora adesso: se è lo stesso, puoi ricordare tutti i passi belli che hai fatto per arrivare qui; se è cambiato, osserva in cosa sei cresciuto e vedi quale sia la passione che ti anima in questo tempo. Ambrogio ci lascia un grande esempio: il vero servizio non è governare ma lasciarci trasformare in strumenti che possano accogliere l’imprevisto e rendere migliore la vita di chi ci è stato affidato, come Maria.

Emanuele Di Nardo

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