La condivisione con il vicino: il monastero di santa Tecla
Proseguiamo con la nostra rubrica che ci porta alla scoperta di luoghi multi-religiosi sparsi nel mondo. Oggi voglio accompagnarvi in Siria e, in modo particolare, nel villaggio di Ma’lula: ci troviamo a trenta chilometri da Damasco, in una terra intrisa di cristianesimo nei primi secoli della sua diffusione. Parlando di Damasco, sicuramente ci viene in mente la conversione di san Paolo e, in un certo senso, Paolo oggi è il protagonista della nostra storia. In questo territorio, sorge il Monastero di santa Tecla. Ma chi era Tecla? Era una giovane ragazza, figlia del governatore della città di Konia e promessa sposa di un uomo, com’era usanza nell’epoca. Ma ecco che nella sua vita accade l’imprevisto: viene a conoscenza della predicazione di san Paolo e, folgorata dal suo annuncio, si converte al cristianesimo decidendo di offrirsi completamente a Dio. Il padre ovviamente s’indigna e, visto il rifiuto della figlia al matrimonio, decide di imprigionarla. Tecla fugge con il sostegno di Dio e si rifugia in una grotta vicino Ma’lula nella quale, dopo la sua morte, è stato eretto in suo onore un luogo di culto poi diventato monastero.
Il monastero sfugge a molte convenzioni sociali favorendo le interazioni sociali. Ad esempio, anche oggi, in occasione di un matrimonio, in alcune parti del mondo la futura moglie si sposa secondo il credo del marito oppure un battesimo deve essere celebrato secondo la religione del padre di famiglia. Bene, a santa Tecla invece si celebrano anche i matrimoni misti o i battesimi secondo il rito preferito. Questo anche perché Tecla è la “santa della contestazione” sia verso l’autorità paterna che verso quella civile (suo padre era anche un governatore locale) e questa sua caratteristica è permeata nella vita delle monache che abitano il monastero: sorta in un contesto liminale, lontano dai grandi centri liturgici, questa struttura permette di creare una “communitas” anche tra cristiani e musulmani. Mentre nella vita di tutti i giorni forse sono costretti, per pressioni esterne, a vivere con reciproca diffidenza, a santa Tecla le divisioni sociali vengono azzerate favorendo una condivisione dello stesso spazio religioso. Sebbene i musulmani non compiano ovviamente tutti i gesti rituali cristiani, allo stesso modo visitano la tomba della santa con la stessa finalità dei vicini cristiani ovvero ottenere da lei favori e grazie. E la cosa interessante è che, secondo anche le monache, Tecla non fa alcuna differenza nel concederle. “Contesta” anche la logica del mondo che divide anziché unire gli uomini verso Dio.
Anna Poujeau, ricercatrice francese di antropologia politica, qualche hanno fa ha condotto proprio una ricerca[1] sui monasteri siriani, con una particolare attenzione su quello di santa Tecla, contenuto in un libro che ti consiglio di leggere (I luoghi sacri comuni ai monoteismi) di Albera – Couroucli. La Puojeau parte dal presupposto che i monasteri condivisi in Siria, pur essendo formalmente cristiani, in realtà non sono luoghi comunitari esclusivi bensì spazi non rigidi nei quali le frontiere tra confessioni e comunità religiose possono essere superate. La docente francese, nella sua ricerca, ha notato anche l’atteggiamento rispettoso e silenzioso dei musulmani che visitano la grotta di santa Tecla.
In casi come questi si viene a creare un equilibrio sottile ma significativo: la santa, con il suo potere d’intercedere per le sofferenze umane, non guarda alla provenienza confessionale del pellegrino ma alla sua rettitudine d’intenzione. A volte basta solo chiedere a Gesù Cristo, anche se non si conoscono le preghiere o non torniamo in chiesa da una vita: la cosa importante non è la formula ma la sostanza della nostra preghiera. Credo che il caso di santa Tecla possa aiutarci in questa settimana. Non aver paura di chiedere a Gesù ciò di cui hai bisogno, non vergognarti se non ti escono le parole giuste. Chiedi con il cuore, sii semplice e diretto. Non tornerai a casa a mani vuote, mai!
Emanuele Di Nardo
[1] Condividere la baraka dei santi. Visite pluriconfessionali ai monasteri cristiani in Siria
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