L’altra faccia della Rivoluzione Francese: la Chiesa perseguitata

Libertè, egalitè, fraternitè… Parole che hanno cambiato la storia, segnato un’epoca, scandito la fine di un’età (quella moderna) e dato il via ad un’altra età (quella contemporanea). Pochi eventi sono stati nella storia così dirompenti ed influenti come la Rivoluzione Francese: la caduta dell’impero romano non avvenne di colpo nel 476, ma si trascinava già da quasi un secolo; il passaggio tra alto e basso Medioevo avvenne non per cause improvvise, ma per un lento mutamento di mentalità, costumi ed istituzioni; la scoperta dell’America fu sicuramente rivoluzionaria, ma ci mise un po’ ad apportare i suoi effetti nel Vecchio Continente, avido di conoscenza e di nuove risorse da sfruttare. La Rivoluzione che prese il via il 14 luglio del 1789 fu invece un evento deflagrante, uno spartiacque nella storia del mondo e della coscienza comune.

Questo evento era stato reso possibile dalla nuova mentalità di tipo illuminista, che aveva imperversato nel ‘700 soprattutto in Francia, e che si diffuse in Europa con esiti non uniformi. L’ideale illuminista prima, e rivoluzionario dopo, portava ad una insofferenza nei confronti del regime monarchico di stampo assolutista che caratterizzava la Francia, sistema che portava con sé anche il carico delle ineguaglianze sociali dovute ai privilegi dei pochi (i nobili) a svantaggio dei molti (cioè il popolo). Un re che governava sul popolo per diritto divino era elemento considerato desueto e dannoso, andava rovesciato, e con esso tutto il mondo allora conosciuto. Cosa ci sarebbe stato dopo questo? Nelle speranze dei rivoluzionari un’epoca di pace, di giustizia, di uguaglianza, di prosperità. Ma la realtà fu diversa dalle aspettative. La Rivoluzione Francese segnò certamente un deciso passo in avanti nella considerazione che ciascun uomo ebbe da quel momento in poi circa i suoi simili, ma il prezzo pagato fu molto alto. La Rivoluzione si propagò con assassini, esecuzioni in piazza (tra cui quelle del Re Luigi XVI e di sua moglie Maria Antonietta), rappresaglie di vario tipo, cui storicamente si è dato il nome di “Terrore” e che si riconducono alla figura di Robespierre. I morti, nei circa 10 anni che intercorrono tra la presa della Bastiglia e l’ascesa di Napoleone Bonaparte, che segnò la fine delle istanze rivoluzionarie, furono 600 mila, un numero altissimo. Tra di essi anche molti uomini e donne di fede. Sì, perché anche la Chiesa fu duramente perseguitata in quegli anni. Essa era, di fatto, il secondo dei tre stati che componevano la società francese, ed insieme alla nobiltà era ritenuta la causa delle sofferenze e delle indigenze del popolo. Una volta scardinata la nobiltà, anche la Chiesa fu messa nel mirino, e con essa l’intero credo cattolico. Il concetto di Dio, già messo in dubbio da molti illuministi, fu via via traslato dal Dio cristiano ad una divinità indistinta, che esiste ma che non ha relazioni particolari con gli uomini. Una certa religiosità rimase, ma fu in alcuni casi anche indirizzata verso un culto dello stato e di alcuni suoi ideali (ad esempio la “libertà”). È curioso notare che un culto dello stato fu caratteristico anche del regime nazista, ad esempio, che cercò di plasmare le masse lontane dalle verità cattoliche ed inquadrandole in cerimonie pubbliche oceaniche in cui erano lo “stato”, ed i suoi esponenti, ad essere celebrati. Questo, ad onor del vero, accade ancora oggi, in particolare nei regimi di stampo comunista. Chiunque sa che l’uomo ha un profondo bisogno di mettersi in relazione con Un Altro da sé e con gli altri, e quindi bisogna trovare il modo di soddisfare questo bisogno senza, però, creare danni al sistema statale/dittatoriale.  La Chiesa e la fede, dunque, erano visti di cattivo occhio dai rivoluzionari, sia per motivi sociali ed economici, ma anche per motivi “filosofici”: il Vangelo era ritenuto una “filosofia” da perdenti, un modo per tenere le persone in una perenne schiavitù, mentre l’uomo rivoluzionario doveva essere una nuova forza, una forza travolgente, che non aveva tempo per perdonare, per amare i nemici o pregare per quelli che lo opprimevano.   Nel 1790, dunque, ci furono degli atti molto forti: in febbraio si soppressero tutti gli ordini religiosi e le congregazioni, ad eccezione di quelli che servivano negli ospedali o nella scuole, e nel luglio si arrivò alla promulgazione della “Costituzione civile del Clero”: i religiosi e i sacerdoti, cioè, dovevano prestare giuramento di fedeltà alla Nazione come dei semplici funzionari civili, senza rispondere più ai Vescovi, ai superiori, o al Papa, ma solo ai titolari del potere civile. Le diocesi, inoltre, vennero ridefinite dallo stato e suddivise in dipartimenti. 2/3 del clero rifiutarono questa che era una vera e propria usurpazione, in quanto lo Stato si arrogava il diritto di gestire la vita della Chiesa in maniera del tutto impropria, ricattando anche i sacerdoti con la promessa di uno stipendio, cui si accedeva solo dopo l’adesione alla Costituzione; in caso di mancato accordo, con i beni ecclesiastici requisiti dallo stato, i consacrati erano praticamente sul lastrico. I dissidenti furono perseguitati, e furono molti i casi di vere e proprie esecuzioni di massa di preti, suore, monaci. Molti di essi sono stati canonizzati e beatificati dalla Chiesa nel secolo scorso, come ad esempio i “Martiri dei pontoni di Rochefort”, 64 tra religiosi e sacerdoti morti di stenti su delle navi tra il 1794 ed il 1795 e beatificati da San Giovanni Paolo II nel 1995, o la Beata Maria di Sant’Enrico, una suora che insieme ad altre 31 consacrati fu uccisa in odio alla fede nel 1794 ad Orange, o come i 191 tra ecclesiastici e laici martirizzati nel 1792 in vari luoghi di Parigi, con l’unica colpa di essere cristiani cattolici e perciò “avversari della rivoluzione e nemici dello Stato”. Anche per i laici la situazione non fu migliore, dato che secondo lo storico francese Pierre Chaunu “per 15 anni fu resa impossibile la trasmissione della fede”[1]. Moltissimi laici morirono nella “Guerre di Vandea”, una serie di guerre civili che vide la popolazione della Vandea (una regione della Francia) insorgere contro gli attacchi alla Chiesa e alla fede propagati dal nuovo Stato. Per la portata delle morti, e per la repressione esercitata nei confronti di una singola popolazione, per di più per motivi religiosi, alcuni storici hanno parlato di “primo genocidio della storia contemporanea”. Le stime dei morti sono state dibattito tra gli storici, ma si calcola che circa 200 mila, di cui il 75% di vandeani, perse la vita in quei conflitti. 

Tutta questa serie di nomi, di dati, di eventi luttuosi, può avere due aspetti: uno di tristezza e dolore per tante vite umane spezzate, ma un altro può essere anche di speranza. Preti, religiosi, laici, ci hanno dimostrato che per servire Cristo, per vivere la fede non come ci dice qualcuno, ma come ci ha detto Gesù, hanno preferito la morte alla vita. Il martirio è parso loro una soluzione ben più accettabile rispetto ad una vita conservata per aver tradito il Signore e la Chiesa. In un’epoca in cui a noi cristiani viene detto di stare “Zitti e buoni”, di metterci in un angolo, di non protestare e di non esprimere i nostri pareri, perché “retrogradi”, i martiri cristiani della Rivoluzione Francese ci invitano a comprendere che lo Stato non ha l’ultima parola sulla nostra vita di fede, che il nostro rapporto con Gesù non può essere deciso a tavolino da qualcuno, ma solo essere vissuto in pienezza, secondo l’insegnamento della Chiesa. E anche se sul lavoro, nello studio o nella vita quotidiana, noi cristiani possiamo essere oggetto di persecuzioni, piccole o grandi, non dobbiamo temere: tanti fratelli e tante sorelle, in tutti questi 2000 anni di Cristianesimo, ci hanno testimoniato che la vita vale la pena di essere vissuta solo se uniti a Gesù,  e che il Suo Amore vale qualsiasi tipo di difficoltà. 

La Francia, terra che voleva mettere da parte Dio, forse proprio grazie a questi tanti martiri, rimase terra di santità: basti pensare che appena 50 anni dopo questi fatti, ad una giovane contadina a Lourdes, la Vergine Maria decise di apparire e di confermare il suo amore materno a quella nazione e al mondo intero. 

La perseveranza, quindi, genera sempre frutti di santità, di bene e di luce. Ricordiamolo sempre, soprattutto nei momenti bui. 

Francesco Simone


[1] Cfr. https://lanuovabq.it/it/il-12-luglio-francese-spartiacque-della-chiesa

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