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E adesso?

Ti è mai capitato di vedere un film d’azione, tipo la saga di “Fast & Furious”, nel quale un gruppo di amici deve portare a termine una missione quasi impossibile, sfrecciando a tutta velocità in città, schivando i proiettili dei “cattivi” e affrontando insieme mille difficoltà? Personalmente nelle vene mi scorre sempre grande adrenalina quando vedo quelle scene entusiasmanti. Eppure, alla fine del film, quando i protagonisti tornano alla vita quotidiana, mi pongo sempre la stessa domanda: “E adesso cosa fare?”. Dopo aver affrontato un’avventura a dir poco incredibile, non appena si torna alla rigida routine di tutti i giorni, ci assale un po’ di nostalgia e di preoccupazione perché nulla sarà intenso come quanto vissuto fino a quel momento ed il futuro non sembra all’altezza del nostro passato.

La sensazione di non sentirci più vivi come prima, di aver perso quel sale che dava sapore alla nostra vita, di brancolare nel buio è assolutamente umana. Pensiamo agli apostoli che, nonostante avessero condiviso tre lunghi anni accanto a Gesù, vedendolo mentre compiva miracoli e guarigioni, viaggiando in lungo e in largo, incontrando tante persone, vivendo momenti unici, d’un tratto si trovano in una stanza smarriti, senza coraggio ma pieni d’incertezze. Eppure c’è un esempio molto più umano che voglio condividerti. Quando leggiamo le lettere di san Paolo, indubbiamente per prima cosa colpiscono le sue parole infuocate, piene di fede e speranza, d’incoraggiamento e di amore anche nel rimprovero. Quanto sarà stato fantastico essere evangelizzati da questo piccolo grande uomo di Tarso? Molti avranno conosciuto Gesù attraverso la predicazione di un missionario che giungeva da lontano ma che comunicava la stessa lingua nostra perché arrivava dritto al cuore. Poi, com’è normale nella vita missionaria, lo zelo apostolico di Paolo lo portava a prendere sempre la sacca e andare altrove, salutando la comunità da lui fondata e portando la buona novella a chi ne aveva assoluto bisogno. Dalle mie parti si dice “il problema è di chi resta”. Passare dal poter condividere la preghiera con quel santo carismatico a stare insieme agli altri “comuni mortali” poteva essere destabilizzante. 

Ma qui ci viene in soccorso un racconto evangelico, letto in chiesa proprio ieri. Gesù chiama a raccolta i suoi e li invita a prendere la barca ed attraversare il Mare di Galilea in piena notte. Per una depressione nel paesaggio, di notte nel lago le correnti prendevano talmente tanta forza da generare costanti tempeste, motivo per il quale i marinai esperti lo percorrevano solo in determinati momenti della giornata. Invece Gesù, che sapeva di questo problema, decide comunque di partire. Prima nel Vangelo di Marco sono raccontati tanti miracoli e guarigioni compiute da Gesù prima di prendere il largo. Concretamente Lui stava bene, poteva anche “accontentarsi” di rimanere lì, tuttavia sente di dover andare altrove. Ecco che arriva la tempesta, i discepoli sgomitano per cercare di togliere l’acqua dalla barca che rischia di affondare. Si sentono smarriti, hanno perso la bussola e, cosa più incredibile, quel Gesù che li aveva chiamati a seguirlo, adesso sta dormendo come se niente fosse. Senza mezzi termini ma con lo spirito di chi vuole davvero parlare con Cristo, gli chiedono aiuto venendo esauditi all’istante con annesso rimprovero (fraterno). Dopo aver affrontato la sfida della tempesta, giungono all’altra riva da dove continueranno a compiere prodigi nel nome di Dio e a testimoniare la loro fede. Concretamente non è stata la tempesta a sfidare la fede dei discepoli ma tutto il contrario: attraverso la prova, sono cresciuti preparandosi ad approdare in un’altra riva per ricominciare il cammino.

Ecco perché, nonostante la tristezza che ci assale al termine di una bella parentesi, è importante ricordare che ci sia sempre una barca da prendere, insieme a Gesù e agli altri compagni di viaggio, una nuova grande avventura da vivere, nuove esperienze da fare e nuove persone da conoscere alle quali portare il Vangelo. T’invito in questo momento, soprattutto se sei un po’ disorientato o se non hai molta certezza sul futuro, a chiedere in preghiera una cosa a Gesù. Fallo salire sulla tua barca, accetta il suo invito a prendere il largo, affronta con fiducia e coraggio il cambiamento. Arriverà di certo la tempesta ma ti farà bene. Solo passandole attraverso, potrai raggiungere una nuova meta e dare vita ad un nuovo capitolo della tua saga!

Emanuele Di Nardo

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