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Le imprese della fede

“Ti piace vincere facile?”. Così iniziava un celebre spot televisivo che invogliava a fare delle scommesse ludiche. Sicuramente, anche il meno accanito di noi nel gioco d’azzardo, di fronte a questa proposta si sarà chiesto come riuscire a diventare ricco grattando solo un cartoncino “fortunato”. Ma è davvero questa la nostra massima aspirazione? Siamo sicuri di voler vincere facile, senza lottare per conquistare la meta? 

L’altro giorno mi sono ritrovato a parlare con un caro amico che non sentivo da tempo e la nostra conversazione subito è giunta alla fatidica domanda: “Se io assaggiassi un piatto delizioso, perché dovrei continuare ad accontentarmi della stessa minestra riscaldata?”. Domanda retorica, certo, ma con un pizzico di sale che brucia sulle nostre ferite. Si, perché molte volte, soprattutto in questo momento storico di grande incertezza, preferiamo accontentarci del minimo sindacale, con atteggiamento remissivo. Non corriamo il rischio di saltare nel vuoto perché un ennesimo fallimento non sarebbe tollerabile. Allora, ecco che subentra la stasi, l’immobilità, la fine. Abbiamo bisogno di tornare a vivere ma vivere per davvero, non solo respirare, mangiare e dormire. Siamo chiamati a riattivare il nostro cuore, a far riemergere dal profondo di noi stessi quei desideri alti che ci esortano a svegliarci presto la mattina e che ci spingono a superare i nostri limiti. Di quest’avviso era il cardinale inglese John Henry Newman, santo della Chiesa cattolica e una delle menti più brillanti del XIX secolo. Un uomo che ha dovuto lottare per conquistare ogni centimetro della sua vita, un pensatore di altri tempi che è “nato” evangelista, è cresciuto protestante ed è maturato da cattolico. Ogni volta che mi trovo a leggere uno dei suoi sermoni, posso assicurarti che non mi lascia indifferente: con quel suo stile “british” ma, al tempo stesso, infuocato, Newman ti arriva dritto al cuore, mette in crisi le tue effimere certezze per poi ricostruire dalle macerie un uomo nuovo. Oggi voglio condividere con te un famoso sermone, “Le imprese della fede”, che prende il via da un passo del Vangelo di Matteo (Mt 20,22): “Lo possiamo”. 

“Queste parole dei santi Apostoli Giacomo e Giovanni furono la risposta ad una domanda molto solenne a loro diretta dal Divino Maestro. Essi chiesero il dono della vita eterna, ed Egli disse loro in risposta, non che l’avrebbero avuto (anche se era realmente riservato per loro), ma Egli ricordò loro quali imprese avrebbero dovuto compiere per conquistarselo. «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato? Gli risposero: “Lo possiamo”». Con questo dunque ci viene impartita una grande lezione: che il nostro dovere come Cristiani sta in questo, nel metterci, per guadagnarci la vita eterna, in imprese che non danno l’assoluta certezza del successo”. 

Già da questo esordio, Newman va alla radice del problema e ci pone di fronte ad una realtà della nostra epoca: in una società dell’usa e getta, del take away, del tutto e subito, della felicità a tutti i costi, della medicina che vuole curare anche la nostra psiche, dell’arrivismo fine a se stesso, noi abbiamo perso la bellezza di vivere per qualcosa di più alto, per un sogno da raggiungere con le unghie e con i denti. Possiamo fare due cose: 1) Accettare la realtà delle cose, arrenderci e tornare a vivacchiare, ondeggiando tra gioie e dolori e sentendoci in fondo vittime del sistema, uomini e donne senza futuro; 2) Preparare una “borsa” ogni mattina, metterci dentro noi stessi, armarsi di buona volontà e partire verso mete ignote. Un’avventura senza rischio non può essere definita tale, tutti dobbiamo rinunciare a qualcosa di grande certi che la ricompensa sarà grandiosa come sostiene lo stesso cardinale: “Il successo e la ricompensa eterna l’avranno coloro che persevereranno fino alla fine. Non possiamo avere alcun dubbio che le imprese di tutti i servi di Cristo saranno loro ripagate nell’Ultimo Giorno, con abbondanti frutti. Nessuno tra noi sa per certo che egli sicuramente persevererà fino alla fine, tuttavia ognuno di noi, perché possa conquistarsi anche una minima possibilità di successo, deve avere il coraggio di rischiare. Per quanto riguarda i singoli individui, allora, è perfettamente vero che noi tutti dobbiamo certamente affrontare le imprese rischiose che mirano al cielo, senza tuttavia avere la certezza di raggiungere il successo per merito di esse. A dire il vero, questo è il significato proprio della parola «impresa», perché è ben strana impresa quella che non ha niente in sé di rischio, di paura, di pericolo, di ansietà, d’incertezza. Sissignore; è proprio così; ed è in questo che consiste l’eccellenza e la nobiltà della fede; questa è la vera ragione per cui la fede si distingue dalle altre grazie, ed è onorato quale mezzo speciale della nostra giustificazione, perché la sua presenza implica che abbiamo il coraggio di affrontare un rischio”.

Oggi allora t’invito a fermarti e a chiederti: “Chi sono io davvero?”. Non facendo l’elenco delle tue attività perché tu non sei ciò che fai di lavoro o come hobby, tu sei molto di più. Hai qualcosa in cui senti di voler rischiare per Cristo, certo che la tua vita possa prendere il volo? Fallo perché questo è il momento! Ti stai chiedendo quali siano le garanzie umane della riuscita del tuo progetto? Stai sereno che non le avrai mai se prima non inizi a camminare. “Come può essere che siamo così soddisfatti delle cose così come sono, che siamo così desiosi di essere lasciati in pace per goderci questa vita, che troviamo tante scuse per scansarci se qualcuno insiste nel ricordarci la necessità di mirare a qualcosa di più alto, il dovere di portare la nostra Croce, qualora volessimo guadagnarci la Corona del Signore Gesù Cristo?”

San Paolo diceva che “vivere è Cristo, mentre morire è un guadagno”. Gesù stesso ti dice chiaramente oggi: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi primi”. Zaino in spalla, cuore ardente e fiducia in Cristo Gesù: forza e coraggio, il mondo sta aspettando il vero te!

Emanuele Di Nardo

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