La settimana della gioia e della Misericordia

Buona Pasqua a tutti noi! No, non è il classico augurio di “Buone feste fatte” o un errore. È un augurio attuale che vale per tutta la settimana che segue la Domenica di Resurrezione. Tutti i giorni di questa settimana “È Pasqua!”. Perché la Pasqua è una festa che dura otto giorni, e che da qualche anno ci guida verso la domenica della Divina Misericordia.

La Pasqua è la festa più importante nell’anno liturgico, e viene preparata con grande cura nel periodo quaresimale, tempo che dura oltre 40 giorni e che ci fa ripercorrere il periodo passato da Gesù nel deserto: è un tempo forte, un tempo di conversione, in cui la Chiesa, come una mamma, ci invita a fare luce nella nostra vita, a scoprire le nostre tenebre, le nostre infedeltà, le nostre ferite, e presentarle a Colui che può guarirle, che può fare nuove tutte le cose. Se però la Quaresima, tempo liturgico “impegnativo” per chi vuole viverla fino in fondo, dura 40 giorni, il tempo di Pasqua la supera, e dura 50 giorni, perché la gioia portata da Gesù Risorto è tale da superare qualsiasi fatica, dolore o penitenza. Di questi 50 giorni di riflessione sull’evento splendido della Resurrezione, di “vita nuova”, i primi 8 sono ancor più speciali: ogni giorno, infatti, è Pasqua. Anzi, tutta la settimana è un unico grande giorno di festa. Nella liturgia ci sono due punti che lo evidenziano bene: l’antifona al Vangelo, che ci fa sempre pregare “Questo è il giorno fatto dal Signore, rallegriamoci ed esultiamo” e il prefazio (la preghiera che viene prima della Consacrazione), in cui tutti i giorni si legge “… in questo giorno in cui Cristo nostra Pasqua si è immolato”. È un evento meraviglioso, una festa troppo grande per durare lo spazio di un solo giorno. No, la Pasqua va approfondita, festeggiata e gustata fino in fondo. 

Già dai primi secoli i cristiani hanno cominciato a prolungare le feste, mantenendo lo spirito di gioia, di stupore e di ringraziamento che caratterizza il giorno della solennità. Come per la festa di Pasqua, vi erano otto giorni di festa anche per la Pentecoste, per l’Epifania, per l’Ascensione, per la festa del Sacro Cuore, per il Natale. Dopo il Concilio Vaticano II le solennità con l’ottava sono rimaste solamente due, la Pasqua ed il Natale. Questi due, che sono i misteri più grandi della nostra fede, meritano di essere meditati e celebrati in maniera speciale, particolare. Durante l’ottava di Pasqua, ad esempio, il Vangelo proposto ci fa tornare sempre e comunque al sepolcro vuoto, alla mattina del “giorno senza tramonto”. La liturgia ci fa rivivere da punti di vista diversi la gioia della resurrezione, ci collega allo stupore, alla confusione e alla gioia dei discepoli, ci invita ad entrare in una “vita nuova”, la vita di Gesù Risorto, che non è una cosa lontana, ma può essere (questo è il desiderio del Padre) la vita di tutti i suoi figli, già su questa terra. 

Non aspettiamo di andare in Cielo per vivere da risorti, ma sperimentiamolo già su questa terra. E per farlo al meglio, invochiamo lo Spirito Santo, la cui festa, la Pentecoste, chiude i 50 giorni del “Tempo di Pasqua”, e ci invita a vivere il “tempo ordinario”, la vita di tutti i giorni, con il fuoco dello Spirito nella gioia della Resurrezione.

Da qualche anno, per la precisione dal 2000, la domenica che chiude l’ottava di Pasqua è la “Domenica della Divina Misericordia”. Nelle apparizioni di Gesù a Santa Faustina Kowalska, riconosciute dalla Chiesa, è stato lo stesso Gesù a chiedere che venisse istituita una festa in questo giorno, affinché tutti gli uomini contemplassero il suo amore e la sua Misericordia, il motivo cioè più profondo della sua Incarnazione e della sua Passione e Resurrezione. L’amore che Dio prova per gli uomini non può essere nascosto, ma merita di essere conosciuto, celebrato e vissuto, per permettere agli uomini di vivere da figli, da figli immersi nell’oceano della Misericordia, anche e soprattutto a quelli più lontani da Lui. Questa festa, infatti, viene preceduta da una novena, che inizia il Venerdì Santo, in cui per 9 giorni consecutivi si presentano a Gesù tutte le anime, da quelle più vicine a quelle più lontane, dai consacrati ai laici. Tutto il mondo viene affidato alla Divina Misericordia. È significativo che la novena inizi il Venerdì Santo: nell’ora più buia, nell’ora più triste, nell’ora in cui Gesù muore, Lui ci invita ad avere speranza, fiducia, ci invita ad affidarci a Lui e ad affidare al Suo Amore tutta l’umanità, perché la morte non è l’ultima parola sulla sua vita, e perché il suo desiderio è portare la vita vera a tutti gli uomini. Possiamo dire dunque che la settimana dell’ottava di Pasqua sia la “settimana della Misericordia”: alla gioia del Signore Risorto si unisce la gioia di sapere che la Sua Misericordia ci accompagna sempre, che è più grande di ogni nostro peccato e che ci aspetta, sempre e comunque. Le tante pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento, che ci invitano a ritornare a Dio anche se i nostri peccati “fossero come scarlatto, se fossero rossi come porpora” trovano in questa festa la loro sublimazione. In questo giorno c’è anche la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria, cioè il perdono di tutti i peccati e di tutte le pene derivanti dai peccati, per chi riesce a confessarsi, a fare la comunione e a pregare secondo le intenzioni del papa, distaccandosi almeno con il desiderio da ogni peccato, anche piccolo. Possiamo, cioè, bruciare nel roveto ardente della Divina Misericordia i nostri peccati, ed essere così nuove creature, figli rinnovati. 

Torniamo con fiducia a Dio, certi che Egli ci accoglierà come il figliol prodigo e ci metterà l’abito della festa, quella festa iniziata la mattina della resurrezione e che non avrà mai fine. 

Francesco Simone

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