La purezza della cenere

Penso alla cenere e la prima immagine che ho davanti agli occhi è un fuoco spento o, guardando alla nostra quotidianità, una sigaretta di cui è rimasta solo il filtro nel posacenere. La cenere dà l’idea di qualcosa di finito, una fiamma estinta, i resti grigi della combustione. Ma allora perché la Quaresima oggi inizia con il “Mercoledì delle Ceneri”. Cosa simboleggiano le stesse Ceneri nella liturgia odierna?

Il sacerdote, nel corso della Messa, dopo l’omelia, attende l’arrivo dei fedeli in cammino verso l’altare, cosparge il capo di ciascuno con della cenere e ripete un passo tratto dal Vangelo di Marco (1, 15): “Convertitevi e credete al Vangelo”. Allorché sorgono spontanee delle domande: perché i cristiani compiono questo viaggio verso l’altare e perché ricevono questa frase insieme alla cenere? Si tratta di una pratica che affonda le proprie radici nella tradizione della Chiesa cattolica. Le prime comunità cristiane ritenevano che la Confessione dovesse essere un sacramento pubblico e che l’assoluzione dei propri peccati dovesse essere ottenuta dopo averli confessati pubblicamente ai propri fratelli e sorelle. Allora il cammino per ricevere le ceneri rappresentava il cammino spirituale che ogni credente si apprestava a vivere, sperando nella purificazione e nella remissione delle proprie colpe. Avrebbe così sperato di ottenere l’assoluzione totale.

Tuttavia il rito moderno si discosta da quello antico in merito alla formula professata dal celebrante. Infatti fu il Concilio Vaticano II ad adottare la formula corrente, in sostituzione di quella precedente che si basava sul passo biblico della Genesi (3, 19): “Ricordati che polvere sei e polvere ritornerai”. Diversi sono i luoghi della Bibbia nei quali ricorre il tema della cenere legato all’esistenza dell’uomo. I padri conciliari decisero di optare per questa sostituzione con un obiettivo molto semplice: esprimere non solo il senso penitenziale ma anche un messaggio di speranza per l’inizio della Quaresima, considerata un tempo di conversione e di ricongiungimento con Dio.

Le Ceneri, ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la domenica delle Palme dell’anno precedente, allora si caricano di un doppio significato. In primis ricordano la condizione fragile dell’uomo al cospetto di Dio, com’è possibile confutare confrontando alcuni passi biblici. Abramo si rivolge così a Dio nella Genesi: ”Ecco che ricomincio a parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…” (Gen 18,27). Condizione confermata anche da Giobbe: “Mi getta nel fango, e mi confondo con la polvere e con la cenere” (Gb 30, 19). Ma la cenere simboleggia anche il pentimento di un fedele pronto a riprendere il cammino verso il Signore. A riprova di questo, si prendano in esame gli episodi presenti nel Libro di Giona in cui il re di Ninive, ricevuta la notizia della conversione del suo popolo, si sedette sulla cenere, e quello nel Libro di Giuditta in cui gli abitanti di Gerusalemme, richiedendo a Dio il suo intervento affinché li liberasse, si cosparsero il capo proprio con la cenere.

Oggi t’invito a guardare alle Ceneri con uno spirito diverso. Certamente ricordiamo quando le nostre nonne utilizzavano la cenere per lavare i panni. Non esisteva ancora l’ammorbidente ma soprattutto la saggezza antica portava le donne a non sprecare nulla, nemmeno i residui del focolare. È incredibile se pensiamo che una cosa “sporca” come la cenere potesse ridare vita ad un abito. Questa è l’essenza di questa giornata: la nostra vita è come un capo d’abbigliamento che, a contatto con lo smog del mondo, si è sporcato e necessita di un lavaggio. Per poter arrivare alla Pasqua purificati, occorre prima passare sotto la cenere, rinunciare a quelle cose superflue e valorizzare l’essenziale. In tal modo risorgeremo dalle ceneri, non come una fenice ma come Cristo!

Emanuele Di Nardo

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