La discordia del diavolo, la concordia di Cristo!

Il periodo estivo è quello nel quale, sfruttando le giornate belle e lunghe, ci si ritrova a stare con gli amici: molti vanno al mare insieme, altri scelgono la montagna, altri preferiscono semplicemente ritrovarsi la sera a fare una passeggiata o a bere una birra in amicizia. Si tratta di un’esperienza bella e altrettanto costruttiva perché ci permette di spezzare il ritmo della routine lavorativa, dandoci la possibilità di trarre giovamento dallo stare tra amici. Eppure, come ogni cosa bella, a volte può accadere che sorgano dei problemi, delle incomprensioni e dei litigi per cose più o meno futili. Forse non tutti vogliono andare in un posto dove si è deciso di trascorrere la serata, forse qualcuno, venendo da una giornata stressante, non ha proprio lo spirito giusto per stare in comitiva e risulta scontroso, forse ci si ritrova a litigare per qualcosa d’importante. Bene, questo può succedere, fa parte della nostra natura umana ma l’importante è sempre saper riconoscere l’insidia della discordia. La “discordia” è un termine di derivazione latina che, per essere sintetici, indica una disunione degli animi e delle volontà. È l’opposto della “concordia” ovvero di quello stato nel quale i cuori di tutti battono allo stesso ritmo e sono tutti rivolti allo stesso punto. La discordia può generare dibattito o può degenerare in litigio.

Come accade spesso, sebbene molti s’interroghino sull’esistenza o meno di Dio, sono in pochi a rivolgere le stesse domande sulla figura del diavolo. Come se possa esistere il giorno senza la notte o il bene senza il male. Penso invece che sia utile dare il giusto peso a tutto, perché questo ci permette di vivere meglio, con più pace e libertà interiore. Il diavolo è colui che separa, che semina discordia ed inimicizia. Il termine viene dal verbo greco διαβαλλειν che vuol dire appunto “separare”, “dividere”. Il diavolo è colui che separa il creatore dal suo creato, che si pone in mezzo ad un legame solido provando a minarlo nelle fondamenta. Allorché qualcuno potrebbe fare una domanda: “come possiamo valutare allora le parole di Gesù quando disse che sarebbe venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre e così via?”. Anche questa separazione creerebbe discordia perché costringerebbe i soggetti di un legame affettivo a prendere strade diverse, forse opposte. Forse ti è capitato di affrontare una situazione per la quale la tua fede ha generato avversione nelle persone a te vicine, facendoti soffrire un po’. Forse la scelta stessa di mettere Gesù al centro della tua vita ha comportato la fine di amicizie storiche o dei problemi con i tuoi parenti. Anche qui il risultato apparente sembrerebbe essere un litigio ma la realtà è molto diversa.

La discordia generata nei nostri cuori dal diavolo ci porta, prima di tutto, a guardare solamente a noi stessi, alle nostre ragioni e ai torti dell’altro, come se quell’amicizia forte provata fino a poco tempo prima non valesse più nulla. La separazione invece alla quale Gesù fa costante riferimento è una risposta alla sua chiamata, al punto che, accogliendo la vocazione alla quale siamo chiamati, non guardiamo più a noi stessi, ai nostri interessi, ai nostri vantaggi, ma fissiamo lo sguardo direttamente al cuore di Cristo, per il quale non importa più vincere o perdere agli occhi degli altri. La discordia più grande è quando il nostro cuore smette di desiderare il cielo, di chiedere l’aiuto di Dio, di mettersi al servizio. Se invece affrontiamo tutte le debolezze e tentazioni che vogliono allontanarci dalla grazia di Dio, vedremo come la nostra apparente separazione da ciò che ci sta più a cuore diventa un’occasione per amare con maggior forza. Il diavolo attacca quei legami saldi e belli, puri e santi: se smettiamo di mettere Cristo al centro del nostro fidanzamento, del nostro matrimonio, delle nostre amicizie vere, il rischio è quello di perdere tutto. Ma, se iniziassimo ad amare chi ci sta accanto con fede, ognuno di noi trarrebbe la forza dell’amore di Dio Padre che spezza ogni catena e abbatte ogni muro e non dovremmo temere più nulla.

Ma allora sorge spontanea la domanda: per quale motivo, se decido di mettere Cristo al centro della mia vita, spesso si genera discordia intorno a me? Perché seguire Cristo è motivo, a volte, di allontanamento dalle persone che abbiamo care?

Perché, dalla comparsa dell’uomo sulla terra, la verità porta a mettersi in discussione, a valutare altre possibilità che non avevamo preso in considerazione, e non tutti sono disposti a farlo. Noi stessi, tante volte, non siamo disposti a farlo. Già Platone ne aveva parlato nel mito della caverna. Quando lo schiavo liberato vede la luce, la verità, torna indietro a raccontarlo ai suoi amici rimasti nella caverna i quali, prima lo deridono, poi lo uccidono. Certo, al giorno d’oggi evitiamo l’omicidio, ma la derisione, lo scherno e la divisione sono sempre la prima risposta alla verità. 

Difatti, questo vale anche nella vita di tutti i giorni: più passiamo del tempo con una persona, più diventa facile litigarci. Questo semplicemente perché ci si conosce meglio e le personalità di ciascuno devono trovare un modo per adattarsi e accogliere l’altro, ma inizialmente, prevale il mio diritto e la mia ragione. Accogliere l’altro implica sempre fare un passo di umiltà, una cosa che il diavolo non conosce in quanto suo primo peccato fu la superbia, ovvero volersi mettere al posto di Dio e ritenersi migliore di tutti. Capire l’altro non è nelle corde del diavolo, accusarlo si. Da qui un primo segno di discernimento: nel discutere con quella persona, sono comprensivo o accusatorio? Metti davanti l’amore e la persona, non il peccato. Se la stai accusando, quelle parole non vengono da Dio. 

Ma allora come possiamo fare per evitare la separazione e la discordia e avvicinarci agli altri? Spesso tutti noi rispondiamo a questa domanda omologandoci alla massa. Io la penso in questo modo, tutti gli altri la pensano diversamente quindi mi adatto. 

Da qui una seconda domanda: sto rimanendo fedele alla verità o sto scendendo a compromessi?

Ma Cristo non chiede il tuo adattamento, ma la tua unicità, perché sa quanto sia preziosa. E proprio quell’unicità, vissuta con umiltà, diventa fonte di concordia tra di noi, perché non cerchiamo più solo il nostro interesse e non abbiamo più paura di mostrarci per quello che siamo. E la discordia che si genera intorno a noi in risposta alla nostra unicità, può essere accolta e compresa con amore. Ed è l’amore la vera fonte della concordia, che non a caso, etimologicamente, significa “con lo stesso cuore” e noi, potremmo aggiungere, di Cristo. 

Quindi, in questa settimana, ti invito a essere concordia di Cristo, ovvero con lo stesso cuore di Cristo. Davanti ai litigi, alle opposizioni, alle scelte difficili, comportati con lo stesso amore con cui lo farebbe Cristo. Se ti può essere utile leggi Giovanni 21, in cui si racconta dell’apparizione di Gesù ai discepoli dopo la resurrezione, quando si ripresenta in tutta la sua verità davanti ai suoi amici che lo avevano tradito. Chiedi in preghiera i suoi sentimenti e digli: “donami un cuore simile al tuo”. 

Emanuele Di Nardo e Antonio Pio Facchino

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