Cristiani… casa e chiesa
Mercoledì sera, dopo aver concluso la mia giornata di studio e lavoro, ho ricevuto un invito di alcuni amici a partecipare ad una messa che si teneva presso la struttura gestita dai gesuiti, qui a Bologna. Ho accettato subito anche perché mi permetteva di conoscere un posto nuovo e, di conseguenza, persone nuove. Ma, arrivato al punto d’incontro, non mi sarei mai aspettato di vedere ciò che in realtà ho visto: la messa si teneva in un locale sottoterra, adibito a cappellina, molto accogliente e solenne. Niente di particolare: una sorta di piccola “cripta” in mattoni, arredata con candele e panche di legno, insomma qualcosa di semplice. A prescindere dalla qualità di quella celebrazione e dai contatti che ho stretto con alcuni ragazzi presenti, mentre tornavo a casa a piedi non ho potuto far altro che riflettere su una cosa: avevo vissuto la stessa esperienza dei primi cristiani!
Se adesso tu volessi farti un giro nella tua città, potresti scorgere delle chiese in ogni angolo, entrare solo per curiosità artistica o sostare in preghiera in totale libertà. Ma nei primi secoli, la comunità cristiana non godeva di questi privilegi. Le chiese, per come le conosciamo noi oggi, sono strutture che vengono erette a partire dal IV secolo quando l’imperatore Costantino, dopo l’Editto di tolleranza (313), decide di erigere alcune basiliche importanti a Roma tra le quali San Pietro in Vaticano (quella che vediamo noi oggi è il frutto di una costruzione rinascimentale del XV secolo), San Paolo fuori le mura e San Giovanni in Laterano. Prima di quella data, però, dove si riunivano i cristiani per la messa? A casa! Dalle lettere di Paolo veniamo a conoscenza di alcune famiglie (vedi Aquila e Prisca sull’Aventino) o privati come Narcisso che mettevano a disposizione la propria dimora per accogliere clandestinamente i cristiani. Immagina che tu stasera abbia voglia di organizzare un momento di preghiera in casa tua, invitando diversi amici, e che volessi concluderlo con la messa: un sacerdote potrebbe celebrare servendosi anche del tavolo che hai in salotto, senza dover per forza portare l’altare della chiesa. Quello che sembra una stranezza per noi oggi, era la prassi per i primi fedeli.
Una sala comune veniva trasformata in una piccola cappella e, terminata la celebrazione, tutto tornava come prima, come se non fosse mai accaduto nulla. Che grande organizzazione! Purtroppo, proprio per questo motivo, gli archeologi non riescono a individuare i resti delle prime chiese: semplicemente non esistevano. L’unico caso certo è quello di Dura Europos: ci troviamo in Oriente, in una casa sicuramente adibita al culto come dimostra una stanza in cui è stato rinvenuto un fonte battesimale con diverse decorazioni che alludono al tema del lavaggio del peccato attraverso l’acqua. Questo è l’unico esemplare attestato di domus ecclesiae ovvero di un’abitazione privata riconvertita in luogo di culto dai cristiani. Ad esempio, Giustino martire (II secolo) riporta la notizia per cui alcune comunità, nel frattempo cresciute e non più così piccole da poter essere ospitate in un’abitazione privata, affittavano dei locali per poter svolgere la messa ed altre funzioni liturgiche. Ma va da se che, trattandosi di un affitto, non potevano abbattere i muri e costruire un altare piuttosto che un fonte battesimale in marmo. Ci si doveva arrangiare con quello che si aveva: una coppa come calice e altri utensili da cucina come strumenti liturgici.
Per cui i primi cristiani, “sparsi in giro per il mondo”, si ritrovavano di nascosto la domenica a festeggiare la messa mettendosi d’accordo prima sul luogo d’incontro: entravano in una casa, la sistemavano per bene, facevano una convivenza testimoniando quanto avevano vissuto in quella settimana, rimettevano tutto in ordine e tornavano alla loro vita quotidiana. Mercoledì sera io ho avuto quella stessa sensazione: ho ricevuto l’invito ad entrare in una casa per partecipare ad una messa con altri ragazzi sconosciuti, sono entrato in questo locale che, tolti i seggiolini e il tavolo che fungeva da altare, poteva benissimo essere preso per una normale stanza di casa, ho festeggiato la messa, ho salutato i ragazzi e sono tornato alla mia vita quotidiana.
Quant’era importante per la Chiesa delle origini avere una comunità che si mettesse all’opera, per il bene comune, con qualcuno che offriva la sua casa e con gli altri che portavano il necessario per pregare insieme. L’invito per oggi è quello di fare comunità con i tuoi amici con i quali condividi la fede, di trovare un momento per stare tutti insieme, per raccontarsi un po’ e per testimoniare quanto stai vivendo!
Emanuele Di Nardo
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