Categories:

Sogno o son desto? La storia di Giacobbe

Un paio di settimane fa ci siamo soffermati insieme a riflettere su una parte della storia di Abramo. Ho ricevuto alcuni messaggi in privato da parte di persone, anche non conoscenti, che mi condividevano diverse luci per la propria vita attraverso la lettura di quell’articolo. Oltre a ringraziare Dio perché, a distanza di secoli, continua a toccare i cuori attraverso la Parola, oggi ho pensato di condividerti alcune riflessioni fatte su un altro patriarca: Giacobbe

La storia di Giacobbe è affascinante ma è talmente lunga e densa di eventi da non poter essere riassunta qui. Perciò, mentre t’invito a recuperarla nel libro della Genesi, adesso ci soffermiamo su un episodio che mi ha colpito direttamente: il famoso sogno di Giacobbe! La Bibbia introduce così la storia: 

Giacobbe partì da Betsabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese là una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco, il Signore gli stava davanti e disse: "Io sono il Signore, il Dio di Abramo, tuo padre, e il Dio di Isacco. A te e alla tua discendenza darò la terra sulla quale sei coricato. La tua discendenza sarà innumerevole come la polvere della terra; perciò ti espanderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E si diranno benedette, in te e nella tua discendenza, tutte le famiglie della terra. Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questa terra, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che ti ho detto". (Genesi 28, 10-16)

Giacobbe fugge dopo aver ingannato il padre Isacco a discapito del fratello Esaù e, con la complicità della madre, preferisce allontanarsi per andare dallo zio Labano ed attendere che si calmino le acque. Quindi, Giacobbe sembrerebbe partire contro la sua volontà in un viaggio lungo ed estenuante verso Carran che, calcoli alla mano, dovrebbe distare 1600 km da Betsabea. Tanti dubbi nel suo cuore, molta incertezza e, soprattutto, quel senso di solitudine che colpisce anche noi quando ci troviamo catapultati in una situazione particolare. Giacobbe ha perso i punti cardine della sua vita: Dio, la famiglia e la sua terra. Sembrerebbe una zattera alla deriva, un uomo che non sa esattamente come stia andando la sua esistenza. Si sente quasi un maledetto per aver tradito suo fratello e, non a caso, la Scrittura lo rappresenta nell’oscurità della notte, tutto sconsolato, mentre si corica su una pietra, forse con alcune domande che gli toglievano la pace del cuore: “Dove sono? Dove sto andando? Cosa ne sarà di me?”

Ma ecco l’intervento di Dio che, per prima cosa, si presenta a Giacobbe in modo “familiare”: “Io sono il Signore, il Dio di Abramo, tuo padre, e il Dio di Isacco”. Dio ricorda a Giacobbe di chi sia figlio e quale promessa abbia ereditato dai suoi padri. Non so se ti sia mai capitato in preghiera ma, specialmente quando ci sentiamo smarriti e non abbiamo reale cognizione di ciò che sta accadendo, Dio ci parla ricordandoci chi siamo tipo: “Io sono qui con te, sono sempre io che quella volta ti ha fatto uscire da quella situazione spiacevole, sempre io che, quando ne avevi bisogno, ti ho dato consiglio su una decisione importante da prendere, sempre io che ti ho promesso una vita in abbondanza e non dimentico”. Dio rincuora Giacobbe, lo fa sentire “figlio” proprio perché sente di non appartenere più a nessuno, lo fa sentire a casa ricordandogli quanto valga ai suoi occhi. Giacobbe, che come abbiamo detto, viaggia sconsolato e senza una meta precisa, si sente dire da Dio che tutta la terra che ha intorno, da settentrione a mezzogiorno e da oriente a occidente un giorno sarà sua e della sua discendenza. Ma non finisce qui: gli promette che non lo abbandonerà mai, ovunque vada e non senza aver realizzato questo sogno. Il racconto prosegue con Giacobbe che si sveglia e, facendo un voto al Signore, eresse una stele per benedire quel luogo che prese il nome di Betel ovvero “casa di Dio”. 

Questa storia ha tanto da raccontarci. Viviamo in un periodo storico nel quale la società ha perso la bussola, tutti noi, senza accorgercene, ci lasciamo travolgere dalla tempesta perdendo il contatto con la realtà. Facciamo fatica, da soli, a riconoscere chi siamo, cosa vogliamo e dove stiamo andando. Tutti noi portiamo dentro delle ferite nei legami che ci fanno sentire un po’ come Giacobbe. Ma qui si realizza la promessa di Dio: anche se non vedi la strada davanti a te, anche se tutto sembra buio, anche se senti che la tua vita non sia comoda come un letto caldo ma dura come una pietra all’aperto, Dio apre una strada. Una strada che non puoi vedere solo con uno sguardo orizzontale ma che comprendi quando chiudi gli occhi ed elevi la preghiera verso l’alto. Molti esegeti si sono interrogati sulla simbologia della scala sognata da Giacobbe. Molti Padri della Chiesa, seguendo le indicazioni di Filone d’Alessandria, videro nella scala l’immagine della provvidenza divina esercitata sulla terra attraverso gli angeli. Per altri invece la scala era Gesù, incarnato per fungere da ponte tra il cielo e gli uomini. 

Se stanotte, sognando, Dio dovesse farti la stessa promessa fatta a Giacobbe, come reagiresti? Potresti dire: “Ma no, era solo un sogno frutto del mio subconscio che ha rielaborato alcuni desideri irrealizzabili. Oggi non cambierà nulla”. Si, potresti fare così e davvero non cambierà nulla. Oppure puoi fare come Giacobbe che, nel sogno, ritrova la sua identità: seppur non sia cambiato nulla perché rimane sempre da solo, la strada da percorrere è sempre la stessa, la situazione tragica con la famiglia non si è risolta, decide di non guardare con gli occhi ma di sognare col cuore e benedice quel sogno erigendo una stele ovvero lasciando un segno forte che lo aiutasse a ricordare in futuro di quella promessa di Dio! 

Io lo so che hai un sogno nel cuore ma che, spesso, la realtà circostante ti fa credere che non sia realizzabile. Questo ti crea uno scompenso logorandoti. Ma Dio oggi si presenta a te come a Giacobbe e ti fa questa promessa: “Figlio mio, figlia mia, io sono qui. Dove pensi che vada se non sto con te? Il sogno che ti mostro è una promessa e non ti lascerò fin quando non lo realizzerai”. Ma non hai bisogno di andare a dormire per capirlo: abbiamo Gesù Cristo che ci indica la via. Se hai un progetto grande e bello, offrilo a Dio e erigi anche tu una stele commemorativa: su un foglietto post-it o sul tuo quaderno spirituale, scrivi ciò che esattamente vuoi fare e torna lì ogni volta che senti un dubbio o semplice stanchezza. Aiutati con la preghiera fatta proprio da Giacobbe prima di riprendere il viaggio:

“Giacobbe fece questo voto: "Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretto come stele, sarà una casa di Dio”.

Emanuele Giuseppe Di Nardo

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *