Una devozione su misura: San Francesco di Sales

Una volta, durante una missione in un piccolo paesino d’Abruzzo, una donna, moglie e madre, mi condivideva quanto desiderasse spendere più tempo della sua giornata in preghiera col Signore, trovandosi però presa dalle mille occupazioni lavorative e casalinghe che la distoglievano dal suo santo desiderio. Lì per lì mi sentii di farle notare quanto in realtà fosse connessa a Dio mettendo tutto il proprio cuore nelle relazioni e nelle faccende quotidiane: non le serviva stare ore ed ore in chiesa per stare con Gesù se poi non approfittava del tempo per amare la sua famiglia in modo totale.

Perché ti condivido questo ricordo? Oggi ricordiamo san Francesco di Sales il quale, nell’Introduzione alla vita devota, istruendo Filotea sui piccoli passi possibili di progressione nella fede, si concentra proprio su quest’aspetto: “Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna “secondo la propria specie” (Genesi 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione. La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona. Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il tempo in chiesa come il religioso? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Quest’errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa. L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa anche meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio”.

Potremmo chiuderla qui, senza aggiungere nulla perché il vescovo di Ginevra, in poche semplici parole, risponde ad un quesito che interroga il cuore del cristiano impegnato nel mondo. Però non è sempre facile comprendere se la nostra situazione, all’apparenza “tiepida”, sia frutto di una pigrizia spirituale o risponda ad uno stato di vita che non ci permette, per forza di cose, di dare più spazio alla preghiera contemplativa. Ecco che allora la nostra mente, in accordo col cuore, inizia a volare, a sognare progetti futuri d’impegno in attività o in preghiera, come se volesse sfuggire dal “piattume” attuale per non prendersi la responsabilità di un’azione presente. Su questo tema, in un’altra opera (Trattato dell’amore di Dio 12, 6), san Francesco mette in guardia il suo destinatario Teotimo dicendo:

Vi sono persone che fanno grandi propositi di fare cose grandi a servizio del Signore con azioni eminenti e sofferenze straordinarie, ma azioni e sofferenze di cui non sempre si presenterà l’occasione. E s’immaginano con questo di aver fatto un grande passo nell’amore. Ma troppo spesso s’ingannano; lo si capisce da questo che, abbracciando con il desiderio, così come se lo figurano, grandi croci lontane, fuggono poi a più non posso il peso di quelle presenti, che pure sono minori. Non è tentazione grandissima essere così valoroso nell’immaginazione e così da poco nell’esecuzione? Le opere grandi non sono sempre sulla nostra strada, ma possiamo ogni momento farne di piccole benissimo, cioè con grande amore… quel condiscendere agli umori degli altri, quel sopportare atti e modi del prossimo fastidiosi, quel vincere le nostre inclinazioni e passioni, quel rinunciare alle nostre piccole tendenze, quello sforzarci di rintuzzare avversioni e ripugnanze, quel sincero e tranquillo confessare le nostre imperfezioni, quel cercare continuamente di mantenere un umore uniforme […]: tutto questo, Teotimo, è a noi di maggior frutto di quanto non sapremmo pensare”.

Quanta verità si cela dietro questa riflessione! Non so tu ma a me spesso capita di volare con la mente verso progetti futuri con il solo risultato di distogliere lo sguardo, più o meno inconsciamente, dal presente che non mi pare all’altezza dei miei sogni. Ma, se il mondo è solito dire che “il diavolo sta nei dettagli”, in realtà il cristiano deve tenere a mente una certezza ovvero che Cristo sta nei piccoli passi, nelle piccole sfide quotidiane, nelle piccole gioie condivise, nella bellezza di un’alba nel pieno dell’inverno così come nel caldo tramonto estivo sulla spiaggia. Allora, anche quando sembra che nulla vada come dovrebbe, anche nelle sofferenze e nelle piccole tribolazioni, possiamo trarre grande giovamento. A che giova pensare di annunciare il Vangelo a chi è lontano dalla fede se poi non sono in grado di ascoltare un amico che ha bisogno di parlare? A che serve progettare grandi cose se poi non riesco ad amare la mia fidanzata o mia moglie quando non è affabile ma anzi, presa da tante preoccupazioni, si scaglia contro di me senza un motivo apparente? Carissimi, proprio qualche giorno fa una persona a me molto cara diceva nel corso di una telefonata: “A volte sento il mio cuore diviso perché, mentre il mondo ti spinge a doverti sempre aggiornare per restare al passo, ad accumulare e a costruire su basi materiali, al contrario guardando Gesù penso che la gioia sia nelle piccole cose come una famiglia, dei figli, una piccola casa e poco più”. Si, è proprio così: solo tornando a noi stessi, solo accogliendo chi siamo realmente possiamo dare frutto. Alla fine dei giorni, quando giungeremo al cospetto di Dio Padre, tutto si giocherà intorno a questa domanda: “Quanto hai amato?”. Da soli non riusciamo nemmeno ad amare noi stessi ma, se guardiamo a Cristo e ci conformiamo a Lui, ognuno nella sua condizione di vita (consacrato, laico, fidanzato, sposato, single, vedova, ecc.), tutto cambia. San Francesco di Sales lo sapeva benissimo e lasciava quest’invito a Filotea: “Se saprai, con amore e dilezione, approfittare di queste piccole occasioni, guadagnerai il cuore di Dio e lo farai tutto tuo”.

Emanuele Giuseppe Di Nardo

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