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La paura di Abramo

Da pochi giorni è iniziato il nuovo anno. Solitamente gennaio è il mese dei buoni propositi, è un tempo nel quale ci si interroga su quali obiettivi si vogliano perseguire e su cosa possiamo fare per realizzare i nostri sogni. Sono certo che anche tu hai dei desideri nel profondo del cuore, desideri sani e santi che vorresti realizzare. Ma la vita non sempre ci porta dove vogliamo e nei tempi che pensiamo. Allora oggi voglio condividere con te una pagina della Bibbia molto conosciuta ma poco approfondita. Qualche giorno fa, infatti, mi sono imbattuto in questo racconto di Genesi 15 che parla delle promesse fatte da Dio ad Abramo:

Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». 2 Rispose Abram: «Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco». 3 Soggiunse Abram: «Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». 4 Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». 5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». 6 Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

Spettacolare! Abramo è un uomo anziano quando s’imbatte nella conoscenza di Dio. I capitoli precedenti rimarcano le promesse che Dio fa a quest’uomo, desideroso di trovare un senso alla sua vita nel desiderio della paternità. Dio chiaramente ascolta il grido della sua preghiera e gli lascia una grande promessa. Abramo decide di credere a Lui, si fida di ciò che al momento appare irrealizzabile. In poche parole: ascolta e mette in pratica la Parola di Dio. Fin qui tutto bene: anche noi possiamo interrogare Dio su un desiderio e sentire nel cuore pace. Ma pochi versetti dopo accade un fatto inaspettato:

Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar, 2 Sarai disse ad Abram: «Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli». Abram ascoltò la voce di Sarai.

Abramo, nonostante una rinnovata fede nel Signore, osserva la realtà e nota come tutto gli lascia intendere il contrario di quanto promessogli. Parlando con la moglie, si lascia prendere dalla sua paura ed inizia ad aver paura lui stesso dell’impossibilità di diventare padre. Apparentemente si dimentica della Parola di Dio ed “ascolta la voce di Sarai”. Quante volte capita anche a noi, non sicuri al 100%, di lasciarci influenzare da parole o consigli di chi ci sta accanto. È sempre buono cercare un confronto con chi ci ama perché ci permette di vedere la realtà da un’altra prospettiva. Ma Abramo, forse anche impaziente, accoglie l’invito di Sarai e sposa la sua serva Agar da cui sarebbe nato Ismaele. Ma questa scelta subito si sarebbe rivelata poco felice, continuando la lettura del testo biblico. 

Quest’episodio ci porta ad interrogare il nostro cuore: come ci comportiamo di fronte ad una promessa di Dio che tarda ad arrivare? Si, possiamo dire di credere, di attendere, di voler compiere solo la Sua volontà ma, se non ci sforziamo di mettere in concreto quest’atteggiamento di fede, presto o tardi il nostro cuore sarà scompensato da ciò che ci circonda fino a farci perdere. Mi sono interrogato: “Io cosa avrei fatto al posto di Abramo? Come mi sarei comportato?”. La verità è che non esiste una risposta giusta. Perché, a volte, mi sento proprio come il nostro patriarca. Eppure, leggendo questo testo, non mi sono sentito più solo, anzi. Dio mette in ognuno di noi desideri di grandezza, sogni profondi e belli. Ma i suoi tempi non sono i nostri! Costa ammetterlo ma è così.

Il card. Martini, commentando questo passo, diceva durante una meditazione rivolta a dei Gesuiti riuniti per gli esercizi spirituali: “Come Abramo non è riuscito a distruggere i suoi legami latenti, e quindi non è riuscito ad eliminare da sé le sue ambiguità, così non ci riusciamo neppure noi. E dobbiamo essere tranquilli che Dio non ci rimprovera, né ci redarguisce per questa nostra fragilità ma ci chiede di riconoscerla, perché possiamo con nuova fiducia sottometterci alla potenza della sua parola e chiedergli: “Signore che cosa hai fatto di Abramo, che cosa vuoi fare di noi?”.1

Allora, in questi giorni, t’invito proprio a porre questa domanda a Gesù Cristo: “Signore, cosa vuoi fare di me?”. Senza paura, senza fretta, senza ansia. Ma con fede e maturità. Il mondo va veloce, ogni ora le cose cambiano e possiamo sentirci in ritardo quando viviamo momenti d’incertezza. Ma Cristo non va veloce, attende, pazienta e ci aspetta. Domenica prossima festeggeremo la “domenica della Parola”, un momento per riscoprire l’importanza della Bibbia nella nostra vita. Riprendiamo in mano la Bibbia che abbiamo a casa, meditiamola per ogni occasione, lasciamoci guidare e plasmare dalla sua sapienza perché, come abbiamo visto, quello che viviamo noi è un qualcosa che ci accomuna da secoli come esseri umani. Non temere amico mio, davvero. Non temere, le promesse di Dio sono vere!

Emanuele Giuseppe Di Nardo

1Carlo Maria Martini, I grandi della Bibbia. Esercizi spirituali con l’Antico Testamento, cap. 1 “Abramo, nostro padre nella fede”, Bompiani, 2022, pp. 49-50.

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