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La pietà di Maria, dono dello Spirito Santo

Come sapete, siamo vicini alla Pentecoste ossia alla discesa dello Spirito Santo sui discepoli (dunque anche su di noi) e il mese di maggio, appena concluso, è dedicato alla contemplazione di Maria. Ripensando a un tema che potesse fare da liaison tra Maria e lo Spirito Santo mi è balzata in mente la scultura di Michelangelo: la Pietà.

Mi chiederete “ma che c’entra?’’. In realtà il collegamento con la scultura è avvenuto in un secondo momento, infatti mi sono imbattuta nella pietà di Maria attraverso un passo del libro La lancia di Longino.

In questo libro si narra della storia di Cassio Longino, centurione dell’esercito romano, inviato nella provincia romana con capoluogo Cesarea e poi a Gerusalemme, proprio nel periodo in cui si diffuse la voce circa un rabbino che si dichiarava figlio di Dio. I sacerdoti del tempo decisero di farlo uccidere perché «[è] meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera»[1]. “Casualmente’’ Cassio Longino si ritrovò a trafiggere il cuore di colui che si dichiarava figlio di Dio e, quando si accorse che la madre di Cristo aveva assistito alla scena, fuggì. 

Il giorno dopo, nel silenzio, Longino tornò sul Golgota e si chiese cosa lo spaventasse, cosa lo turbasse di tutta quella storia. A un certo punto capì: «[…]era proprio fuggito. Terrorizzato. Terrorizzato che lei lo potesse vedere, che lo guardasse negli occhi. E che avesse pietà di lui…ecco cos’era, ora lo sapeva, era quello, ciò di cui aveva paura. La sua pietà»[2].

Sembra incredibile. Ciò che metteva a disagio un forte centurione era la possibilità di sentirsi amato con l’ amore smisurato di una madre verso suo figlio, nonostante egli avesse trafitto suo figlio Gesù Cristo.

Si sentiva a disagio per l’immensità di quell’amore che non credeva di meritare. Ma è rimasto lì, a differenza di Giuda che dinanzi al senso di colpa preferì la fune.

Ero così colpita dalla pietà di Maria che lessi questo passo anche a una mia amica, Martina, che dopo qualche secondo mi guardò con occhi illuminati. «Ah! Ma è questo il senso della pietà di Michelangelo…l’avevo sempre letta come la pietà di Maria verso suo Figlio, ma in realtà è l’amore di Maria anche nei confronti dei suoi persecutori, un amore tenero, misericordioso e che soffre nel vedere come i suoi figli si fossero lasciati accecare dall’odio, dalla paura, dalla frustrazione e avessero torturato in quel modo suo figlio Gesù».

Ma cos’è la pietà? È un dono dello Spirito Santo che «indica la nostra appartenenza a Dio e il nostro legame profondo con Lui, un legame che dà senso a tutta la nostra vita e che ci mantiene saldi, in comunione con Lui»[3]. In aggiunta Papa Francesco riferì che «il dono della pietà suscita in noi innanzitutto la gratitudine e la lode»[4] perché sperimentiamo tutto l’amore di Dio per noi e ci sentiamo accolti totalmente come siamo, con tutti i nostri pregi e difetti. La pietà ci dona una relazione più autentica e semplice con Dio, ci consente di sperimentare l’essere figli in un mondo in cui Dio è il “padrone’’. E questo ci permette di muoverci nel mondo con la stessa libertà, con la stessa serenità con cui ci muoviamo nella nostra casa. Mi ha colpito molto il vangelo di ieri in cui Gesù parlava a Dio Padre in totale semplicità dicendo: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. […] Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. […] Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. […] Consacrali nella verità»[5].

Ieri mi sono soffermata a pensare che Dio vuole proprio questo da me, da te, un rapporto personale con Lui, un dialogo tra Padre e figlio, fatto di ascolto, di tenerezza, di ammirazione, di stima. Possiamo chiedere questo nel giorno di Pentecoste: il dono di sentirci davvero amati come figli; il regalo di sperimentare la libertà, la spensieratezza di un figlio che ha il coraggio di affrontare la vita con tutti i suoi pericoli perché sa di avere un padre e una madre pronti a proteggerlo dal male; il dono di essere ricolmati di gioia e di vivere ogni aspetto della vita senza paura, ma lasciandosi coinvolgere al 100%.

Dobbiamo ricordarci che il circolo d’amore che si ingenera non si realizza per rimanere confinato tra Dio e te solo, ma per coinvolgere anche tutte le persone che incontrerai nella tua vita, gioendo con chi è nella gioia, piangendo con chi è nel pianto, essendo vicino a chi è nell’angoscia o è solo, correggendo chi è nell’errore, consolando chi è afflitto, accogliendo e soccorrendo chi è nel bisogno[6] .

Il mio augurio è che tu possa ricevere il dono della pietà nel giorno di Pentecoste: il dono di sentirti così tanto amato che il tuo cuore straborderà di amore e di gioia tanto da avere la necessità di donare tutto quell’amore agli altri per evitare che il tuo cuore si laceri.

Francesca Amico


[1]Gv 11, 45-53.

[2] L. DE WOHL, La lancia di Longino. La storia straordinaria di un uomo comune, Milano, BUR Rizzoli, pp.418-419.

[3] Papa Francesco, Udienza generale 4 giugno 2014.

[4] ibidem.

[5] Gv 17, 11-19.

[6] Papa Francesco, Udienza generale 4 giugno 2014.

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