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Sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra

Mentre disegnavo questa Maria, un pensiero guidava continuamente la mia mano, cioè volevo rendere evidente, in più modi la sua più grande virtù: l’assoluta obbedienza -e fedeltà- alla volontà di Dio.

La sua mano punta in alto per dire: “non io, ma Dio”. La corona di spine è simbolo riflesso non solo della corona di suo Figlio, e del dolore materno che anche lei ha patito durante la sua Passione, ma anche della corona dell’obbedienza.

Lei, nel dire il suo sì al piano di Dio, oltre la gioia del servire, stava accettando anche sofferenza. Forse non sapeva ancora quanto grande, perché il piano di Dio si svolge pezzo per pezzo agli occhi degli eletti, ma sapeva che chi fa la Volontà di Dio si scontra inevitabilmente con il mondo, e questo comporta incomprensione, giudizio, umiliazione, odio, persecuzione. Per quanto il vincitore sia destinato ad essere Dio, ci vuole una grande fede per dire sì a tutte le conseguenze. 

Solo l’amore può tramutarle in cause di gioia. L’unico modo per poter dire “sia fatta la tua volontà” in piena consapevolezza e pace è vivere a stretto contatto con Dio, nell’assoluta fiducia che ogni suo progetto è a fin di bene, qualunque cosa accada, e che la nostra vita poterà frutti straordinari se sarà orientata verso la via da Lui indicata. Così doveva vivere Maria: un piede sulla terra, l’altro già nel Cielo. Per questo la sua mano destra dice: non guardare in basso, ma in alto! La forza ti verrà dall’alto!

Inoltre, la corona vuole indicare che nel fare volontà di Dio, Maria diventa Regina. È la nuova Eva che trionfa sul serpente con la sua fedeltà a Dio. I gioielli indicano non solo la gloria che lei riceve nell’essere incoronata Regina, ma anche la “ricchezza” che la sua fede merita. Sono le grazie, i doni che lei ottiene dal Figlio quando intercede per noi. Perché come Maria ha dato tutto per Gesù, così Lui le concede ogni cosa che Lei chiede in intercessione.

Le rose sono un simbolo associato a Maria, da sempre (tant’è vero che un suo titolo è quello di “rosa mistica”) ma sono anche un simbolo del rosario, che è la preghiera che ci ha insegnato lei. Inoltre, è una preghiera fortemente Cristo-centrica. Tutto di Maria punta a Dio, anche queste rose. 

Questa immagine mi consola quando penso al futuro, non tanto nella sua accezione sociale, quanto al futuro che vivrò da cristiana, perché dovrò vivere in un mondo che non accetta più i miei principi. E questo potrebbe costarmi caro.

È chiaro che soffrire non piace a nessuno (e così deve essere). Ma poi capisco che questa paura della sofferenza tiene in ostaggio anche la mia vita di fede, e mi trattiene dal dire “sia fatta la tua volontà”. Se anche questo vuol dire accettare la gioia che ne verrà, l’idea della sofferenza e della persecuzione mi raggela.

Eppure, tanto più rafforzo il mio legame con Dio, tanto più questa paura diventa piccola, sempre più piccola. Quando sono più vicina a Dio, non solo ne vedo i benefici nell’immediato su di me (e sugli altri attorno a me), ma mi accorgo che la paura perde la sua presa su di me. Anche il mio terrore più grande si riduce fino a divenire quasi tollerabile, quasi valicabile. Come un sassolino.

Per questo il sì di Maria, in un certo senso, mi “intimorisce”. La sua obbedienza e umiltà sono sconfinate. Devono necessariamente significare che lei era unita a Dio completamente, e questo suscita in me un senso di venerazione viscerale, perché vedo una fede straordinaria e incomprensibile, racchiusa nella figura di una donna di un’umiltà commovente. Maria non era debole, o passiva. Era attiva, forte e piena d’amore. Aveva tutte le virtù che fanno di lei la più grande delle Madri e la più grande delle Regine. Da quel momento ai piedi della croce, lei ci ha presi in carico come figli suoi, e io sono certa che se sapessimo davvero quanto lei ci ama, piangeremmo di gioia.

Maria Chiara Di Giovanni

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