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Un esercito di perdonati

“Non sono venuto ad abolire la legge, ma a darle compimento”. Questo è il messaggio che leggiamo in un capitolo del Vangelo di Matteo e con il quale entriamo nel vivo del tema di questo martedì santo: la Legge.

Quando si parla di leggi in tema di fede, il pensiero può subito correre ai Comandamenti, al non fare questo, al dover fare quell’altro, ma è con lo sguardo nuovo di Cristo che si possono comprendere e amare le “leggi”. Ed è proprio il come Gesù viveva e si rapportava alla legge che vogliamo conoscere.

L’Antico Testamento è intriso d’indicazioni, proibizioni, comandi e comandamenti, non solo da Dio all’uomo ma che vengono richiesti anche dall’uomo a Dio (“indicami Signore la tua via… insegnami i tuoi comandamenti…” leggiamo nei salmi).  Troviamo anche l’ira di Dio, invocata talvolta dai protagonisti delle scritture come Geremia, che chiedono vendetta per l’oppressore e che pregano il Dio degli eserciti affinché si scagli contro i loro nemici. 

E qui possiamo cominciare a vedere con lo sguardo nuovo: una volta un sacerdote mi ha svelato un mondo dicendo che “lavendetta di Dio è la Sua Misericordia”. Lui non gode nel veder cadere gli uomini, ma opera “affinchè il malvagio si converta e viva” (Ez 18,23)

Pensa a questa scena: quella del Vangelo di Marco in cui un lebbroso si avvicina a Gesù e “lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato”. 

Secondo la legge ebraica, i malati di lebbra dovevano avvertire tutti del loro arrivo con campanelli e urlare “impuro!”, per evitare contatti; era vietato toccarli perché chiunque lo avesse fatto, si sarebbe macchiato dello stesso male e sarebbe diventato impuro, e non solo per una questione sanitaria.

La legge lo vietava e Gesù Cristo, invece, gli si avvicina e lo tocca. Quello che sembra una trasgressione è in realtà l’esprimersi della libertà, della potenza e della misericordia di Cristo Signore.

Cristo viene a riempire di senso e pienezza le leggi scritte su tavole di pietra, per inciderle con la sua Passione, morte e resurrezione in un cuore di carne. Da Mosè, alla guida di un popolo chiamato a riconoscere la voce del Dio Signore, a Gesù Cristo, il Pastore che porta il suo gregge all’incontro con il Dio Padre.

Che vuol dire l’amore di Gesù? Che ci si guarda negli occhi e si vive di sospiri e basta? Che se Dio mi ama mi toglie tutte le pietre dal cammino alla don Abbondio perché non sia mai ch’io inciampi? 

No, non è un amore fatto di nuvole e confetti, quello di Dio: è l’amore ardente della Passione di Cristo! È quel donare tutto e sempre perché tu vali, perché TU VIVA! È quell’artiglieria pesante che fa piazza pulita della paura, del peccato, del senso di inadeguatezza, dell’angoscia, dell’errore. È quell’energia che ti prende e ti sconvolge, che ti ricrea, ti rifà da capo, ti stravolge e ti fa tremare i polsi e il cuore, per quanto è vivo e vero! Non esagero: l’Amore di Cristo ti partorisce di nuovo! È la misericordia, la legge scritta dal dono, fino al sangue, di Gesù nel cuore dei figli amati di Dio.

“Tutti noi siamo un esercito di perdonati. Tutti noi siamo stati guardati con compassione divina”. 

Siamo un “esercito”. Non una cricca o un club, o una comunità. Ma un ESERCITO: definizione di chi combatte, testimonia, arde per questo: quando hai conosciuto l’amore, non puoi non esprimerlo. Come avere di fronte un calice pieno di un buon vino: espande il suo aroma in tutta la stanza.

Come posso vedere se Dio per me è padre amorevole VS giudice/sergente? Una prima verifica si può fare nella preghiera.

Se quando prego mi sento libero di esprimermi, anche di dirgli che non mi piace quello che mi sta facendo vivere, se oso persino contestarlo, non come chi vuole rovesciare, ma come chi urla per essere ascoltato, sono nell’atteggiamento di figlio libero che sa che suo Padre non lo amerà di meno se lui Gli si mostra nella sua debolezza e nella richiesta di amore e di conferma.

Poi nella vita e nella relazione con gli altri: se quando sbaglio sono dispiaciuto e non terrorizzato o invaso dai sensi di colpa, se riesco a confidare senza farmi invadere dal sospetto che “Dio possa prendersi gioco di me” e trarmi tranelli per mettermi alla prova, allora mi sento figlio.

E poi c’è l’upgrade: perdonare, mettersi al servizio del prossimo, donare gratuitamente, saper chiedere perdono, guardare e vivere il mondo col cuore di Cristo (roba da santi in gara, questa!) ma è per l’appunto l’invito che viene fatto a tutti noi, invito dolce e desiderabile quando si conosce e si tocca anche solo un dito un po’ di quella misericordia che tutto rinnova, tutto risana, tutto santifica e tutto trasforma!!

Grazie Signore Gesù, perché con la legge del tuo Amore mi hai permesso di entrare nella grazia della vita piena. E auguro a te di sperimentarla, se ancora non l’hai riconosciuta, e di riviverla, se già l’hai incontrata! 

Ilaria Di Giulio

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