Categories:

Quel piccolo miracolo

Mentre leggevo il giornale, l’altro giorno, sono incappato in una notizia che mi ha colpito molto. Il titolo dell’articolo era: “Si addormenta con un tumore al cervello e incinta, si risveglia senza massa tumorale e mamma”. D’impatto ho pensato avessero riportato la storia di qualche miracolo, ed effettivamente così è stato. Solo non era il miracolo che mi aspettavo. 

La protagonista, operata per un adenoma ipofisario, incinta alla 35esima settimana, ha partorito durante l’intervento. Al suo risveglio non aveva l’adenoma, ma una bellissima bambina di nome Beatrice (forse un omaggio alla bellissima amata di Dante). È una storia meravigliosa, incredibile, eppure, non un miracolo. O forse si?

Quando sentiamo la parola miracolo siamo abituati a pensare a Gesù che libera l’indemoniato, a Gesù che resuscita la figlia del centurione, alla donna che solo toccando la veste di Gesù viene guarita. Ma ormai crediamo alla scienza e non ai miracoli, perché, infondo, non li vogliamo chiedere, perché siamo convinti che non verremo esauditi; meglio non credere che essere delusi. 

Ma se la tua vita fosse piena di miracoli e non te ne accorgessi? Se la tua vita stessa fosse un miracolo e non lo sapessi? Una delle più grandi perdite del nostro tempo è quella della capacità di riconoscere i miracoli che circondano le nostre vite. Ma a che serve la vista se siamo ciechi alla meraviglia?

Il fatto di non credere più ai miracoli rispecchia il nostro non credere più nella vita, nel fatto che le cose possano andare bene, che i nostri sogni possano realizzarsi, che ci sia del buono nelle persone, che possiamo essere felici. Abbiamo perso la capacità di essere ottimisti. In psicologia l’ottimismo è un atteggiamento mentale, un modo di essere propositivo nei confronti della vita e del resto del mondo. Si tratta della volontà di non lasciarsi sopraffare dalle difficoltà, ma trovare sempre una ragione per reagire. È una capacità che va allenata tutti i giorni.

Se davanti a noi si compie il miracolo di una grande guarigione, davanti a Dio si compie un miracolo ancora più grande, quello di qualcuno che riconosce la meraviglia. Forse hai fede, o forse no, ma voglio dirti questo: un grande attore diceva “il miracolo ha una caratteristica fondamentale, ti lascia libero di non crederlo tale”. Ogni miracolo può avere una spiegazione divina o una scientifica, sta a noi sceglierlo.

San Tommaso, nella Summa Theologica definiva i miracoli come: “Ciò che è fatto da Dio all’infuori dell’ordine della natura” (cioè una cosa che normalmente non dovrebbe accadere). Ed ecco che possiamo vedere i miracoli in un’ottica diversa: un miracolo è una grande grande guarigione, ma è anche quell’amico che ci ha perdonato quando ci siamo comportati male con lui; è la trasformazione dell’acqua in vino, ma è anche quella volta che abbiamo difeso qualcuno dalle accuse degli altri; un miracolo è tutte le volte che siamo capaci di amare quelli che ci stanno accanto e di non pensare al nostro interesse. E se non si manifesta in modo grandioso, è solo perché non siamo più abituati a riconoscerlo. 

Allora in questo tempo, esercitiamoci a riconoscere i miracoli nella nostra vita, quei piccoli straordinari miracoli. Perché se siamo liberi di credere che un miracolo sia tale o meno, vuol dire che possiamo decidere di credere che nulla sia un miracolo o che ogni cosa lo sia.

Sia che tu sia credente, sia che tu sia lontano dalla fede, senza pregiudizio prova a leggere, in questo tempo “1 Corinzi 13, 1-13” e alla luce di quello, prova a chiederti: quanti miracoli ci sono nella mia vita? Quanti posso operarne? 

Tanto la guarigione inaspettata quanto un atto di carità sono miracoli, sta solo a noi decidere di riconoscerli.

Antonio Pio Facchino

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *