Gesù vegano? Il consumo di carne secondo il Vangelo

Diciamolo, non siamo i primi a scrivere sull’argomento né saremo gli ultimi. Per quanto ad alcuni possa sembrare superfluo porsi domande del genere della serie “non mi cambia affatto la vita!”, altri si sono posti la questione e su vari siti e blog se ne leggono di ogni. Vediamo anche noi qualche argomentazione a favore o contro questa tesi, restringendo il campo, per ragioni di spazio, ai Vangeli! [1]

Tralasciamo, quindi, l’Antico Testamento [2] e diciamo subito un fatto importante: da nessuna parte nei Vangeli risulta scritto che Gesù Cristo abbia esplicitamente vietato, giudicato o sconsigliato il consumo di carne animale.

Anzi, ci sono almeno cinque riferimenti uno più esplicito dell’altro al fatto che Gesù non avesse nessun problema a mangiare carne né, addirittura, a liberalizzare e liberare il popolo ebraico da alcuni precetti che erano diventati ormai più rigide regole vuote che occasione di comunione con Dio. 

Vediamole insieme! 

  1. Premessa: l’antropologia ci fa da maestra nell’invito a calarci nel tempo e nello spazio di quel mondo che stiamo osservando ed è importante quindi contestualizzare sempre ciò che scopriamo. Parliamo di un popolo, gli ebrei, con una determinata cultura, in un determinato periodo storico, più di 2000 anni fa, con limitate risorse in termini di agricoltura ed allevamenti (in parole povere, non esistevano Mc Donald’s o KFC) e sicuramente l’attenzione al cibo e alla carne era sicuramente diversa da quella che è la nostra percezione odierna. 

Dicevamo, primo riferimento: 

presentazione di Gesù al tempio Lc 2,24. Gesù e la sua Famiglia erano ebrei. I suoi genitori, da buoni osservanti della Legge, portarono il loro neonato al Tempio «per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore». Chiaramente non per ornamento, ma per un sacrificio. Un sacrifico animale. Spargimento di sangue. Divisione delle carni (nel caso di bovini, pollame, ovini) oppure falò. 

  • La Pasqua ebraica, inoltre, era quella in cui si consumavano agnello, azzimi ed erbe amare. Certo, non è esplicitato quali alimenti, oltre al pane e al vino, fossero presenti sulla tavola dell’ultima cena; ma nei suoi 33 anni di vita Gesù avrà sicuramente festeggiato la Pasqua! E se dire che Pasqua ebraica = agnello-azzimi-erbe amare sarebbe come dire Festa del ringraziamento = tacchino ripieno non dovesse bastare (perché possiamo ammettere che la fantasia in cucina è lecita e se possiamo avere la “carbonara” con la panna, potremmo ipotizzare anche una Pasqua ebraica senza agnello), si può comunque stare tranquilli che se ciò fosse stato realmente così importante per Gesù Cristo e per noi, il Figlio di Dio non avrebbe lesinato di spenderci due parole a riguardo, come ha fatto su molti altri argomenti, e lo vedremo meglio al punto d.
  • Gesù e la pesca. Pietro e altri discepoli erano pescatori. Senza entrare in merito alle differenze tra veganesimo, pescetarianesimo o vegetarianesimo, ci limitiamo a menzionare i numerosi passi in cui Gesù stesso invita a gettare le reti, in Luca 24,42-43 Gesù apparso ai discepoli mangia una porzione di pesce che Egli stesso chiese, a testimonianza della sua resurrezione corporea; le diverse moltiplicazioni dei pani e dei pesci, per esempio, in Marco 6 e 8, e l’episodio della resurrezione, quella famosa grigliata che precede la conferma di Pietro a capo della Chiesa in Giovanni 21[3]
  • «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro […] così rendeva puri tutti gli alimenti.» 

Marco 7. Più chiaro di così non si poteva. 

Un’ultima argomentazione la prendiamo invece dagli Atti degli Apostoli e la riportiamo perché ci spiega un concetto molto importante che Gesù ha anticipato nel sopracitato episodio di Marco 7.

  • Atti 10, la visione di Pietro in cui l’apostolo vede una tovaglia con ogni sorta di animale sopra venire giù dal cielo su di lui e una voce dirgli «Pietro, àlzati! Uccidi e mangia! – Ma Pietro rispose: – Non lo farò mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di proibito o di impuro. – Quella voce per la seconda volta gli disse: – Non devi considerare impuro quel che Dio ha dichiarato puro.»

È un episodio emblematico e ci interessa fondamentalmente per due questioni attraverso le quali ci avviamo alla profondità e alla conclusione delle argomentazioni presentate: 

  1. Un primo motivo per cui Dio ha scelto di togliere il veto alle molte rigidità ebraiche (e alle nostre) è perché Dio è pratico. La Parola doveva arrivare fino ai confini della Terra e il popolo della nascente Chiesa, partita dalla culla della civiltà ebraica con tutta la cultura che la caratterizzava, avrebbe dovuto incontrare popoli diversi, culture agli antipodi, usi e costumi tra i più vari. Ecco che San Pietro (rigido per tradizione, giustamente) ha dovuto superare quella parte della sua cultura d’origine che prevedeva certi precetti, a favore dell’universalità e della missionarietà della Chiesa. 

Noi facciamo un po’ la stessa cosa quando ci invitano a casa d’altri (chi è andato in Erasmus sa, e chi dimentica è complice!) e ci mettono davanti pietanze sconosciute e dagli odori e i sapori non particolarmente attraenti. Che fai, non ne assaggi un po’? Ecco, i discepoli inviati ad gentes, tra i pagani, facevano la stessa cosa, noi per educazione, loro per la maggior gloria del Regno di Dio e per la sua diffusione!

Per quanto se ne possa (erroneamente) dubitare, la Chiesa è estremamente inclusiva, ed è cattolica perché è universale(cattolico = universale): ci potevamo mai bloccare a “tu mangi le salsicce di pollo e io mangio le fettine di maiale”?? 

Il messaggio di salvezza di Cristo risorto va oltre e al di là di ogni cultura umana, ne è superiore, cioè trascende i tempi, i luoghi e le usanze, pur potendo essere lodato e glorificato (o rinnegato, certo) attraverso le “cose del mondo”. Se nel luogo in cui sei puoi disporre solo di alcuni tipi di nutrimento, va benissimo, nutriti di quello, non per questo sarai indegno della relazione eterna che Dio vuole instaurare con te!

  • Il secondo motivo va ad ampliare e ad approfondire il primo: il cristianesimo è libertà nella figliolanza-paternità; significa che, dal punto di vista della nostra identità di figli di Dio, siamo stati creati liberi e libero è persino il nostro nutrirci e disporre dei frutti della terra e degli animali (v. Genesi), libertà che, attenzione!, è imprescindibile dall’Amore e che implica quindi, oltre al rispetto e alla custodia del creato (e qui non ci piove), il fatto che anche il cibo e il nutrimento possono (dovrebbero) essere permeati da un ordine e da un equilibrio che mi porta a non essere schiavo del mio stomaco o frenetico predatore del creato, mettendo natura e mondo animale sotto i miei piedi, ma custodeamministratore di ciò che mi è dato in dono secondo le mie esigenze di vita equilibrate nella Grazia. 

L’altro estremo di questo atteggiamento dis-ordinato, che per qualcuno potrebbe risultare poco digeribile, è mettere gli animali al di sopra, in una sorta di iper-elevazione. “Meglio un cane che un essere umano!”, sì, sono cose che si dicono…o che talvolta si credono realmente. Ho conosciuto coppie che preferivano comprare un animale piuttosto che avere un figlio. Forse un essere umano, effettivamente, è più scomodo, più impegnativo, meglio restare ai margini della vita, anziché spenderla tra gioie e dolori per qualcuno che ti metterà alla prova, ti adultizzerà, che un giorno ti volterà pure le spalle e camminerà da sé.

QUINDI, insomma, alla fine, il polpettone al forno di zia Carmelina della domenica lo posso mangiare o no??

Alla luce di quanto detto, SEI LIBERO di nutrirti di ciò che la tua cultura e la Terra ti offrono. Gesù non mette veti e, a parte l’astinenza quaresimale (che abbiamo spiegato in un precedente articolo) non ci sono richieste specifiche per la tua vita di fede.

Sicuramente, da essere umano e da figlio di Dio, a maggior ragione, SII ATTENTO al creato e all’ambiente, alla cura della Casa comune (cit. papa Francesco). Tenendo sempre bene a mente che bisogno e necessità, non implicano sfruttamento e crudeltà! Gli animali sono creature. E tutti siamo più o meno direttamente responsabili delle politiche e delle pratiche relative al trattamento degli animali. Se hai scelto di tenere la carne nella tua dieta, puoi scegliere, per esempio, carne da allevamenti non intensivi o derivante da fattorie controllate o di fiducia che rispettino in tutti i modi possibili gli animali, ricordiamolo, dono e risorsa! 

Insomma, che tu parli, che tu mangi, che tu faccia qualsiasi cosa, fallo da figlio di Dio. 

Da custode, non da padrone. 

Da figlio, non da saccheggiatore.

Infine, una nota salutistica: certamente la carne non è un alimento che va consumato sette giorni su sette, non solo per la seria questione dell’eccessivo sfruttamento del suolo, dei costi idrici e tutte le giuste argomentazioni sul caso che non tratteremo ora qui, ma il “troppa carne fa male” non è solo la voce di uno sponsor di ceci e fagioli, è il nostro organismo che richiede una dieta variegata e il consumo di carne è limitato addirittura ad una porzione a settimana nella piramide alimentare (salvo esigenze specifiche, naturalmente). Dalla dieta VEG, anche chi ha scelto diversamente, può prendere spunto per un sacco di ricette squisite, variegate e nutrienti! 

Insomma, sentiti libero, scegli con coraggio ma soprattutto con rispetto, saggezza e amore! 

Qualunque sia il tuo piatto preferito, buon appetito!

Ilaria Di Giulio

[1] Per chi vuole approfondire può scriverci o commentare, ogni arricchimento è ben accetto e ogni perplessità può trovare spazio!

[2] Nella Creazione Dio offre come cibo all’uomo e alla donna «ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde» (Gn 1,29-30): nel mondo senza peccato originale, evidentemente, non occorrono spargimenti di sangue e persino gli animali si nutrono d’erba.

Sempre nell’Antico Testamento, vediamo quanto fosse elevato il numero di precetti da seguire per gli ebrei sia nei sacrifici di animali, sia nella consumazione di carni ritenute pure/impure da cui Dio stesso aveva comandato di astenersi, per esempio nel Levitico (11,7) e nel Deuteronomio (14,8) si legge che il maiale è immondo ed è vietato mangiarne la carne, anche se non si spiega mai il perché, che potrebbe essere stato dettato da varie motivazioni allora importanti. O anche si può leggere in questi diversi precetti, i modi in cui Dio ha cercato di rendere obbediente e attrarre a sé in una sorta di pedagogia culturale-teologica il popolo prescelto.

Precetto evidentemente abbandonato o cambiato con il tempo, tant’è che anche nel Vangelo più volte si fa menzione di guardiani di mandrie di porci (per esempio in Lc 15,15 la parabola del figliol prodigo/padre misericordioso; Mc 5,11 la mandria numerosa di porci al pascolo).

[3] Sono state avanzate altre interpretazioni riguardo al senso e all’uso della parola “pesci” nei passi citati che tenterebbero di mettere in dubbio il fatto che si trattasse di vera e propria consumazione di carne animale; purtroppo, si tratta di personali rielaborazioni e traduzioni senza fondamento non riconosciute dal magistero della Chiesa.

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