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Qualcuno come te

C’è una canzone dei Coldplay di qualche anno fa che mi è sempre piaciuta molto: Something just like this. Sostanzialmente la canzone inizia dicendo: “Ho letto vecchi libri, le leggende, i miti: Achille e il suo oro, Ercole e i suoi poteri, Spiderman e il suo controllo, Batman con i suoi pugni e chiaramente non mi vedo su quella lista”. Chi di noi, dopotutto, non ha mai desiderato essere come quei grandi personaggi dei miti, come Achille o Ercole appunto, o ancora uno dei supereroi che seguivamo da bambini come Batman, Spiderman, Sailor Moon, Mazinga o Goldrake. 

Ma viene un momento in cui dobbiamo fare i conti con la realtà. Non abbiamo superpoteri, non abbiamo robot giganti con cui sconfiggere le forze del male e a differenza di questi eroi, la nostra vita non è così avvincente, e anzi tante volte la scopriamo molto ordinaria. A tratti magari anche noiosa. 

Ma ora voglio raccontarti una storia un po’ diversa da quelle che siamo abituati ad ascoltare, la storia di una ragazza di 13 anni che decide di diventare suora, ma la sua famiglia non glielo permette, perché la vuole far sposare. Lei rifiuta, finché, dopo anni, il padre, vedendola pregare, si accorge della sincerità della sua vocazione e smette di impedirle di prendere i voti. A 16 anni cerca di entrare in convento, ma questa volta sono le suore ad impedirglielo. La sua tenacia la porta però ad insistere, al punto di ammalarsi fisicamente, ma questo la porterà ad essere ammessa in quest’ordine. Una ragazza semplice, anche analfabeta, comincia a poco a poco a imparare a leggere e scrivere, inizia a svolgere opere di carità nei confronti dei poveri, in cui riconosce Cristo sofferente, e inizia a dettare lettere e a intrattenere corrispondenze epistolari con re, papi, artisti, letterati e dotti. La sua tenacia la porterà fino ad Avignone in Francia, dove convincerà il Papa Gregorio XI a tornare a Roma, e ci riuscirà. 

Questa ragazza si chiamava Caterina di Jacopo di Benincasa, ma noi oggi, a quasi 700 anni di distanza la ricordiamo come Santa Caterina da Siena, che oggi festeggiamo. Ma qual è il suo segreto? Come è stato possibile che una ragazza semi-analfabeta, tra i 16 e i 33 anni ha riportato il Papa a Roma ed è diventata Dottore della chiesa per la sua sapienza?

La riposta ce la da il vangelo di oggi: “In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza (…) Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»” (Mt 11, 25-30).

Il segreto di Santa Caterina è stato essere esattamente chi voleva essere e, in Cristo, arrivare alla sua piena realizzazione. Caterina non ha chiesto di essere diversa da ciò che era, non ha puntato a mete irraggiungibili, è stata una ragazza che ha cercato di essere completamente sé stessa ed ha scoperto, forse la sua più grande rivelazione, che il modo migliore per farlo era stare vicina a Gesù. Più volte parlerà, nelle sue lettere, della “gabbia del cuore”, quel luogo nel suo cuore in cui si rifugiava dalle tribolazioni interiori e trovava Dio. 

A questo punto potremmo chiederci perché, se è stata semplicemente se stessa, da ragazza analfabeta è finita a diventare tutt’altro, ovvero Dottore della Chiesa (titolo dato solo alle persone che hanno dato un contributo estremamente significativo alla dottrina di fede). E anche qui la risposta è semplice. A volte ci chiediamo perché noi non siamo in grado di compiere grandi opere; guardiamo i personaggi immaginari che abbiamo elencato prima, ed altri ancora reali, e ci chiediamo perché non riusciamo a fare ciò che fanno loro. Ma il segreto per una vita compiuta e pienamente realizzata non è fare grandi o eroiche azioni, ma essere grande nell’amore per le cose che ti sono affidate e non aver paura di comprometterti per quelle a cui tieni. E forse non riuscirai a realizzare ciò che vorrai, oppure quella realizzazione tarda ad arrivare. Ma va bene che sia così, perché fin quando non le abbiamo provate tutte, Dio non agisce, perché solo quando le abbiamo provate tutte e ci arrendiamo possiamo essere sicuri che tutto ciò che viene dopo è stato fatto da Lui. 

Il più grande merito di Caterina è stato stare pienamente al suo posto, quello che aveva scelto e le era stato affidato, ed essere docile alla volontà di Dio e ai suggerimenti che Lui le dava.

Questo vuol dire essere davvero grandi, essere eroi. Ma per farlo occorrono due caratteristiche che nell’elenco delle virtù eroiche nel nostro immaginario non sono così comuni ma che invece Gesù ci propone come cardinali: la mitezza e l’umiltà. 

La mitezza non è la sottomissione, ma il dominio delle passioni, il coraggio di andare controcorrente, il coraggio di fare la scelta giusta, ovvero di rispondere al male, all’ingiustizia e all’insofferenza con l’amore e il coraggio di compromettersi con carità per ciò a cui teniamo. Dall’altro lato c’è l’umiltà, ovvero la virtù di coloro che sanno qual è il loro posto e non si ribellano, ma lo accettano con la consapevolezza che ovunque siano, è il posto in cui Dio li ha voluti e dove sono chiamati a stare. 

Se coltiviamo queste virtù, sull’esempio di Santa Caterina, saremo veramente eroici e scopriremmo che, nel nostro piccolo, potremmo anche arrivare a cambiare il mondo. Ma per coltivarle, abbiamo una sola strada: andare alla fonte, ovvero Gesù. Quindi, in questo tempo, ti invito a fare questo esperimento: mettiti davanti a Gesù, e anche se ti senti inadatto, chiedigli la mitezza e l’umiltà per stare pienamente dove sei chiamato a stare e lascia che Gesù faccia il resto.

E forse, anche se può sembrare ironico o suggestivo, quello che sentiremo nel cuore, la risposta di Gesù, suonerà un po’ come il ritornello della canzone dei Coldplay di cui parlavamo all’inizio:

Dove vorresti andare? Quanto vuoi rischiare? Non sto cercando qualcuno con poteri sovrumani, qualche supereroe, qualche gioiosa favola, solo qualcuno a cui possa rivolgermi, qualcuno come te”.

Antonio Pio Facchino

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