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E se avessi bisogno di aiuto?

Domenica 10 ottobre si è festeggiata la giornata mondiale della salute mentale. È vero, è già passata una settimana, forse è già tardi per parlarne; o forse no? In realtà, il motivo per cui celebriamo e istituiamo alcune ricorrenze è per fare memoria dei messaggi che ci trasmettono, per poi rimetterli in pratica nella nostra vita tutti i giorni. A che serve infatti la Festa della Repubblica, se poi abbiamo ideologie filofasciste? A che serve la Giornata della Memoria, se poi ci comportiamo male con persone con origini diverse dalle nostre?

Queste giornate invece, sono un’occasione per ricordare l’importanza dei messaggi e di conseguenza i valori ci caratterizzano come uomini e come società e ci danno anche l’occasione di rinnovare noi stessi, crescere e cambiare le nostre idee e i nostri comportamenti. La Festa della Repubblica, ad esempio, ci aiuta a ricordare le battaglie vinte per un ritorno alla libertà, ma ci da anche lo spunto per prendere l’impegno a seguire un po’ di più la politica, rendendoci più consapevoli che siamo, oltre che uomini, cittadini. 

La Giornata Mondiale della Salute Mentale, istituita nel 1992 dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale (WFMH) e riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si prefigge di sensibilizzare le persone riguardo alla salute mentale, proponendo, di anno in anno, temi diversi. Il tema di quest’anno è stato “Salute mentale in un mondo ineguale”, e si è concentrata sulla disparità di trattamento tra chi soffre di malattie mentali e chi di altre patologie. Trattamento qui non è inteso solo come terapia, ma possiamo facilmente estenderlo al rapporto che ha ciascuno di noi con le problematiche psicologiche. 

Purtroppo, c’è ancora molta disinformazione al riguardo. Secoli di storia ci hanno insegnato a considerare “pazzo” chiunque stesse affrontando un momento di sofferenza particolare, e nonostante l’impegno di molti psicologi e psichiatri, la strada da fare è ancora lunga. Difatti, sebbene lo psicologo sia diventata una figura abbastanza comune anche in Italia, porta sempre con sé l’ombra del curatore di matti, di quello che legge nel pensiero o che vuole farci il lavaggio del cervello; il canonico strizzacervelli!

La settimana scorsa, stavo parlando con un ragazzo adolescente e quando gli ho detto di essere uno psicologo ha iniziato a dirmi i motivi per cui lui aveva difficoltà ad andarci. È stata una risposta che mi ha spiazzato li per lì, ma poi dopo una breve riflessione ho pensato a quanto spesso questo capita. Di conseguenza, ho provato a spiegargli che lo psicologo è una persona che ti accoglie quando ne hai bisogno e vuole aiutarti a tirar fuori la tua difficoltà per poterla affrontare insieme. Può fornirti le armi per combattere la tua battaglia e aiutarti non solo a stare bene, ma a stare meglio di prima. Lui mi ha guardato e mi ha detto: “Di questo avrei bisogno”. 

Ho preso questa conversazione perché mi ha colpito il modo in cui l’immagine dello psicologo sia ancora fortemente stigmatizzata. Penso allora che ci sia bisogno di un impegno reciproco. Da un lato, gli psicologi dovrebbero impegnarsi al massimo per sensibilizzazione (con magari qualche aiuto da parte dello stato) e ovviamente ciò è strettamente personale al modo che ritengono più opportuno. D’altro canto, anche noi dobbiamo impegnarci a vedere lo psicologo sotto una luce nuova. 

Il problema di fondo però, e ci tengo a precisare che non è una colpa ma una seria difficoltà, è che spesso una persona si rivolge dallo psicologo solo quando non riesce più ad andare avanti da sola. E forse ne puoi fare esperienza tu stesso, quando le ansie e le paure ti sovrastano, fino al punto da perdere la strada, “la retta via” ma comunque dici che non hai bisogno di aiuto, che lo psicologo è importante e fondamentale, però per gli altri perché tu stai bene. 

Alla fine, la scelta di ognuno di chiedere aiuto è totalmente libera. Nessuno può essere salvato se non vuole. Ma la vera domanda da farsi è: perché rifiutarsi di andare a chiedere aiuto a qualcuno che te lo può dare? Il rischio peggiore è che quel problema ti scavi nel cuore e alla lunga inizi a logorarti da dentro. 

Nessuna sofferenza, nessun disagio, nessuna crisi possono rimanere nascosti in eterno. Verrà il momento in cui queste riaffioreranno con prepotenza e verranno fuori. Ma non c’è da aver paura, perché abbiamo sempre la possibilità di chiedere aiuto. A volte una sofferenza ha il potere di gettarci nella disperazione. Ma ce l’ha solo se noi decidiamo di affrontarla da soli. 

Nelle prossime settimane esamineremo la figura dello psicologo liberandolo da una serie di luoghi comuni che nel corso degli anni hanno dato un’immagine distorta del suo ruolo come medico della mente e di quanto concerne la sua professione.  

Antonio Pio Facchino

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