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Vivere è camminare. Giorno 1.

Pronti, partenza…via! Si parte! Oggi inizia una rubrica sul cammino che ci accompagnerà per sei tappe totali. Lascerò la parola al mio diario di bordo che è molto più eloquente di qualsiasi parola che potrei utilizzare “a freddo”, dopo due mesi da questa magnifica esperienza. Ci soffermeremo su qualche evento, esploreremo i meandri della coscienza che riflette… insomma, questo ciclo di articoli ci guiderà passo dopo passo e cercherà di trasmettervi tutte le emozioni, o almeno buona parte, di ciò che ho vissuto. 

Il cammino di cui vi parlerò è quello del Salento, la Via del Mare nello specifico, che conduce da Lecce a Santa Maria di Leuca.

Giorno 1: Lecce – San Foca, 26/07/2021

«Riesco a scrivere solo nei ritagli di tempo (per ora durante le colazioni, riusciamo a sfruttare i bagni dei bar per lavarci anche i denti, è una gioia incredibile!). Partenza da Porta Napoli, incontro con Marco la cui mamma è morta a seguito di un incidente nei pressi di Pescara Nord (lui era l’autista). Si chiama Anna. Oggi è S. Anna. Gli abbiamo promesso preghiere. Via per Merine [tappa intermedia], un fruttivendolo ambulante ci dona una pesca succosa a testa. Siamo rinati. Alle 13 siamo sotto il sole cocente, non possiamo fermarci purtroppo, non abbiamo tempo. Leggiamo una meditazione sulla Mamma Celeste e osserviamo un’ora di silenzio. Si sentono gli uccellini che cinguettano, le cicale che friniscono, la leggerissima brezza quasi impercettibile che accarezza le foglie degli ulivi, il calore intenso sul viso e sulle braccia ormai arrossati nonostante la crema solare, il sudore che gronda dappertutto, il ritmo dei nostri passi sull’asfalto, il suono degli spallacci che scricchiolano a ritmo con i piedi, sotto il peso insostenibile dello zaino. Dovremmo soffermarci a pensare sulle parole “annuncio, presenza nascosta, fiat, libertà”. Che parole magnifiche! Provo a pensarci, mi sforzo, ma niente. Il terrore di rimanere senz’acqua mi assilla, penso solo alla meta dove troveremo dell’acqua (si spera), ci riprovo e mi dico “forza, pensiamo all’annuncio dell’Angelo…acqua! Dov’è l’acqua? Voglio l’acqua! Rimarremo senz’acqua, morirò di sete, già mi vedo stramazzata al suolo. Ma perché è così forte il sole?! Caspita, acquietati, so che è la tua stagione, ma rilassati, se sei un po’ più tiepido non muore nessuno. Ma quando arriviamo?! Dov’è l’acqua? Ma un caspita di albero che ci ripari, no? Dio, potevi ingegnarti un po’ di più, un albero in più sarebbe stato utile!» [Interrompo qui il monologo interiore, senza tediarvi con altrettante frasi deliranti].

Vorrei soffermarmi per puntualizzare un aspetto che è stato illuminante per me. Una mia amica, in quel momento di difficoltà e di fatica mi disse: «Sai, solo quando tutti i bisogni fisiologici sono soddisfatti allora il nostro spirito può elevarsi verso Dio. Se abbiamo sete, sonno, fame è impossibile concentrarsi, pregare e dedicarsi ad altro che non ci assicuri la sopravvivenza». Una frase forse scontata, ma di una saggezza incredibile per me. Quante volte ho dato per scontato mangiare un pasto caldo e bere un bicchiere d’acqua fresca quando ne avevo bisogno? Quante volte ho dato per scontato che i miei genitori mi stavano assicurando condizioni di vita ottimali per poter studiare e approfondire aspetti ulteriori della mia vita, della mia conoscenza, della mia persona? Quante volte ho giudicato superficiali le persone che si dedicavano solo ed esclusivamente a lavorare senza guardare a Qualcuno che li stava chiamando? Un secchio di acqua bollente (se fosse stata gelata sarebbe stata provvidenziale in quel momento di arsura) si rovesciò addosso a me.

«Francesca, sii grata per tutto ciò che hai, ringrazia ogni giorno Dio per i doni che ti fa, ringrazia i tuoi genitori per il dono completo di sé a te, con tutti i loro difetti certo, ma comunque con un amore incondizionato, completo, gratuito, senza misura, proprio come Dio ti ama.» Era la mia coscienza a parlare e da quel giorno ha piantato una pietra miliare nel mio cuore: la gratitudine.

«Cartello “Acaya” [meta tanto ambita], gioia immensa, allunghiamo il passo, vediamo una fontanella. Gioia! Corriamo! E’ arida. Disperazione. Vediamo un’insegna con su scritto “minimarket”, ci affrettiamo a raggiungerlo, vediamo un signore (era un’apparizione dopo km e km senza vedere un’anima), chiediamo se è aperto, «No». Una pugnalata dritta al cuore avrebbe fatto meno male. Un barlume di speranza: «Ma di cosa avete bisogno?» «Acqua!». Dobbiamo averlo detto in modo così disperato che il suo cuore deve essersi sciolto per la compassione. Assaporiamo l’acqua fresca come la bevanda più buona del mondo, il nostro spirito è risorto. Siamo ristorati dopo 3 litri d’acqua stracannati e un leggero venticello fresco, all’ombra di una tettoia. Sembra di essere in Paradiso [e dicono che sia molto meglio! Non ci resta che correre verso il Paradiso!].

Ricarichiamo lo zaino in spalla (se avessi avuto terra sotto i piedi sarei sprofondata nel terreno per quanto mi sembrava pesante). Si riparte verso San Foca, maciniamo km su km su km, non arriviamo più! Raccogliamo more e fichi per recuperare energie. Un’apparizione! Dopo ore e ore di cammino finalmente due ragazzi in bici! C’è vita, c’è la civiltà, siamo nella giusta direzione!».

Un’altra piccola riflessione che vorrei riproporvi è sulla necessità di relazionarci con le persone. In quel momento mi accorsi che potevo avere tutto, ma senza nessuno con cui condividere momenti, gioie, dolori, traguardi, cibo o qualsiasi cosa è davvero triste la vita. Credo che nel nostro cuore ci sia un’intima necessità di relazionarci con l’Altro e con gli altri. Ascoltiamoci nel profondo e prendiamoci cura l’uno dell’altro. Vivere è condividere.

Vi lascio tre luci che ho ricevuto nel mio primo giorno di cammino: 

  • l’essenzialità dell’acqua (Dio è sorgente d’acqua viva; “[…]Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga  a me, e beva […] Dal suo grembo scorreranno fiumi d’acqua viva»[1];
  • l’importanza dell’ombra che ripara dal sole infuocato; “a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali”[2];
  • la bellezza di incontrare persone e condividere con loro la vita; “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando”[3].

Vi vorrei condividere anche la canzone scelta per il primo giorno: Iko Iko[4].

Non posso che lasciarvi con una frase di San Pio da Pietrelcina dato la ricorrenza odierna della sua nascita in Cielo: “Poniamo i nostri cuori in Dio solo, per non più riprenderli. Egli è la nostra pace, la nostra consolazione e la nostra gloria.”

Francesca Amico


[1] Gv 7, 37-38.

[2] Sal 63, 8; vedi anche Sal 61, 5.

[3] Gv 15, 12-14.

[4] J. WELLINGTON, Iko Iko (My Bestie) feat. Small Jam. Si può ascoltare al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=TzwqnlYMqIg

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