Ubuntu: “io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo”
In questo tempo penso molto ad una frase: «Che neanche uno vada perso».
Vi chiederete perché, probabilmente…
Si tratta di un momento particolare, un momento di forte cambiamento.
La vita sembra finalmente ripartire in quarta e riprendere la sua corsa alquanto frenetica e, insieme alla ripresa delle attività più normali, più abitudinarie e quotidiane, appaiono numerosi cambiamenti.
Dite di no? Vi sfido: prendetevi 5 minuti di orologio per rifletterci, sono certa che ne troverete almeno 3 nella vostra vita!
Ciò che sto vivendo io, insieme al mio fidanzato e a molti nostri amici, è un po’ la fine di un lungo tempo e l’inizio di uno totalmente nuovo, che sappiamo sarà completamente diverso dal precedente. Gli avvenimenti che ce lo hanno annunciato e che scandiscono il passaggio a questo nuovo periodo, sono la fine del percorso universitario; la laurea; la scelta di riprendere gli studi cominciando un nuovo percorso, magari parallelo al proprio lavoro; ma anche la scelta coraggiosa e forse necessaria di andare a vivere da soli, costruendo un po’ di più la propria indipendenza; l’inizio di un nuovo lavoro, con annesso il trasloco in un’altra città, o addirittura in un’altra regione.. Insomma quel lasciare tutto; quel veder partire da un lato e veder rimanere dall’altro; amici che vanno e amici che restano.
Movimento. Cambiamento.
E questo fa parte dell’uomo, fa parte della vita: essere in costante cambiamento! Un cambiamento che si traduce con crescita.
Ed è bellissimo perché significa che non c’è ristagno, ma è come un’acqua che, limpida, fluisce; va; si dirama per fiumi e canali, rinnovandosi e rinnovando tutto ciò che bagna lungo il corso!
Certo, tutto questo non avviene senza dolore. Ed è giusto che sia così, va bene provare tristezza per qualcosa che sta terminando, va bene sperimentare il dolore del distacco. Va bene anche provare un po’ di timore per ciò che sarà; qualche dubbio e incertezza per il futuro che verrà, ma non lasciamo che questi sentimenti prendano il sopravvento e spengano il nostro animo, non lasciamo che diventino il centro facendoci perdere la bellezza di ciò che sta arrivando.
E quando la malinconia, l’ansia o la paura vengono a disturbarci un po’ troppo spesso e pare non vogliano togliere il disturbo: guardiamo Gesù e come fece Lui, rivolgiamoci al Padre con fiducia. Preghiamo il Padre che si prende cura di noi con la semplice e potente preghiera del “Padre Nostro”, preghiera che ci unisce direttamente a Lui. Sperimenteremo una grande pace, sperimenteremo la Sua presenza accanto a noi.
E se attorno a noi le acque del cambiamento ci confondono, sembrano onde agitate che inevitabilmente arriveranno a buttarci giù e a farci sprofondare: coraggio, guardiamo ancora Gesù. Teniamolo al centro e se anche tutto sta vorticosamente cambiando o cambierà inevitabilmente, noi uniti a Lui, con la Sua presenza certa, non affonderemo. Uniti a Lui possiamo muoverci nel mondo liberamente.
Affidiamoci a Lui e soprattutto rimaniamo uniti!
Rimanere uniti in Cristo Gesù affinché neanche uno vada perso. Ecco!
Certo, diversi sono i carismi ma uno solo è lo Spirito, una sola la Verità e dovunque ci troviamo e ci troveremo lo Spirito unisce, soffia, guida, fa grandi cose!
È importante rimanere uniti davanti ai cambiamenti, davanti a quelle situazioni nuove e inaspettate che non si sa come gestire: rimanere uniti per andare più lontano.
Di pari passo con quelle novità, già di per sé forti, se n’è presentata un’altra, forse la più forte di tutte o forse quella che mai ci saremmo aspettati di vedere: la “fine” della nostra comunità qui a Chieti.
Questa è stata ed è tuttora una bella botta. Ma è veramente finito tutto? No, se appunto restiamo uniti. “Avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento”[1], nulla andrà perso, ma tutto continuerà in vesti che saranno solamente rinnovate! La Sostanza rimarrà la stessa.
Rimanere uniti affinché le acque tumultuose del cambiamento non facciano disperdere e non spengano gli animi. Rimanere uniti mediante Cristo. Uniti per essere sostegno vicendevole, gli uni per gli altri; proseguendo oltre nel cammino, andando incontro a nuove scoperte, senza dimenticare le pregresse.
Rimanere uniti perché come mi disse un amico, tempo addietro: “io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo”, che in lingua africana si traduce con la bellissima parola “ubuntu”. Non chiudiamo i nostri cuori per la paura, ma anzi, apriamoli ancor di più. Rimaniamo aperti per essere pronti a dare nuova forma alla Bellezza che è in noi. Rimaniamo pronti per impegnare le nostre mani, senza paura su come avverrà perché: «Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia. Così sarete ricchi per ogni generosità».[2]
La Bellezza non finisce mai! Il nostro cuore ha già sperimentato questo, lo sa bene! E allora, che non rimanga turbato[3] a lungo. Rimaniamo uniti. La via la conosciamo già e se dovessimo dimenticarla o fraintenderla: niente paura! Basta farsi luce gli uni gli altri, basta indicare la strada a chi l’ha smarrita per un attimo: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».[4]
Ecco la Via.
Erika Centurione
[1] Filippesi 2:2
[2] 2Cor 9, 10
[3] Giovanni 14, 1- 4
[4] Giovanni 14, 6
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