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Un invito lungo 104 anni

Oggi, 13 maggio 2021, ricorre il 40° anniversario dell’attentato a San Giovanni Paolo II, il quale, allo scoccare delle diciassette e diciassette minuti di quel mercoledì pomeriggio del 13 maggio 1981, venne raggiunto e colpito all’addome da due proiettili, durante un saluto dalla papa mobile a tutti i fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

Sempre oggi, ricorre anche un altro anniversario: la celebrazione liturgica della Beata Maria Vergine di Fatima. Infatti, nell’ormai lontano 13 maggio 1917 avvenne la prima di una serie di apparizioni legate a Maria – in totale sei – che si ripeterono con una cadenza fissa il 13° giorno di ogni mese. La Vergine Maria apparve a tre piccoli pastorelli del Portogallo: Lucia dos Santos, Francisco e Jacinta Marto, i quali tutti i giorni portavano al pascolo il loro gregge presso Cova da Iria, una località vicino Fatima. E fu proprio qui, a Cova da Iria, che i tre cugini videro sia la prima sia le successive volte, Maria, in vesti bianche e con merletti dorati sui bordi e con in mano un rosario.

Nonostante regnasse un ampio scetticismo generale e si sovrapponessero infiniti dibattiti circa la veridicità di tali apparizioni, Fatima iniziò lentamente a divenire, nell’arco degli anni, un importante luogo di fede e meta principale di sempre più numerosi pellegrini; basti pensare che già nell’ultima apparizione di ottobre si stimarono tra le 30 e le 100 mila persone presenti. Insomma, da quel momento in poi, niente fu più come prima in quel piccolo paesino del Portogallo. Le apparizioni ebbero ancor più risonanza perché furono accompagnate da rivelazioni di eventi futuri, meglio conosciuti come i segreti di Fatima, profezie sul futuro dell’uomo e la cristianità, raccolte e rivelate nel corso degli anni.[1] Francisco e Jacinta morirono pochi anni dopo, durante l’epidemia di spagnola. Lucia, invece, divenne monaca carmelitana scalza e mise per iscritto nelle sue “Memorie” [2] gli eventi accaduti a Fatima.

Tuttavia si dovette aspettare il 1930 per vedere autorizzato il culto alla Madonna di Fatima, quando il vescovo di Leiria dichiarò “degne di fede le visioni”.

Di tutte le apparizioni Mariane a Fatima, il messaggio ribadito è stato un invito alla penitenza, alla conversione e alla pace. Tre concetti e tre inviti distinti, ma che in realtà, andando a vedere meglio e guardandoli più da vicino, ruotano attorno a un nucleo comune: quello di tornare a Dio. Sebbene, infatti, il significato di penitenza abbia assunto una connotazione negativa, questo termine fu scelto nel concilio di Trento per indicare proprio il mettere in atto un’azione che concretamente portasse ad uscire da se stessi per volgere il proprio cuore a Dio e al prossimo. Ed è esattamente quello che avviene quando si parla di conversione. Nella conversione si attua un’inversione, un cambiamento di rotta, smettendo di guardare unicamente a se stessi, si inizia a volgere il proprio cuore verso Dio e verso l’altro. 

In un momento storico devastato dalla prima guerra mondiale, Maria, apparendo a questi tre pastorelli, da vera madre, ha voluto affidare loro la ricetta segreta per la pace vera da condividere con tutti noi, ovvero la preghiera. 

Anche noi oggi, proprio come allora, siamo afflitti da una guerra che ci ha costretti nelle nostre case. Il rumore del nostro tempo non è quello delle bombe, ma quello della confusione generata dalla pandemia. Proprio per questo, proprio come a Fatima, ci viene in soccorso Maria, una madre sempre presente anche se a volte silenziosa, che si prende cura di tutti. Maria è una mamma e quindi ama pienamente, ascolta i propri figli e le proprie figlie e sta loro accanto, desiderando per loro solo il meglio. Per questo abbiamo bisogno di Maria per custodire la pace e il nostro rapporto con Dio e con gli altri.

Come ci ha ricordato ieri Papa Francesco, durante l’udienza generale, pregare a volte è difficile, ma non possiamo farne a meno per vivere una vita piena. “Ogni volta che vogliamo farlo, subito ci vengono in mente tante altre attività, che in quel momento appaiono più importanti e più urgenti”, ha detto il Papa, e subito dopo: “Questo succede anche a me. Noi fuggiamo dalla preghiera, non so perché ma è così. Quasi sempre, dopo aver rimandato la preghiera, ci accorgiamo che quelle cose non erano affatto essenziali, e che magari abbiamo sprecato del tempo”. E ancora: “La preghiera certamente dona una grande pace, ma attraverso un combattimento interiore, a volte duro, che può accompagnare periodi anche lunghi della vita. Tutti gli uomini e le donne di Dio riferiscono non solamente la gioia della preghiera, ma anche il fastidio e la fatica che essa può procurare”.

Dunque, come ci ripete Papa Francesco, la preghiera è un grande strumento da usare ma non è una passeggiata. Bisogna perseverare in essa, mantenerle fede perché i momenti difficili, di noia, mancanza di concentrazione e voglia, i momenti più di ribellione sono assicurati, ma rimanendovi appunto fedeli, saremo condotti alla pace e sarà proprio Maria a guidarci ad essa. Provare per credere! 

Allora ascoltando le parole del Santo Padre, accogliamo ancora l’invito di Maria, che come fece a Fatima, continua a suggerirci di affidarci a lei, di pregare ogni giorno con il cuore, in particolare il rosario; senza la pretesa di grandi sentimenti, ma solo con un grande atto di affidamento, di fiducia. Una madre ascolta sempre la preghiera dei propri figli. Se iniziamo, non smetteremo di stupirci nel vedere quanto possa portare frutto anche solo un piccolo momento di preghiera fatto con il cuore. 

Erika Centurione


[1] Qui il messaggio di Fatima, con i testi originali, le rispettive traduzioni, oltre che le interpretazioni: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000626_message-fatima_it.html

[2] Consultazione del pdf: http://www.latheotokos.it/programmi/memorie.pdf

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