Più forte della morte è l’amore pt.1
Sin da quando ero bambina, ogni volta che veniva il tempo di Pasqua, veniva il tempo della Passione, dei film sulla crocifissione, delle lunghe e stancanti vie crucis in città, e quando io sentivo leggere i brani del Vangelo, mi rendevo conto di detestare una semplice cosa: non capivo davvero che mi veniva raccontato. Avevo mille domande: per esempio, cosa significa sudare sangue? Quanto fa male una corona di spine? Gesù è morto perché ha perso troppo sangue? Che cosa significa che con il colpo di lancia dal suo costato esce sangue ed acqua? Importunare gli adulti con la mia insistenza era inutile: nessuno sembrava davvero avere le risposte che cercavo. Questa sottile frustrazione tendeva a ripetersi ciclicamente ogni anno, finché non ho cominciato ad indagare io stessa, realizzando che in realtà anche per la scienza rispondere a queste domande non è mai stato così semplice.
Per esempio, ricordiamo che Gesù sudò sangue nel Getzemani. Questo fenomeno si chiama ematidrosi. In poche parole, lo stress psicologico raggiunto da Gesù ha provocato in lui una risposta neuroendocrina così potente da causare la rottura spontanea di piccoli capillari associati alle ghiandole sudoripare: il sangue si raccoglie nel loro lume, uscendo assieme al sudore. Si tratta di una manifestazione di per sé rarissima, ma nota anche diversi secoli prima di Cristo, associabile a stati di profonda paura. Tuttavia, per manifestarsi in un individuo in perfetta salute, implica che l’entità dello stress alla base fosse così devastante da vincere anche i normali sistemi di compenso del corpo.
Per quanto riguarda la terribile flagellazione, nella Sacra Sindone si può osservare come non sia stata lesa solo la schiena, ma anche il petto, le braccia, e le gambe, sia avanti che dietro. Non c’è un angolo del suo corpo che sia stato salvato dal dolore della tortura del flagrum, che era fatto sia di pelle che di ferro. Non solo apriva piaghe profonde che sanguinavano, ma provocava contusioni e danneggiava anche gli organi interni, specialmente i polmoni, facendo accumulare liquidi a valle. Il corpo a questo punto trema e suda per il dolore e per i ripetuti traumi. Gesù non riesce a stare dritto, fatica a respirare e il suo corpo è sempre più disidratato.
In più, immaginate la corona di spine, che trafigge crudelmente il cuoio capelluto. Si tratta di un tessuto molto ben innervato, come lo è il volto, che è anche straordinariamente vascolarizzato. Immaginate il sangue che scorre in abbondanza sul viso e sugli occhi, immaginate che quelle spine siano lunghe a sufficienza da perforare la pelle della fronte e delle tempie, magari fino alle palpebre gonfiate dalle botte. Il dolore lo stordisce di continuo. Portare la croce su per il calvario da solo diventa praticamente impossibile.
Immaginate il legno pieno di schegge della croce alle sue spalle, che si ficcano nelle piaghe aperte della flagellazione. Gesù preferirebbe non toccare proprio niente con tutte quelle ferite, invece quel legno pesantissimo lo opprime per tutta la salita del calvario, e non smetterà di torturarlo nemmeno quando lui sarà appeso con i chiodi.
E a proposito di questi, si è a lungo discusso sulla posizione dei chiodi sulle mani: non è mai stato chiaro se il ferro avesse perforato il centro della mano, oppure il polso. Ma anche guardando i dettagli della Sacra Sindone, sembra che il chiodo fosse passato appena sopra il carpo, in un punto detto “area Z” attorno il quale girano i vasi più importanti, ma dove passano gran parte delle fibre del nervo mediano. È lo stesso nervo che fa male quando viene la sindrome del tunnel carpale, quello che se leso, provoca il piegarsi delle tre prime dita a “mano benedicente” (interessante coincidenza, vero?). Se anche solo questa sindrome, come sa chi lavora molto con le mani, è nota per essere insopportabile senza l’uso di antidolorifici, immaginate ora che quello stesso nervo sia tagliato da un chiodo ruvido e quadrangolare, e che a valle le dita abbiano un po’ perso sensibilità, un po’ ne abbiano guadagnata troppa, perché alcune fibre sono state irritate, ma non tranciate.
Respirare si rivela presto uno sforzo che rende ancora più severa l’agonia. Il torace non riesce ad espandersi bene per via delle spalle così alte e rigide e della pessima qualità di appoggio delle gambe. Il diaframma ce la mette tutta per far entrare un po’ d’aria nei polmoni imbibiti, ma non sembra bastare mai.
Per quanto riguarda la vera causa della morte, di ipotesi ne sono state formulate molte, ma secondo il professore americano Frederick Zugibe, la più probabile resterebbe lo shock traumatico e ipovolemico. Sappiamo che quando il Longino perforò il costato di Cristo, ne uscì “sangue ed acqua”. Il liquido trasparente non è altro che la componente di siero che si trova nel sangue, e che può separarsi da esso quando il sangue coagula oppure quando “trasuda” attraverso la parete dei vasi, accumulandosi in alcune cavità. Non è chiaro se quindi quel sangue e quell’acqua provenissero dal pericardio, oppure dalle pleure polmonari. Fatto sta è che comprovò definitivamente la sua morte. L’agonia di Cristo durò relativamente poco tempo (tanto da stupire Pilato per questo), poiché era noto che il supplizio dei crocifissi potesse durare anche un paio di giorni, infatti si spezzavano le gambe per accelerarne la morte. Ma a Gesù non fu riserbato questo trattamento, proprio come era stato predetto.
https://www.shroud.com/zugibe.htm
https://www.aldomariavalli.it/2016/01/26/esame-medico-sulla-passione-di-gesu/
https://www.sindonologianapoli.org/Crocifissione.html
Maria Chiara di Giovanni
2 Responses
Mi piace molto la descrizione che fai dei supplizi subiti da Cristo. Trovo molto interessanti i vostri articoli, perché sapete rendere semplici dei concetti molto profondi e complessi. Complimenti ,ragazzi, andate avanti così. Siete una piccola luce in questo mondo quasi buio e che sembra senza speranza e
Siamo felici di riuscire a comunicare bene i nostri temi, grazie mille! (Coraggio, la Chiesa fondata su Cristo non morirà mai!)