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Questa storia arriva direttamente da oltreoceano e più precisamente dall’Argentina. A raccontarcela è Alver Metalli, scrittore e giornalista che vive da anni in America Latina.

È una storia molto semplice e umile, ma straordinaria nella sua semplice ordinarietà. Ci pone davanti la storia di una madre e di sua figlia, Noelia, che da mesi sono rimaste bloccate a Buenos Aires, lontano dal Paraguay, lontano da casa e dal resto della famiglia, per via della pandemia.

Noelia è malata di cancro ed è per questo motivo che, ad inizio 2020, si è dovuta spostare in Argentina; con sua madre sempre accanto poiché non voleva assolutamente lasciarla sola, neanche un attimo, tanto da trovarsi a lottare con le autorità ospedaliere pur di non separarsi dalla figlia, e, riuscendo vittoriosamente in questa piccola impresa.

Ricoverata a causa di un tumore cerebrale che si è poi esteso alla spina dorsale generando una paralisi degli arti, Noelia è casualmente entrata in contatto con Alver Metalli. Possiamo dire sia stata proprio la paralisi di Noelia a far incrociare le loro strade: Alver che, da quando è iniziata la quarantena, vive in “una villa misera argentina”, portando alimenti nelle case di persone inferme, un bel giorno ha visto arrivare alla villa un conoscente della ragazza che cercava una sedia a rotelle che le potesse andare bene. La sedia per Noelia venne trovata grazie all’aiuto di una famiglia locale, ma ciò che desiderava la ragazza era altro.Chiedeva infatti di poter ricevere, nell’incertezza dei suoi giorni, quella che era la sua unica certezza: la comunione, la Santa Eucaristia. Non essendo disponibili sacerdoti, venne chiesto a un laico: allo stesso Metalli. 

Il giornalista, sorpreso dalla richiesta, si trovò a riflettere tra sé che si trattava della primissima volta in cui qualcuno gli reclamava un alimento differente dal solito, “un alimento per l’anima”. Titubante e dubbioso, chiese consiglio ad un sacerdote amico, prima di decidersi. Si prodigò, poi, per far ricevere la santa Eucaristia a Noelia, che l’attendeva con infinito desiderio e fede:  “mi sono anche fatto spiegare quali fossero le preghiere che andassero recitate in un momento come quello. Il giorno dopo sono andato da Noelia con due ostie consacrate avvolte in un fazzoletto bianco, una per lei l’altra per la madre, e un foglietto con trascritte le invocazioni per i morenti. Quando sono entrato nella sua stanza, Noelia ha capito subito cosa avessi in mano e ha sorriso. Aspettava quella particola come le medicine palliative che hanno iniziato a somministrarle. Si è sollevata e si è seduta sul letto con grande sofferenza. Mi ha fatto impressione come mai prima, leggere davanti a loro le formule che precedono l’atto di impartire la comunione, le richieste di perdono per la poca carità, per la poca fede, per la mancanza di speranza, e quell’affidamento totale in Chi dà la vita eterna e può risuscitare anche il corpo martoriato nell’ultimo giorno. Non ho aggiunto nessuna parola, e del resto non avrei saputo cosa dire. Tutte le parole erano state dette, quelle giuste. Quelle di cui l’anima ha bisogno.”

In questo giorno celebriamo l’istituzione dell’Eucaristia, un mistero inspiegabile a parole, un mistero che può soltanto essere vissuto. E in questo mistero ognuno può incontrare e fare conoscenza della Verità: incontrare Cristo, in maniera personale e unica.

Quante volte ci dimentichiamo di questo dono immenso, quante altre volte lo riceviamo distrattamente, ma Lui è sempre lì, in attesa per poterci accompagnare giorno dopo giorno nelle nostre difficoltà, nelle nostre gioie. Per condividere con noi ogni sorta di peso. Per rinfrancarci e confortarci. Per accoglierci e darci nuova forza, per guidarci e illuminarci in ogni situazione. È lì per dirci: “tu non sei solo neanche un minuto”. È nella santa Eucaristia per dirci con più forza: “Io sono con te sino alla fine”, “ti amo sino alla fine e non ti lascio”.

E lo possiamo vedere nella storia di Noelia: mai sola, neanche un attimo, un tutt’uno con l’amore di Cristo. Fino alla fine ha attinto la sua forza, la sua gioia da Lui.

Proviamo a scoprire e a riscoprire l’unicità di questo grande mistero, proviamo ad accostarci alla santa Eucaristia con occhi nuovi. Insieme, cerchiamo di farlo già nella prossima messa che vivremo. Apriamo i nostri occhi e lasciamo che così si aprano anche i nostri cuori, davanti all’Amore.

Erika Centurione

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  1. Non trovo le parole per ringraziare te e tutto il team di “parusia “per le parole belle che trovate per esprimere in modo chiaro e semplice concetti molto profondi. Dai vostri testi si evidenzia la fede e l’amore che vi anima. Grazie per quella luce di speranza che regalate a chi vi segue

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