l mese di Giugno che è da poco cominciato porta con sé la fine di un percorso (pensiamo all’anno scolastico), un periodo di maggiore rilassatezza e svago, un tempo di bilanci che precede un nuovo inizio, che un po’ tutti, fin da piccoli, viviamo con l’inizio di settembre. Giugno è il primo mese dell’estate, il primo mese davvero caldo, il mese in cui la luce supera le tenebre, se guardiamo alle ventiquattro ore giornaliere. Per alcuni aspetti, dunque, esso è il mese della pienezza della vita.
Nella vita della Chiesa, Giugno è il mese che segue le più grandi feste dell’anno liturgico: la Pasqua e la Pentecoste. Si torna all’ordinario dopo aver contemplato misteri grandissimi e davvero magnifici. Si potrebbe dire che più di quello che abbiamo già visto, non ci possa essere.
Ma questo non è totalmente vero, perché questo primo mese estivo porta con sé la riflessione sul motivo profondo che ha guidato Gesù per tutta la sua vita, e che dà senso all’incarnazione, ai suoi trent’anni di vita nascosta, alla sua predicazione, alla sua morte, alla sua resurrezione e all’invio dello Spirito Santo sui discepoli: il suo amore per noi.
Può sembrare scontato, possiamo pensare che ormai questo concetto lo abbiamo compreso, che lo conosciamo e che non possa dirci più nulla, ma se ci fermiamo un po’ a riflettere scopriamo che non è esattamente così. Del resto, c’è qualcosa più grande, su questa terra, dell’amore? C’è qualcuno che si sia mai saziato a pieno di esso? C’è qualcuno che abbia mai trattato l’argomento in maniera esaustiva? No, perché l’amore è un seme di eternità, e l’eternità non si può racchiudere nei nostri ragionamenti. Quello che sappiamo è che poeti, pensatori, filosofi e persone comuni hanno, da sempre, riflettuto sull’argomento. L’amore è quindi la tematica che più ci accomuna in quanto esseri umani; e tra le tante frasi che si sono dette e scritte a riguarda, due mi hanno colpito in maniera particolare: “Tutti nasciamo per amare; è il principio dell’esistenza e il suo unico fine” e
“c’è solo una felicità nella vita: amare ed essere amati”. Queste due frasi appartengono a personaggi molto diversi tra loro: la prima è del primo ministro inglese Benjamin Disraeli, la seconda appartiene alla poetessa francese Amantine Aurore Lucile Dupin, meglio conosciuta con lo pseudonimo di George Sand. Queste due frasi, a mio parere, possono in qualche modo riassumere quella che è la massima aspirazione dell’uomo, ed anche la sua vocazione originaria. Per dirla alla Nek, insomma, “siamo fatti per amare”. In questo, tutti gli uomini, di ogni epoca, di ogni lingua, cultura e religione, di ogni latitudine e longitudine si possono ritrovare.
Questo desiderio, ed anche questa missione, sono stati la stella polare della vita di Gesù. Lui è venuto al mondo per amare, e ripieno dell’amore del Padre, ha trascorso ogni istante della sua vita amando, riversando cioè sugli uomini quell’oceano di amore di cui vive la Trinità.
E che Gesù ci abbia amato non in maniera filosofica o intellettuale, ma assolutamente tangibile e concreta, ce lo testimonia Lui stesso, attraverso le rivelazioni fatte a Santa Margherita Maria Alacoque nel secolo XVII. Siamo in Francia, nel 1670: una suora, Margherita Maria, è in preghiera davanti al Santissimo Sacramento, quando le appare quel Gesù che sta adorando nell’Ostia consacrata, mostrandole il suo cuore. Le dice: “Vedi questo Cuore che si strugge d’amore per gli uomini, ciò nonostante, non riceve che ingratitudine e oltraggi. Questo Cuore è sempre disposto a versare grazie e benedizioni sopra di tutti; ma gli oltraggi continui che mi fanno, ne impediscono la diffusione. Fa che il venerdì successivo all’ottava consacrata all’onore del mio Divin Corpo, sia specialmente consacrato all’onore del mio Divin Cuore, riparando con onorevole ammenda e devota comunione le offese che ricevo nella divina Eucaristia. Io spargerò abbondanti benedizioni su quanti mi presteranno questo culto; e a te affido l’incarico di far conoscere ed eseguire il mio volere”. In un’altra apparizione (secondo la tradizione sono almeno quattro) Gesù, parlando del suo amore per gli uomini, dice: “Il mio cuore divino è così appassionato d’amore per gli uomini che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per questo grande disegno”. Qual è questo disegno? La diffusione di questo messaggio d’amore, concretizzato nella festa del Sacro Cuore di Gesù, che circa due secoli dopo sarà estesa a tutta la Chiesa universale da papa Pio IX e che si celebra il Venerdì successivo alla festa del Corpus Domini.
Una festa, dunque, voluta da Gesù stesso, che peraltro chiederà anche di riparare alle tante ingratitudini dell’uomo con la pratica dei primi nove venerdì del mese. Una festa, si diceva, che è Gesù stesso a chiedere: non è una festa romantica, o una festa in più rispetto alle altre: è la festa che, come si diceva all’inizio, spiega il senso di tutta la vita e la missione terrena di Gesù. L’unico “motore” che muove Dio è il suo amore, e Gesù ha voluto mostrarlo agli uomini con tutto il suo essere, fino al sacrificio della croce. Riflettere sul Sacro Cuore significa riflettere su questo amore, che non è un amore generico, per l’umanità, ma è un amore personale: Gesù ama infinitamente me che scrivo e te che leggi. Gesù ama ciascuno con un amore unico, esclusivo, personale: il nostro non è il Dio delle folle o delle masse, ma è il Dio che parla al cuore, ad ogni singolo cuore, con le parole e con i gesti che quello specifico cuore può comprendere. Qualche tempo fa lessi questa frase: se anche ci fosse stato un solo uomo sulla terra, Cristo si sarebbe comunque incarnato e avrebbe dato la vita per quella persona. Così il Signore ci ama! Non ci ama a gruppi, o nel mucchio: Gesù vede Zaccheo, nonostante la folla; Gesù riconosce il tocco dell’emorroissa nonostante la moltitudine di persone che lo circondava; Gesù non salva gli uomini, una massa indistinta, ma salva ciascun uomo, e desidera un rapporto d’amore con ciascuno, come se fosse l’unico.
Gesù chiama ancora, anche oggi, nel 2022; cerca anime che possa amare e che possano amarlo. Gesù chiama me, chiama te, in maniera unica. Siamo consapevoli di questo? Abbiamo questa certezza? O viviamo come se questo amore non esistesse o, peggio, nella paura di Dio?
In questo mese di giugno, allora, abbiamo la possibilità di provare a vivere in modo nuovo il nostro rapporto con Gesù: possiamo chiedergli di vivere in maniera nuova e più profonda il nostro rapporto con Lui, decidendo di fare di Lui il centro della nostra vita. Possiamo chiedere a Lui, che è il modello più sublime, di insegnarci ad amare. E tutto cambierà, anche i rapporti nella nostra vita quotidiana, perché non vedremo più gli altri come nemici o ostacoli, ma come fratelli, amati da Dio con lo stesso amore con cui ama me. Un amore gratuito, immeritato, ma vero, certo ed immenso.
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