Qual è la storia dietro questa immagine?
Chi l’ha realizzata è una ragazza di 23 anni, che nel momento in cui scrive studia per diventare un medico.
La vita di ognuno di noi è costellata di impegni, abitudini e distrazioni. Lo è tutt’ora la mia. Eppure Dio si è fatto vedere nell’intreccio della mia monotonia.
Tutto è cominciato quando ho perso i miei colori acrilici. Il preziosissimo set di cinque colori era svanito nel nulla! Nella casa della mia infanzia all’epoca era tempo di ristrutturazioni, e credevo che il mio set fosse finito da qualche parte sotto quei teli impolverati. Ci vollero mesi per rimettere tutto a posto, i colori li cercavo ogni volta che toglievamo i teli e rimettevamo i mobili apposto, eppure di loro nemmeno l’ombra. Ricomprarli? Nemmeno per sogno, erano ancora belli pieni di tinta! Dovevo ritrovarli!
Mi arresi soltanto quando la vecchia casa fu perfettamente in ordine, dopo aver guardato letteralmente in ogni angolo. Quei tubetti erano davvero scomparsi.
Un giorno fui invitata ad una serata di condivisione e preghiera (organizzata dai ragazzi dell’associazione Newman) che si teneva in una casa vicino la mia università. Frequentavo spesso quel luogo e quelle persone, quindi andai come d’abitudine, senza badare più di tanto al tema della serata. Senonché, mentre pregavamo, mi sovvennero alla memoria gli acrilici perduti. E mentre guardavo la grande immagine del Gesù Maestro di fronte a noi, realizzai qualcosa di piuttosto profondo.
Capii che una cosa accomunava i miei abituali disegni: erano creati per mera soddisfazione emotiva e visiva. Erano, come temevo, “cose di poco conto”, uno schizzo della mia energia creativa che si spiaccicava su un foglio assumendo una forma di me stessa, e nulla più.
Ogni artista sa che nelle sue opere non può fare a meno di mettere pezzi della sua anima. Vale per i disegni, per la musica, per la scrittura, per qualsiasi disciplina. Per questo un disegno visualmente interessante non mi bastava. La mia ambizione voleva che i miei disegni possedessero qualcosa in più, perché un giorno sarebbero stati il mio lascito, e francamente, nulla delle mie convinzioni e delle mie priorità brillava attraverso di loro.
Presi la parola, e pregai in mezzo all’assemblea per i nostri talenti, per ricevere una luce su come usarli per dare gloria a Dio. Magari avrò irritato anche qualcuno, perché quella preghiera non aveva nulla a che fare con il tema della serata. Quando smisi di parlare, alzai gli occhi verso quel quadro, e fissai Gesù negli occhi. Silenziosamente, tra me e lui, usai queste testuali parole:
“Senti, Gesù. Tu trovami i colori, e io dipingerò per te.”
Ero sorprendentemente consapevole e convinta di ogni parola. La serata finì presto. Tornai a casa senza raccontarlo a nessuno, ma non lo dimenticai.
Tre giorni dopo, mamma tornò a casa, entrò nella mia stanza e sorridendo, mi disse “Ehi Mary, abbiamo una notizia bellissima! Abbiamo ritrovato i tuoi colori, erano nel garage qui sotto! Non sei contenta?”
La guardai senza fiatare, senza commentare, chiedendomi innanzitutto come accidenti fossero finiti i colori in un garage (che fra le altre cose aveva anche subìto un allagamento nel frattempo… avrei trovato il responsabile di tale scempio) e come fosse possibile che fossero usciti fuori proprio in quel periodo, soltanto dopo aver fatto una preghiera del genere. Nel mio cuore sapevo che se anche fosse una pura coincidenza, quello era allo stesso tempo un messaggio di risposta alla mia preghiera. Non poteva essere altrimenti.
Non iniziai immediatamente, era pur sempre il periodo degli esami. Continuavo solo con i disegni digitali, mettendo da parte bozze e progetti per futuri quadri.
Quando venne l’estate e la fine della sessione di luglio, ricevetti un messaggio. Di solito le richieste di disegni mi arrivavano da anglofoni che vivevano in qualche lontano angolo del pianeta, invece stavolta si trattava di un amico che conoscevo proprio tramite la società San Giovanni e l’associazione Newman della mia università. Mi chiese se avessi potuto realizzare un disegno su commissione. Ma vedendo che si trattasse di un’immagine a tema sacro, gli chiesi meglio del progetto a cui era utile (appunto, questo blog). Quando me lo spiegò, capii.
Nemmeno questa poteva essere una coincidenza. Che poi, quanto poteva essere diverso usare un pennello da una penna grafica? La mia promessa doveva forse limitarsi agli acrilici? Non avrei mai potuto essere così pignola con Gesù, che con me non lo era mai stato. Anzi, aveva abbondantemente ecceduto in generosità.
Accettai subito, declinando l’offerta di compenso. Il mio stesso amico mi sembrò molto sorpreso. Mi disse che aveva pregato per questo progetto, certo, ma il mio nome gli era sorto alla mente quasi per caso… Non avrebbe mai potuto pensare che avrebbe trovato la porta già aperta.
Qualche tempo dopo mi viene proposto di far parte del team che gestisce il blog, ufficialmente. Me ne sentivo già parte, in fondo, quindi accettai. Poco dopo nel nostro gruppo entrò anche una ragazza che già conoscevo (mediante la stessa associazione), che in tempo di quarantena mi contattò privatamente in maniera molto inaspettata solo per dirmi che forse con il mio talento avrei potuto fare qualche vignetta su Gesù, o qualcosa di simile… le rivelai che per quanto una chiamata, un desiderio nel mio cuore esisteva, non sapevo da dove cominciare, come metterlo in pratica, come ritrarre Gesù in maniera degna… era banale, ma il mio ostacolo era tutto pratico. Ovviamente, lei tenne questo fatto per sé (praticamente nessuno a parte lei sapeva questo), e pregò per me, proprio per questo uso del mio talento. Ritrovarci insieme in questo grande progetto è davvero… una interessante coincidenza.
Le vie del Signore sono davvero misteriose…
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