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Un dialogo inaspettato

La scorsa settimana ho discusso la tesi finale di un master al quale mi ero iscritto mesi fa e, basandosi esso esclusivamente su temi storico-filosofici, ho portato davanti alla commissione un progetto dal titolo “L’influenza della filosofia ellenistica nella dinamica della conversione cristiana”, prendendo come oggetto di studio la conversione ampiamente raccontata di Giustino martire e Agostino d’Ippona. Sedutomi al tavolo, l’esaminatore davanti a me inizialmente sembrava quasi distaccato dall’argomento ma era del tutto comprensibile, avendo dovuto esaminare prima di me oltre cinquanta persone. Fatto sta che, più entravo nel vivo del tema, più raccontavo l’impatto della filosofia, specialmente neo-platonica, su questi due grandi santi, e più il docente s’incuriosiva. Fin che, arrivato alle conclusioni, dico: “A lungo, professore, i cristiani hanno considerato quella di Paolo come il modello prototipico di ogni conversione cristiana. In realtà, guardando a tanti cristiani dei primi secoli come quelli di oggi, la conversione al contrario appare come un lento e profondo viaggio alla scoperta della Verità che è Dio”.

Lì, in quel momento, accade una cosa spettacolare. Il docente mi guarda fisso negli occhi e mi dice: “Io non credo, mi professo laico ma non come quelli che dicono di non credere nell’esistenza di Dio e poi lo bestemmiano. Io non ritengo che Dio possa esistere ma è innegabile che la visione cristiana che lei ha dato alla filosofia mi colpisca tanto. Sono d’accordo con lei sul fatto che la conversione non sia un evento fulminante ma che riguarda ogni singola parte del nostro essere. Anche per un ateo come me c’è sicuramente un messaggio positivo riascoltando le esperienze di Giustino e Agostino. Pertanto, la ringrazio”. Ti confesso che, da quando ho incontrato Cristo nel 2017, ho sempre sperimentato lo studio come un terreno sul quale poterlo annunciare al mondo e, ascoltando quella semplice ma sincera confessione di un uomo che mai avevo visto prima di quel momento, il mio cuore si è riempito di gioia e lode a Dio per quanto continui ad agire in chi è alla ricerca della Verità. 

Prima di congedarci, avevo un momento ancora a disposizione e, mosso da qualcosa che non veniva da me, dico al docente: “Anche se lei non crede, sappia che la conversione è una scelta che possiamo applicare ogni giorno nella nostra vita e, discernendo ciò che è buono da ciò che non lo è per noi, sappia che arriverà a scoprire la Verità”. Mi alzo dal tavolo, una stretta di mano e vado via a festeggiare con la mia fidanzata la gioia di un traguardo raggiunto. Eppure, tolta la soddisfazione dell’esame in sé, nel corso di tutta la giornata non facevo altro che pensare a quel professore adulto ma ancora così umile e disponibile al dialogo. 

Amico mio, la conversione è rispondere si ad una chiamata ma richiede anche la nostra disponibilità nella risposta. Sabato scorso Erika, nel suo talk su “Cristiani si diventa”, parlando del discernimento tra il buono ed il cattivo spirito (se non l’hai ancora ascoltato, ti invito davvero a recuperarlo perché è spettacolare!), mi ha aperto il cuore non tanto per il fatto di aver detto cose nuove quanto soprattutto per averle dette con verità. Siamo nella Quaresima e forse davvero quest’anno sei mosso dal desiderio di conoscere meglio Dio, di riscoprirlo o di interrogarti se effettivamente abbia un senso nella tua vita. Ma non possiamo entrare nel vivo della conversione se ci lasciamo soffocare dal cattivo spirito.

Può capitarti in questo tempo che, una volta presa la decisione di seguire Gesù, dentro di te e, soprattutto, intorno a te scoppi una vera e propria guerra: più vuoi andare alla ricerca della Verità e più devi affrontare litigi, incomprensioni, allontanamenti da persone a te vicine. Un mio caro amico, direi un vero e proprio fratello in Cristo, qualche giorno fa mi diceva, essendoci ritrovati a parlare un po’: “Non appena maturi delle grandi decisioni nella tua vita, quelle che le daranno un senso e nelle quali metti tutto il cuore affidandole a Dio, ecco che allora scoppia la battaglia, sembra quasi che quella decisione anziché darti pace ti abbia portato verso un posto inquieto. Lì si gioca tutto: amare ancora di più la persona che hai accanto e che, al contrario, pare che ti venga contro, amare il quel collega a lavoro che ti ostacola, prenderti cura di chi ami”.

Pertanto, amico mio, la Pasqua si avvicina e, come indica il termine ebraico, essa segna non un semplice “passaggio” come ritenevano alcuni esegeti, bensì un “passare oltre”, un passare dalla morte alla vita, dalla schiavitù d’Egitto alla promessa di una terra nuova per Israele. Allora che questo tempo sia anche per te un passare oltre tutto quello che stai affrontando ed un raggiungere la meta della vera conversione del cuore!

Emanuele Giuseppe Di Nardo

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