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Giornata Internazionale della donna

Oggi, 8 marzo, ricade quella che conosciamo come “festa della donna”. Come di consueto, dunque, vediamo eserciti di uomini, siano essi mariti, padri, fidanzati o amici, andare a fare scorta di quante più mimose possibili da regalare. Eppure, proprio ieri, ragionando su questa festa con delle mie amiche, pensavo a tutta una serie di difficoltà a cui comunemente si va incontro in questa giornata. Fai gli auguri e non va bene, perché la donna deve essere festeggiata tutto l’anno. Non fai gli auguri e non va bene, perché stai sminuendo tutta una serie di grandi battaglie che sono state fatte per la parità di genere. Fai gli auguri senza mimosa e ci sarà qualche problema, regali la mimosa senza gli auguri e ce ne sarà un altro. 

Se stai pensando che questo sia un ragionamento maschilista ti fermo subito. Non sto parlando di cosa sia giusto o sbagliato in questa festività, ma l’intenzione è quella di sottolineare alcune difficoltà che si incontrano nel festeggiarla. 

E riflettendo su questi fatti, stavo pensando che forse è proprio questo il problema, un approccio troppo semplicistico ad una quesitone veramente complessa. Si perché, purtroppo, forse, negli ultimi anni abbiamo ridotto questa giornata solo alla questione degli auguri e delle mimose. 

Allora facciamo un po’ di chiarezza su questa giornata sfatando un po’ di miti. Anzitutto “festa della donna” è un termine giornalistico, perché oggi è la “giornata internazionale della donna”. E questa differenza di terminologia è una questione importante, perché non si tratta di festeggiare una persona per il suo genere, ma la sua motivazione alla base è porre una riflessione sulla figura della donna. 

Perché la richiesta di questa festività è in primo luogo questa: iniziare a riflettere sulla figura della donna e sul nostro modo di rapportarci riguardo essa. Attenzione però, non è stata concepita come la giornata internazionale in cui gli uomini si interrogano e riflettono sulla figura della donna, ma è un tema che riguarda tutti, maschi e femmine. Perché tutti noi siamo chiamati ad interrogarci sull’argomento. 

Difatti, ci sono tutta una serie di questioni e di diritti che talvolta tendiamo ad ignorare e a non rispettare nella figura della donna. Dati alla mano, sappiamo che le donne guadagnano meno degli uomini, hanno più difficoltà a trovare e tenere un lavoro, ci sono tutta una serie di norme culturali a cui sono imposte. E sembra che con queste situazioni ormai ci siamo quasi abituati, forse perché non ci toccano, forse perché alla fine della giornata ognuno di noi, si spera, ha un piatto davanti da mangiare. 

Ma l’accontentamento è nemico del meglio. Perché il punto, forse, è proprio questo. Si tratta di questioni importanti su cui intervenire, e un piccolo passo può cominciare da te. 

Forse ti chiederai cosa puoi fare tu nel concreto? Forse non hai modo di agire direttamente sugli stipendi delle donne nella tua azienda, o forse non hai modo di far mantenere il lavoro a qualcuno. Ma forse, oggi, si può fare un bel regalo alle donne mettendoci nei loro panni, assumendo il loro punto di vista per un po’. E forse possiamo prendere l’impegno di fare questa cosa per tutto il corso dell’anno, prendendoci l’8 marzo 2025 per riflettere e monitorare come è andata. 

Un esempio potrebbe essere semplicemente quello di iniziare a valorizzare la donna non nel tentativo di essere uguale all’uomo, ma nel tentativo di renderla sua pari. Ed è una differenza sottile ma importante, perché non si tratta di fare le stesse cose come le fanno gli uomini, si tratta di fare si le stesse cose, ma in una maniera diversa, con caratteristiche diverse, che però forse possono anche essere migliori.

Ok, ma quindi, forse starai pensando, cosa posso fare nel concreto per celebrare questa giornata al meglio, anche durante il corso dell’anno. La risposta è presto detta: prova a guardare Gesù. Se oggi le donne incontrano delle difficoltà nella loro vita, quanto più ne incontravano nell’Israele del 30 d.C. Esperienze di umiliazioni, lapidazioni, violenze, sottomissione, mancanza di diritto di voto. E in quel contesto, Gesù fa una cosa che per i tempi era contro ogni logica: tratta la donna al pari dell’uomo. Prende delle donne come discepoli (cosa assurda per il tempo), insegna loro a pregare (mentre solitamente restavano in una camera separata durante le celebrazioni ebraiche), e, non a caso, la prima persona a cui si rivela dopo la resurrezione è proprio una donna, Maria Maddalena. 

Allora, forse, da cristiani, ma anche da lontani dalla fede, se vogliamo trovare un modello di comportamento con cui migliorare il nostro approccio alle donne, proviamo a guardare Gesù.

Proviamo a prenderci del tempo, durante quest’anno, per riflettere sul nostro comportamento nei confronti della donna, su alcuni atteggiamenti che forse non sono appropriati, su alcuni modi di pensare che possono nuocere, anche se per noi sono banali o non ci facciamo caso. 

E forse, se mentre lo facciamo guardiamo come lo faceva Gesù, potremo iniziare a cambiare il nostro sguardo, poi il nostro cuore, il nostro comportamento, e infine, perché no, il mondo. 

Buona riflessione!

Antonio Facchino

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