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Conosciti in me!

Un po’ di tempo fa, ho pensato di partecipare ad un incontro organizzato dalla F.U.C.I. dal tema “la relazione con se stessi” che sarebbe stato trattato da Don Andrea Peruffo, sacerdote e psicologo. Sacerdote e psicologo… Due parole che per me fino a un po’ di tempo fa erano una l’antitesi dell’altra.  Sapevo che quella era un’occasione importante perché, nonostante avessi già trovato modo di iniziare a pacificare psicologia e fede, conoscere quell’uomo e ascoltare cosa avesse da dire significava porre l’ultimo mattone sulla piramide. Vi confesso che fino a mezz’ora prima dall’evento (mezz’ora è il tempo necessario per raggiungere il luogo dell’incontro partendo da casa) non avevo ancora deciso se partecipare o meno. Avevo già dei programmi per la serata e per il resto della settimana. Sono una persona che si affeziona molto ai programmi, cambiarli è sempre un po’ come assistere ad una puntata del Grande Fratello: ogni pensiero è un partecipante che entra nel confessionale a dire la sua contro questo o quell’altro pensiero. Ognuno cerca di portare lo spettatore ad eliminare qualcun altro per paura di essere lui stesso eliminato.

Quindi, ringrazio lo Spirito che, senza chiedere il permesso a nessuno, dopo aver fatto la spesa ed essere passato davanti al parcheggio di casa, mi ha prelevato e fatto tirare dritto fino al luogo dell'incontro (con tutta la spesa ancora al seguito). Una volta lì, il tema della relazione con se stessi si era coniugato nella conoscenza di se stessi. Don Andrea è riuscito un po’ a riassumere il modo in base al quale mi sembra di camminare nella vita. Tutto dipende dalla relazione tra ciò che abbiamo dentro, quello che incontriamo fuori e chi incontriamo fuori. Ognuna di queste cose si incontra e, tornando all'esempio del grande fratello, giunge nel confessionale ma in questo caso non per convincere lo spettatore ad eliminare l'altro, bensì per cercare di capire quale sia il suo posto all'interno della casa, creando una comunità più grande e più forte. Ognuna di queste cose viene accolta e la casa cresce.

Alla fine dell'incontro ho potuto dedurre che conoscere se stessi coincida inevitabilmente col cambiare se stessi. Mi sono sentito di porre una domanda a don Andrea che sembrava più una riflessione,  ma che per me in realtà nascondeva una domanda più profonda. La domanda era circa questa: "ma quando io conosco qualcosa di nuovo di me stesso, sto conoscendo chi sono già oppure sto creando chi sono?". Sì, perché nel momento in cui scopro qualcosa di nuovo di me è chiaro che non sono più lo stesso di prima. Posso anche decidere di non agire rispetto alla novità, ma ormai sarò il me che ha scelto di non agire rispetto a quel qualcosa. 
Ma la domanda di prima mi ha portato anche a chiedermi se quello che sono viene determinato da ciò che mi accade oppure io sono già qualcosa e lo scopro tramite quello che mi accade. Potrebbe essere che la risposta sia una somma delle due possibilità, eppure a volte io sento dentro di me come se io fossi già destinato ad essere chi sono. La cosa interessante è rendersi conto che non è una cosa che ho deciso io. 

Per spiegare meglio cosa voglio dire faccio riferimento un po' a delle teorie della psicologia prima di Freud, poi Georg Groddeck che parlano dell’inconscio e in particolare dell’Es, che quest’ultimo definisce come “forze ignote e incontrollabili" da cui "noi veniamo vissuti”1. Questo concetto si è poi evoluto ed è stato ripreso da tanti altri. Ne è un esempio anche la Montessori che scrive in Come educare il potenziale umano: “l’uomo, come tutti i viventi persegue due scopi, uno cosciente e uno inconsapevole…ha coscienza dei suoi bisogni intellettuali e fisici e di ciò che gli chiedono società e civiltà,…ma deve ancora prendere coscienza delle responsabilità più grandi che ha nell’adempimento di un compito cosmico, di dover lavorare con gli altri per il suo ambiente, per l’intero universo”2. Ecco, ma questi istinti e bisogni innati Chi o cosa ce li ha messi dentro? Le caratteristiche della nostra personalità e le nostre aspirazioni? Il caso? Credo che la radice della risposta a questa domanda sia comune a quella che riguarda l’origine dell’universo e della vita. Secondo me non deve essere tanto vero quando ti dicono "puoi scegliere chi vuoi essere!" . No. Secondo me si può solo scegliere tra essere o essere uno che fa finta di non essere (senza escludere il concetto del libero arbitrio naturalmente). Credo che Dio solo abbia ben chiaro io chi sia e provi in tutti i modi a rivelarmelo. Scopro chi sono quando riesco a mettermi in dialogo con la vita e in relazione con me stesso e gli altri, quando provo a non difendermi e lascio che Dio mi modelli come Lui mi ha pensato. 
Quando mi affido alla Sua volontà penso che sto inoltre partecipando con Lui alla mia stessa creazione ed è qui che la nostra libertà trova la sua più alta forma di "utilizzo".

Adesso mi è più chiaro anche quando mi dicono che "è conoscendo Dio che conosci te stesso e quindi quando conosci te stesso conosci Dio". Quando riesco a rendermi conto di quanto meraviglioso io sia (nonostante il peccato) non posso che rendermi conto che Dio esiste e di chi Egli sia. Quando leggi un libro che per te è un'opera bellissima non puoi non cogliere i tratti distintivi del suo autore, impari a riconoscerlo. Così come quando imparo a leggere la mia anima e a dargli spazio non posso non riconoscere che il suo autore sia Dio stesso. 

Teoricamente la mia condivisione doveva finire qui, ma poi la situazione si è sviluppata ulteriormente. Era un venerdì sera ed ero andato a passare il fine settimana a casa di mamma. Per caso le racconto  dell'incontro e senza aver esposto  le mie riflessioni, di pronta risposta, lei mi tira fuori un libro: "Conosciti in me" di Juan Manuel e Morilla Delgado. Il titolo mi incuriosisce tantissimo. Mi precipito a leggere le prime pagine che mi fanno subito scoprire di aver fatto, come si suol dire, la scoperta dell'acqua calda. Mi rendo conto che l'uomo si interroga su certi argomenti da tantissimi anni e che la Spiritualità moderna in realtà moderna non è; o meglio, certe cose sembrano non cambiare. La mia riflessione è stata forse meglio approfondita da Socrate (come scritto nel libro in questione), il quale affermava che “l'anima se vuol conoscere se stessa deve guardare nell'anima, cioè dialogare in se stessa”3 e per far capire questo, Socrate usa l'esempio dell'occhio,  spiegando che, se un occhio vuol conoscersi può farlo solo attraverso un altro da sé, guardandosi nella parte più viva per cui egli vede. Conclude quindi dicendo che “anche quando un'anima vuol conoscere se stessa, deve guardare in se medesima e in quella parte più luminosa di sé dove risiede la sapienza e che costituisce quel fondo divino che la rende migliore, perché è solo vedendosi in questa parte divina che ci si può conoscere davvero”4 e cioè, come dice Platone, ponendosi faccia a faccia con il divino.
Aver riscontrato notizie così antiche riguardo questi argomenti mi ha fatto sentire più umano e mi ha dato un rassicurante senso di star viaggiando su un binario che sembra quello giusto! 

Dino Murano

1Fonte: Wikipedia

2Manuale per la prova scritta del concorso scuola – 2023 EdiSES Edizione S.r.l. -Napoli, p. 108.

3 Conósciti in me, itinerario mistico esperienziale in Teresa d’ Avila – SAN PAOLO, stampa L.E.G.O. S.p.a. Lavis (TN), p. 10

4Idem, cit. p. 11.

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