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19.7.2022, Paolo Borsellino vive in noi

Non sono né un eroe né un kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell’aldilà. Ma, l’importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento. Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno’’.

E di coraggio Paolo Borsellino ne ha dimostrato veramente tanto. La mafia aveva capito tutto, cominciò dall’uccidere il capo della squadra di magistrati che credeva profondamente nella verità e nella giustizia: Rocco Chinnici. Fu un duro colpo per Paolo Borsellino, di paura ne aveva tanta, ma rispose sempre così: “La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti’’. 

Dopo Rocco Chinnici, fu il turno di Giovanni Falcone, caro amico di infanzia e collega di Paolo con cui condivideva l’amore per la giustizia e per la verità. Subito dopo la strage di Capaci del maggio 1992 in cui perse la vita Giovanni Falcone, Paolo cercò di ricordare il suo amico a una fiaccolata in suo onore spiegando: “Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione? Per amore. La sua vita è stata un atto d’amore verso questa città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, amare Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene. Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo, continuando la loro opera, dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo’’.

Due frasi di questo discorso sono state davvero incisive per me: 

Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione? Per amore’’;

“Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo, continuando la loro opera, dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo’’.

La prima mi ricorda l’essenza della vita, “minuto per minuto fare tutto per amore’’ ha suggerito l’Arcangelo Gabriele a Natuzza Evolo[1], mistica calabrese vissuta tra il 1924 e il 2009. E mi ha ricordato il coraggio di Gesù di abbandonare la sua regalità di Figlio di Dio per incarnarsi in una donna, per essere perseguitato, patire insulti e dolori, morire crocefisso, discendere agli Inferi per poi tornare al Padre non più solo ma con tutta l’umanità redenta. E tutto questo per cosa? Per amore. Per amore di te che stai leggendo. Dio ha fatto tutto questo in totale gratuità donando ciò che di più prezioso aveva, la sua vita, perché tu e io potessimo essere salvati. Che messaggio esplosivo è stato quello di Cristo. Ma quanto è esplosivo e rivoluzionario vedere persone che abbiano il coraggio di donare la propria vita per ciò in cui credono fermamente. Che messaggio potente ci hanno lasciato questi magistrati (e le tante altre persone che lo fanno quotidianamente nei loro ambiti professionali) che hanno lottato con la loro stessa vita per rendere questo mondo un po’ più vero e un po’ più giusto.

Che sacrificio, ma che rivoluzione! E ricollegandomi alla seconda frase…che onere che abbiamo da onorare! Abbiamo il grandioso e faticoso compito di ricordare il loro sacrificio, di continuare la loro opera di verità e di giustizia ogni giorno, a partire dalla nostra semplice quotidianità. Essi hanno spianato la via, ora tocca a te, tocca a me donare anima e corpo per un mondo di verità e di giustizia. Sarà faticoso, porterà scarsi risultati forse, ma intanto se seminiamo un piccolo seme in ogni momento e in ogni luogo, quel piccolo seme potrà portare molto frutto un giorno.

Mi associo alle parole di Manfredi Borsellino, figlio di Paolo Borsellino, che lo ha salutato con queste parole:“Caro papà, ogni sera, prima di addormentarci, ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere’’. Credo che davvero dovremmo ringraziare tutte le persone che hanno il coraggio di donare la propria vita per ciò in cui credono, non solo per i frutti diretti che ne derivano, ma soprattutto perché generano, in chi li osserva, lo slancio a vivere così, donando totalmente la propria vita. 

Non abbiate paura! Prendete in mano la vostra vita e fatene un autentico capolavoro!’’ ci ha ricordato san Giovanni Paolo II e io ve lo ripeto:

Non abbiate paura! Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro perché il più grande rammarico che possiamo avere nella vita è di arrivare in punto di morte senza essere diventati santi! E il diventare santi vuol dire donare ciò che di più prezioso abbiamo, la nostra vita, per amore.

Francesca Amico


[1] L. REGOLO, Natuzza Evolo. Il miracolo di una vita, Milano, Mondadori, 2012.

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