La spada di Damocle

Conosci il famoso detto “avere una spada di Damocle sulla testa”? Di solito viene usato quando qualcuno, in un momento di grande stress, pressato dalle cose da fare, si sente costantemente minacciato dalla paura del fallimento. L’origine di quest’aneddoto risale al V secolo a.C., a Siracusa, in Sicilia, dove regnava un signore, Dionisio I detto “il Grande”, il quale, nonostante avesse potere e prestigio in tutta la Magna Grecia e non solo, era costantemente triste e preoccupato. A corte i suoi servitori notavano il malumore del tiranno, il quale sembrava distaccato dai sontuosi banchetti organizzati in suo onore. Tra tutti, un suo cortigiano di nome Damocle avrebbe fatto presente a Dionisio il fatto di non capire come l’uomo più famoso e forte dell’epoca stesse sempre così male. Al suo posto, Damocle avrebbe gioito ancora di più, sentendosi invincibile. Dionisio rifletté sulle parole di Damocle e decise di mettere in pratica il suo desiderio: per un giorno soltanto avrebbe lasciato la corona al suo cortigiano, facendolo sedere sul trono. Però ordinò ai servitori di porre una spada sopra di esso, tenuta solo da un sottilissimo filo. Damocle quindi doveva resistere per un giorno sotto questa spada, capace di cadere sulla sua testa da un momento all’altro. Iniziato l’esperimento, mentre Dionisio prendeva parte con gioia ai banchetti e si lasciava trasportare dal clima di festa, Damocle, fino a quel momento gioioso e attratto dai piaceri di corte, si disinteressò di tutto, focalizzando il suo sguardo su quella spada che oscillava sul suo capo, temendo che il nodo si sarebbe sciolto. 

Più volte Damocle tentò di alzarsi quando una folata di vento improvvisa agitò più del normale la spada ma le guardie lo tenevano bloccato sullo scranno, ricordandogli che lui fosse il re e che per nessun motivo al mondo avrebbe potuto lasciare il controllo. Terminata la giornata, Damocle chiese scusa a Dionisio per non aver capito il suo continuo malessere e, con questo, restituì la corona. Dionisio, con sorriso amaro, spiegò come sul suo capo penzolasse ogni istante un’invisibile spada che lo preoccupava. In qualsiasi momento avrebbe potuto perdere tutto, per cui come re non poteva godersi i piaceri della vita ma doveva restare sempre vigile per il bene del suo popolo. Arrivato a questo punto, forse ti starai chiedendo: “Bella la storia di Damocle ma cosa c’entra con Parusia?”. Ottima domanda! Ieri è stata la Pentecoste, il momento in cui lo Spirito Santo scese sugli apostoli e su Maria, dando loro quanto promesso da Gesù pochi giorni prima. Forse questa ricorrenza ha una forza maggiore della Pasqua perché, se è vero che con la sua resurrezione Gesù ha vinto la morte e sconfitto il nostro peccato, con la Pentecoste noi riceviamo lo Spirito che dà vita. Un po’ come se, dopo aver mangiato per una vita hamburger e patatine fritte, il medico ci dicesse di smettere di farlo per vivere bene. Ovviamente il corpo ne trarrebbe vantaggio ma, se non sostituissimo questo cibo con un’alimentazione sana e buona, non avremmo mai la forza per fare nulla. Non basta eliminare cattive abitudini se non le sostituiamo con buone abitudini. Non basta cancellare il peccato se non lo sostituiamo con la vita vera.

Paolo, nella Lettera ai Romani (Rm 8, 16-17), ci dice: “E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria”. Qui c’è un passaggio-chiave: Gesù ci rende co-eredi del suo regno, un po’ come Dionisio che condivise con Damocle per un giorno il potere. Ma questo passaggio avviene in modi completamente opposti: Dionisio mette alla prova Damocle, facendogli provare le sue sofferenze quotidiane e mostrandogli il peso della corona per il bene di tutti; Gesù accoglie le nostre sofferenze, le condivide e ci dona lo Spirito Santo capace di vincere tutte le nostre paure. La differenza sta nel fatto che Damocle, spaventato dal rischio di morire, smette di vivere e inizia a temere di non morire. Per lui quella è una responsabilità troppo grande. Invece gli apostoli, nonostante avessero avuto momenti di debolezza e smarrimento, sentono che il peso della vita non grava sulle proprie spalle ma sulle spalle di Cristo. E, solo attraverso lo Spirito Santo, sentono quella forza interiore che li spinge a proclamare il Vangelo ad ogni popolo e nazione!

Non so se a te capita, ma a me spesso succede di essere come Damocle: vedo la mia vita e vorrei fare tantissime cose, poi, non appena il peso aumenta, smetto di vivere per i miei progetti ed inizio a pensare solo al possibile fallimento. Non guardo più verso gli altri, ma mi focalizzo soltanto su quell’invisibile spada che potrebbe colpirmi da un momento all’altro. Se anche tu ti ritrovi a vivere una cosa simile, sappi che c’è una grande notizia per tutti noi: lo Spirito Santo solo può salvarci. Ognuno di noi ha una spada che pende sulla propria testa: un padre di famiglia che cerca di non perdere il lavoro per dare da mangiare ai figli, un medico di fronte ad una scelta in sala operatoria, uno psicologo al momento della diagnosi, un giudice di fronte ad un verdetto, uno studente di fronte alla preparazione di un esame. Tutti noi siamo costantemente sottoposti alla tensione che qualcosa possa sfuggirci di mano, facendoci del male. Ma, con la Pentecoste, anche noi ne usciamo rinnovati: Pietro, da traditore di Gesù, timoroso di farsi vedere in giro per Gerusalemme, è il primo a proclamare la risurrezione di Cristo. Questo è solo uno dei tanti esempi di santi e sante della storia. Ma ci sono anche i santi della porta accanto, quelle persone vicine a noi che ogni giorno si alzano affrontando la vita con fede autentica.

Fidati. Dio non è come Dionisio che ti mette alla prova. È come un Padre che vuole renderti capace di cose che tu nemmeno immagini. Ecco perché nei prossimi giorni t’invito a fare una cosa semplice: in preghiera vedi quale sia la cosa che ti sta dando maggior pena negli ultimi tempi. Forse è un esame che non riesci a superare, forse un lavoro, forse una relazione altalenante. Fissa l’attenzione su quella cosa e chiedi lo Spirito Santo per affrontarla non con paura come Damocle bensì con fiducia come fece lo stesso Gesù davanti alla croce. Non sei solo, non hai ricevuto uno spirito da schiavo per ricadere nella paura, ma uno spirito santo e vittorioso!

Emanuele Di Nardo

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