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Un ponte tra cielo e terra… Il Rosario di Maria (Quarta parte)

Il mistero che oggi andiamo a conoscere, e cioè il quarto mistero glorioso, ci mostra Maria che, dopo la Pentecoste, viene assunta in cielo. Tutto quello che si dice su Maria è “naturalmente” collegato a Gesù, ed anche per questo mistero accade lo stesso. Anche qui, in qualche modo, Gesù è presente. 

Questo episodio non è contenuto nella Sacra Scrittura, nella quale non si parla di cosa accadde a Maria dopo la Pentecoste. Seguendo le parole di Gesù sulla croce, possiamo presupporre che di lei si sia occupato Giovanni, un nuovo figlio per Maria, che andava in qualche modo a prendere il posto di Gesù. Alcuni testi riportano Efeso quale luogo di residenza di Maria dopo i fatti accaduti a Gerusalemme, cioè dopo “l’era nuova” inaugurata da Gesù con il suo sacrificio e la sua Resurrezione. Efeso, in Turchia, sarebbe dunque stata la casa in cui Maria, di cui l’apostolo si prese cura, e in cui lei si sarebbe avvicinata alla parte finale della sua vita. Possiamo facilmente immaginare il clima di pace respirato lì, tra quelle mura, un clima di preghiera, un clima di carità, insomma, un anticipo di paradiso. È pur vero, però, che questa terra non è il paradiso, e che il desiderio di stare per sempre con Gesù, se può essere forte per noi, era sicuramente fortissimo in Sua madre. Maria anelava con tutto il cuore a ricongiungersi con Suo figlio, ad entrare nella luce eterna del Padre, quella luce che l’aveva accompagnata per tutta la sua vita terrena, fin dai primissimi anni. Maria trascorse dunque gli ultimi anni della sua vita nell’attesa di questo momento, sebbene la sua preghiera fosse anche indirizzata alla Chiesa nascente, agli apostoli di Gesù che evangelizzavano e che davano la vita per Lui. 

L’approdo in Cielo di Maria fu, come la sua nascita, qualcosa di grande, di straordinario. La Chiesa, infatti, afferma come dogma che “l’immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo… […]”[1]. La sua nascita fu già qualcosa di unico: fu concepita senza peccato originale, senza cioè quella ferita che si trasmette da generazioni a tutti gli esseri umani, senza eccezioni. Maria fu dunque preservata dal peccato, in previsione della nascita di Gesù. E nel suo passaggio da questo mondo al Paradiso fu accolta nell’interezza della sua persona, totalmente, completamente.

Noi “comuni mortali” sappiamo che un giorno la nostra anima, lascerà il nostro corpo, e sarà sottoposta al “giudizio particolare”, e che solo alla fine dei tempi il nostro corpo e la nostra anima si ricongiungeranno, per tutta l’eternità. Questa divisione temporanea, che si genera con la morte, è frutto del peccato originale: “a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato…”[2]. Questo versetto, tratto dalla lettera ai Romani, ci dà molti spunti, su Maria e su noi: dato che Maria non aveva in sé il peccato originale, non poteva sperimentare la “stessa” morte che sperimentiamo noi, perché mancava quella condizione per la quale esiste la morte, e cioè il peccato. Senza il peccato originale, e di conseguenza tutti gli altri peccati, la morte non ci sarebbe. Era questo il progetto originale di Dio per noi, quello che vedeva coinvolti Adamo ed Eva: una vita nella pace, nella gioia, senza dolori e sofferenze, in piena comunione con Lui. E al momento di entrare nell’eternità, questo passaggio sarebbe avvenuto in modo indolore, senza la divisione tra anima e corpo e senza il disfacimento del nostro corpo. Tutto sarebbe avvenuto con armonia; ma il diavolo, geloso di questa armonia dalla quale lui stesso si era tirato fuori, per gelosia, indusse l’uomo e la donna a peccare, e così il peccato entrò nel mondo, e con lui la morte, cioè la rottura di questa armonia. Dio però non ci ha lasciato soli, ed ha mandato Gesù proprio per riparare a questa ferita, e riaprirci le porte del cielo[3]: la morte è rimasta, ma è stata redenta, non ha più, cioè, l’ultima parola sulla nostra vita, perché l’ultima parola su di noi è la misericordia di Dio. Maria, dunque, è il primo essere umano, dopo Gesù, ad entrare con il suo corpo in cielo, la prima a sperimentare la pienezza di vita alla quale tutti siamo chiamati. Come accadde questo? Noi festeggiamo questo dogma il 15 agosto[4] con il nome di “Assunzione di Maria”, mentre i cristiani orientali festeggiano la “Dormizione di Maria”: secondo questa tradizione, Maria non morì, ma cadde in una sorta di sonno e, così, entrò in cielo in corpo ed anima. Non sappiamo esattamente come andarono le cose, ma la certezza è che Maria, la madre di Gesù e la madre nostra, entrò in cielo con tutta la sua persona. Dicevo prima che questa è una buona notizia anche per noi: il progetto di Dio su ciascuno di noi è simile a quello di Maria: una vita trascorsa in comunione con Lui, come dei figli in comunione con il Padre, e poi un’eternità in cui il nostro corpo e la nostra anima (e quindi tutta la nostra persona) lo loderanno e gioiranno per sempre. Questo comporta anche che tutta la nostra storia, tutta la nostra vita, tutte le nostre gioie e i nostri dolori saranno assunti in Cielo: non c’è più una rottura, una separazione (come dicevano invece i filosofi greci, che privilegiavano l’anima a svantaggio del corpo)[5], ma possiamo dire che dal momento del nostro concepimento inizi una storia “eterna”, una vita eterna, che avrà compimento in paradiso. 

Dobbiamo chiederci se, nella nostra vita di tutti i giorni, ci pensiamo mai: pensiamo che la nostra vita è solo qui, è fatta solo di quello che vediamo, o pensiamo che ci sia altro? Pensiamo mai al fatto che un giorno potremo essere faccia a faccia con Dio, nella gioia del paradiso, con tutti i nostri fratelli e i nostri cari? Pensiamo mai che, come dice un canto, “questo mio corpo vedrà il Salvatore”?

La consapevolezza che siamo inquadrati in un progetto di pace, di luce, di pace, di gioia, cambierebbe di molto le nostre vite, soprattutto i momenti bui: Maria ci ha aperto la strada, proprio lei che, come noi, nella sua vita ha avuto gioie e dolori, momenti tristi e felici, dubbi, incertezze, paure. Maria ci mostra che l’ultima parola sulla nostra vita non è la morte, ma le braccia amorevoli del Padre.

In questo quarto mistero glorioso, si diceva all’inizio, c’è la presenza di Gesù: anche Lui, al momento di accogliere la madre, sarà stato pervaso da una gioia immensa: Gesù è vero Dio ed anche vero uomo, e la sua umanità è stata accolta in cielo; anche Gesù ha gioito nel vedere sua Madre, la “tutta pura” e la “tutta bella”, nella gloria del paradiso. E così come ha accolto con gioia Maria, accoglierà un giorno tutti i suoi figli, redenti dal suo sangue. Dio non è contro di noi, come qualche volta il nemico ci spinge a pensare, ma è per noi: vuole che tutti i suoi figli siano con Lui nella gioia, per sempre. 

Chiediamo quindi, pregando il quarto mistero glorioso, la consapevolezza di questo amore grande che Dio ha per noi e la consapevolezza del nostro futuro di gloria: chiediamo di non lasciarci schiacciare dalle difficoltà di questa vita, ma di poter alzare lo sguardo alla gloria che ci attende. Con il nostro corpo, i talenti che il Signore ci ha dato: nulla, della nostra storia, andrà perduto. 

Francesco Simone


[1] CCC n 966.

[2] Rm 5, 12

[3] CFR. https://parusia.net/2022/05/06/un-ponte-tra-cielo-e-terra-il-rosario-di-maria-prima-parte/.

[4] Il dogma dell’assunzione di Maria in cielo è molto recente, poiché istituito da papa Pio XII nel 1950. 

[5] Secondo Platone, l’anima è una sostanza semplice e incomposta, fatta della stessa sostanza delle idee, e dunque immortale. Infatti prima che questa fosse imprigionata in un corpo mortale, essa si trovava nel mondo delle idee dove aveva potuto conoscere le idee stesse e la verità assoluta. Quindi l’anima è superiore al corpo, che è una sorta di prigione di cui ci si deve liberare.

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