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Un attimo per riprendere fiato

Il 25 aprile, con un gruppo di amici, abbiamo fatto un’escursione in montagna. È stato veramente un bel momento condito con risate, buona cucina e panorami fantastici. Mentre camminavamo per arrivare in cima, si vedevano chiaramente alcune persone che sembravano gazzelle per l’agilità, che non si fermavano mai. Altri del gruppo, invece, facevano più fatica a salire e avevano bisogno più spesso di fermarsi a riprendere fiato. 

La differenza tra questi due gruppi la facevano l’abitudine, perché alcuni andavano più spesso in montagna; l’allenamento, perché alcuni andavano spesso in palestra; ma anche il carattere, perché alcuni erano semplicemente più tenaci rispetto ad altri; e tante altre cose. 

Durante queste escursioni, tante volte, chi è più bravo finisce per camminare da solo avanti a tutti, mentre chi è meno bravo finisce per camminare dietro agli altri. Il primo, alla fine, non si sarà goduto niente se non la gioia di essere arrivato primo, mentre l’ultimo farà una fatica incredibile senza essersi goduto un momento dell’escursione. 

Noi abbiamo deciso di fermarci, per dare modo a chi non era abituato di riprendere fiato prima di proseguire. Può sembrare una sciocchezza questa storia, ma riflette molto bene la necessità di fermarsi.

A volte vogliamo buttarci a mille nelle cose, gli altri ci sembrano solo un peso con i loro limiti e di conseguenza, fare da soli è più semplice. Al contrario, a volte possiamo sentirci stanchi o esausti e non trovare nessuno che sia disposto ad aspettarci. Finiamo per sentirci indietro in questa fantomatica corsa della vita e di non star andando da nessuna parte. 

Ma sono davvero queste le uniche due strade? Camminare o fermarsi? 

In realtà, a volte c’è solo bisogno di un momento per riprendere fiato. A volte ha senso fermarsi a ricalibrare il tiro, a riprendere fiato, ad aspettare gli altri, e nel mentre a godersi il panorama. 

A volte pensiamo che i limiti delle persone che ci sono vicine, quelli che le fanno rallentare, siano qualcosa da distruggere, siano un segno di debolezza. In realtà, sono occasione di ristoro anche per noi. Quei limiti, che anche noi abbiamo ma non vediamo, se decidiamo di accoglierli nell’altro, sono occasione per amarli e scoprire nuove bellezze. Proprio come quando facciamo compagnia a quell’amico in montagna aspettando che riprenda fiato, possiamo approfittare per bere e godere il panorama.  

Ed è un po’ quello che è successo in questo tempo in Parusia. Durante questo anno ne abbiamo attraversate tante, ed è stato un anno incredibilmente benedetto, ma al contempo piano piano, senza rendercene conto, la fatica ha iniziato a farsi sentire, fino al punto di costringerci a riposare un po’, prima di riprendere il cammino. Eppure, il ristoro non è mai stato efficace finché non ci siamo seduti in amicizia e fratellanza a parlare di come stavamo e di cosa provavamo. Solo quando ci siamo riposati insieme siamo riusciti a gustare il panorama, a vedere più chiaramente la direzione e a rinnovare il desiderio di proseguire il cammino. 

Questo discorso può valere per tutti gli aspetti della nostra vita. Può valere per la nostra vita relazionale o matrimoniale, quando non riusciamo più a sopportare i difetti e i limiti della persona con cui stiamo; può valere per le relazioni amicali, quando ci stanchiamo di stare dietro ad amici che non ascoltano mai i nostri consigli o passano la vita a lamentarsi; o sul luogo di lavoro, dove magari ci sobbarchiamo di lavoro non lasciando spazio di azione agli altri. 

La tentazione è sempre quella dell’autosufficienza. Il motto del mondo è: “chi fa da sé, fa per 3”. 

Ma c’è anche la risposta di Gesù, che da Dio poteva fare tutto da solo, ma sceglie le 12 meno adatte persone della storia per la Sua missione. Non sceglie di fare da solo, ma di andare più piano per stare con i suoi amici.

Ma come si fa a fermarsi in un mondo dove tutto corre?

Guarda il tuo fratello in difficoltà. Oggi, nella corsa quotidiana, anziché concentrarti su te stesso, su quanto sei veloce o lento, migliore o peggiore, ti invito a fermarti a chiacchierare con qualcuno (senza programmarlo), a dare una mano a un parente o ad un amico, a chiamarlo, a fermarti a pregare, chiedendo di stare in compagnia di Gesù. Se invece attraversi un momento difficile, anche tu riprendi fiato, chiedi di essere aspettato, abbi il coraggio di aprirti e di chiedere aiuto a qualcuno che ti è vicino. Chiedigli di fermarsi con te, perché solo così puoi riposare davvero e sperimentare la dolcezza del ristoro. 

Non correre troppo avanti e non temere se rallenti, perché ognuno arriva in cima con il suo passo, ma se vogliamo goderci il cammino, è meglio camminare insieme. 

Antonio Pio Facchino

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