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Una settimana per vivere la Divina Misericordia

La domenica appena trascorsa, e dunque tutta questa settimana, è dedicata alla Divina Misericordia di Dio che don Luigi Maria Epicoco definisce «la pazienza che Dio ha con la nostra incredulità»[1].

Il Papa, nell’omelia di domenica, si è soffermato sul saluto di Gesù ai suoi discepoli «Pace a voi». Questo saluto non è stato casuale così come non lo è stato il fatto che Gesù l’abbia ripetuto per tre volte. Il Papa, infatti, ha specificato che la Divina Misericordia compie tre azioni: dà gioia; suscita il perdono; consola nella fatica[2].

  1. Dà gioia

La gioia non è semplicemente un sentimento o un’emozione, è un dono che cambia radicalmente il modo di vivere, lo stile di vita. La gioia nasce dal sentirsi perdonati totalmente e gratuitamente, nonostante le nostre continue mancanze. Anche i discepoli si sentirono amati così radicalmente nonostante avessero abbandonato il loro Amico nel momento di maggior difficoltà, nonostante Pietro l’avesse rinnegato per tre volte e Giuda l’avesse tradito. Poco prima stavano discutendo di chi fosse il più grande, subito dopo si sentivano dei falliti. 

Quel saluto, «Pace a voi», consentì ai discepoli di spostare l’attenzione da sé stessi a Gesù, consentì loro di assumere lo stesso sguardo di benevolenza di Dio su di essi. 

Anche noi possiamo vivere la stessa esperienza dei discepoli tramite la confessione. Possiamo sperimentare un amore gratuito, totale, senza alcuna condizione nonostante tutto il nostro errore. È vero, ci può sembrare di aprire le porte della nostra interiorità (che forse conosciamo solo noi fino in fondo) a un estraneo che non ha nessun diritto di conoscerci, ma non dobbiamo dimenticare che in quel momento è Gesù stesso che ci ascolta. 

Certo, è difficile fare questo atto di fede, forse il sacerdote potrebbe ricordare quello che noi confessiamo. Ma fermiamoci un attimo a riflettere su questo. Ogni sacerdote ascolta peccati di migliaia di persone, ricorderà proprio i nostri peccati? O si scandalizzerà proprio nel sentire i nostri? E anche se ciò si dovesse verificare, cosa estremamente rara, ne varrebbe la pena di barattare il rischio di una dannazione eterna con l’eventuale «giudizio» di un sacerdote sul nostro conto? Salviamo la nostra anima il più possibile, già se dovremo passare dal Purgatorio sarà una sofferenza indicibile, ma almeno avremo la speranza di giungere un giorno in Paradiso. Se finiamo all’Inferno non vi sarà neanche quella speranza.

In questa settimana possiamo sperimentare la misericordia di Dio, Lui è in trepidazione per il nostro ritorno affinché possa inondarci del suo amore. Come il padre del figliol prodigo è alla finestra ad attendere il ritorno di suo figlio e non vuole neanche ascoltare le giustificazioni che questi si era preparato sulla strada, così Dio attende ciascuno di noi perché festeggiamo con Lui il nostro ritorno all’Amore. 

Prendi una mezz’ora del tuo tempo in questa settimana per stare in silenzio davanti a Gesù, ripensa a qualche atto che pensi possa aver offeso la tua dignità di figlio di Dio e lascia quel peso in mano a Gesù tramite la confessione. Sarai rigenerata/o a vita nuova! 

2. Suscita il perdono

Dopo aver sperimentato la gioia di essere figli amati nonostante le nostre infedeltà, abbiamo un importante compito: essere dispensatori di quella misericordia per tutte le persone che incontriamo nel nostro cammino.

È importante ricordarci che Dio perdona tutto e sempre, non si stanca mai di riconquistare tutti i suoi figli. Noi siamo il canale di questo perdono. 

Nella tua vita quotidiana sei un tessitore di pace, sei un costruttore di ponti più che di muri? Cosa puoi fare per essere un missionario o una missionaria della misericordia di Dio nella tua giornata? E’ il tuo turno! Dona a chi incontri la misericordia che Dio ha donato a te, sii collaboratore attivo della salvezza che Dio ha riservato a te e a tutte le persone che pone sul tuo cammino.

3. Consola nella fatica

Gesù si era presentato una prima volta ai discepoli a porte chiuse (perché essi erano braccati dalla paura non solo dei loro persecutori, ma soprattutto della loro coscienza) e, dopo aver lasciato in dono la pace con il suo saluto, ripetuto per ben due volte, soffiò su di loro così come Dio soffiò il suo spirito vitale in Adamo ed Eva. Dopo tutta questa fatica, giunse Tommaso a cui i discepoli riferirono cosa era accaduto. Prontamente lui rispose che non avrebbe creduto se non avesse messo le dita nelle piaghe di Gesù[3] e probabilmente Gesù, che pur non essendo presente avrà avuto modo di conoscere la sua risposta, scosse la testa. Avrà detto «Oh ma questi sono proprio duri di cervice, ma vedi un po’ se pur avendo visto non credono. Beati coloro che hanno creduto senza vedere!»[4]. Nonostante Gesù perse probabilmente la pazienza, Egli, otto giorni dopo, non si pose con atteggiamento di sfida ma con atteggiamento misericordioso nei confronti di Tommaso.

È strano, ma è molto più facile per noi credere alla morte e al male, che alla Risurrezione e al bene. Per la morte non ci è richiesto nessun atto di fede, per la Risurrezione sì. Ma Gesù non si fa scoraggiare dalla nostra incredulità, anzi, la utilizza perché anche noi, come san Tommaso, possiamo fare un atto di fede tanto semplice quanto profondo: «Mio Signore e mio Dio».

«Per questo Gesù dice a Tommaso che sono beati quelli che si fidano senza bisogno di scontrarsi con le cose; si fidano perché credono che anche quando non si vede nessuna luce, la luce c’è, quando non si vede nessun bene, il bene c’è, quando non si vede nessuna via d’uscita, la via d’uscita c’è. Ma questo è un dono, e se facciamo fatica ad accoglierlo o ad usarlo sappiamo che il Signore ci usa comunque misericordia, perde cioè tempo con noi finché non apriamo il cuore»[5].

Se spostiamo lo sguardo da noi stessi ci accorgiamo dell’altro, ci accorgiamo che anche l’altro sta facendo fatica in qualcosa e possiamo andargli incontro e sostenerlo nella difficoltà, possiamo farci prossimi all’altro, essere presenti per consolare e supportare nei momenti di difficoltà. In due parole: possiamo esserci.

Costruire la pace è un lavoro artigianale, è un lavoro di raffinata cesellatura che Gesù opera con ciascuno di noi. Per avere il dono della pace occorre partire dal proprio cuore, rimettere in ordine noi stessi (fisicamente mettendo in ordine la propria casa, la propria camera ad esempio) per riuscire a vivere in pace ogni circostanza della nostra vita.

Per avere pace occorre avere un punto fisso nella nostra vita che deve essere Gesù: se Lui è al centro della nostra vita tutto è in armonia, tutto funziona correttamente. 

Citando un libro di un famoso psicologo, Jordan B. Peterson[6], padre Jose Yanzon ha sottolineato che molto spesso adottiamo un atteggiamento brusco, arrogante con nostro marito, con nostra moglie, con i nostri figli o con i nostri colleghi perché non abbiamo pace nel cuore, ma se mettiamo Cristo al centro saremo in grado di dire con semplicità ciò di cui abbiamo bisogno. Diremo, ad esempio, che abbiamo bisogno di riposo senza aggredire l’altro, ma risolvendo la situazione con serenità[7].

Un ultimo consiglio che ci ha lasciato padre Jose Yanzon è di porre un’immagine di Gesù in casa (magari di Gesù misericordioso) e di fermarci, nei momenti di ansia, di paura e di nervosismo ad osservarlo e ripetere insistentemente «Gesù confido in te!».

Buona settimana della misericordia a tutte e a tutti: siate missionari e missionarie della misericordia di Dio nel mondo! 

Il Signore vi dia pace!

Francesca Amico


[1] L.M. EPICOCO, Commento al vangelo del 24 aprile 2022, in Cercoiltuovolto.it, 24.04.2022. E’ possibile consultarlo al seguente link: https://www.cercoiltuovolto.it/vangelo-della-domenica/don-luigi-maria-epicoco-commento-al-vangelo-del-24-aprile-2022/.

[2] PAPA FRANCESCO, Omelia del santo padre Francesco, Basilica di San Pietro, II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia, 24 aprile 2022. È possibile consultarla al seguente link: https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2022/documents/20220424-omelia-divina-misericordia.html.

[3] Gv 20, 25.

[4] Gv 20, 29.

[5] V. nota 1.

[6] J.B. PETERSON, 12 regole per la vita. Un antidoto al caos, Rimini, My Life, 2021.

[7] E’ possibile ascoltare la registrazione dell’omelia del 24.04.2022 sul canale Telegram, Società San Giovanni.

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