Maria: madre dall’amore tenero, totale e silenzioso

Maria è considerata la Regina dei màrtiri perché visse il martirio più lungo e più intenso in assoluto rispetto a quelli vissuti dagli altri santi, consolati in quei momenti dall’amore infinito di Dio.

Non fu così per Maria. Proprio l’amore che lei provava per suo Figlio, che era più amabile di qualsiasi figlio, innocente, virtuoso, bello, affezionatissimo alla madre tanto da non voler recare il minimo dispiacere alla sua tenera Mamma, proprio quell’amore fu per lei il suo carnefice.

Fu il martirio più lungo perché iniziò già con la nascita di quel Figlio che lei amava con «l’amore soprannaturale» verso il suo Dio e con «l’amore naturale» verso suo figlio[1];

così come non ci fu un amore simile al suo, al tempo stesso non vi fu un dolore simile al suo. 

La Vergine apparve a santa Brigida e le disse: «Anime redente e figlie mie dilette, non vogliate compatirmi soltanto per quell’ora in cui vidi morire davanti a me il mio caro Gesù. Infatti la spada di dolore predettami da Simeone mi trafisse l’anima per tutta la vita. Mentre allattavo mio Figlio, mentre lo riscaldavo tra le braccia, già guardavo la morte amara che lo attendeva. Immaginate quanto lungo e aspro fu il mio dolore!»[2]. Fu una vita di dolore, di tristezza e di sofferenza quella di Maria. E di amore totale.

Ma perché Dio dovrebbe concedere che una sua creatura patisca così tanto? O perché consente che il suo unico Figlio sia trucidato? Sembrerebbe un Dio sadico.

No, non è un Dio sadico. È un Dio follemente innamorato di te, di me, di tutti i suoi figli e le sue figlie che vorrebbe avere tutti con sé in Paradiso per far festa ogni giorno. Sceglie una strada incomprensibile, la strada dell’Amore folle e totale pronto a sacrificare per te e per me ciò che di più prezioso ha.

Gesù e Maria scelsero liberamente di collaborare con il progetto di salvezza di Dio e non perché fossero attratti dal dolore e dalla sofferenza, ma perché attraverso quella sofferenza Gesù ci ha spalancato le porte del Paradiso e Maria ci ha partoriti alla salvezza.

Maria viene raffigurata anche come la Madonna Addolorata, trafitta da sette spade. Ciascuna di esse rappresenta un dolore che sant’Alfonso Maria de’ Liguori indica così: la profezia di Simeone; la fuga in Egitto; lo smarrimento di Gesù nel tempio; l’incontro di Maria con Gesù che va a morire; la morte di Gesù; il colpo di lancia e la deposizione di Gesù dalla croce; la sepoltura di Gesù.

Proveremo a entrare un po’ di più nel mistero dei dolori patiti dalla Vergine, soffermandoci sui momenti intensi della passione di Cristo.

Quarto dolore: l’incontro di Maria con Gesù che va a morire

Maria è in disparte, le giungono a volte notizie di cosa stia accadendo a suo Figlio, è informata che era stato oltraggiato e umiliato nella casa di Càifa, era stato deriso da Erode, era stato condannato a morte, a una morte di croce, da Pilato, che lo aveva riconosciuto innocente. A questo punto Maria non si trattiene più, vuole partire alla ricerca di suo Figlio per dargli un ultimo abbraccio, per cercare di donargli un po’ di sollievo. Giovanni, il discepolo amato, è con lei. Maria nota sulla strada tracce di sangue, capisce che è il sangue versato per la salvezza di tutti noi dal suo amato Figlio. Più si avvicinano alla mèta, più le strade sono intrise di sangue. Maria trova una scorciatoia, arriva a un crocicchio da dove passerà il suo Amato. Lo intravede. É martoriato, livido, gravato da due pesantissime travi in legno. Gesù la nota. I loro sguardi si incrociano. Maria si getta su suo Figlio per abbracciarlo un’ultima volta. I soldati con irruenza la allontanano. Gesù si toglie un grumo di sangue che ostacola la sua vista. È uno sguardo intenso di amore, ma al tempo stesso di dolore: migliaia di saette trafiggono entrambi i cuori. Gesù implora la madre di non seguirlo, vuole risparmiarle la sofferenza di vedere suo Figlio crocifisso, vuole risparmiarsi il dolore di vedere l’anima di sua madre dilaniata dinanzi a quella scena truce. Maria non può esaudirlo, vuole essere con Lui fino all’ultimo secondo della Sua vita.

Quinto dolore: la morte di Gesù

Finalmente Maria può abbracciare la croce, è lì, sotto il suo Figlio conficcato alla croce con dei chiodi di ferro. Giacomo di Milano, rivolgendosi a Maria, le chiese: « O Maria, dove stai? Vicino alla croce? Sarebbe più giusto dire che sei anche tu sulla croce per immolarti insieme con il tuo Figlio»[3]; san Arnaldo di Bonavalle sosteneva che «quel che facevano i chiodi nel corpo di Gesù, operava l’amore nel cuore di Maria»; mentre il figlio sacrificava il corpo, così la madre sacrificava l’anima[4].

Tutte le madri cercano di consolare i propri figli durante gli ultimi momenti della loro vita, intingendo un panno in acqua fresca e posizionandolo sulla fronte, lavando i polsi, porgendo un po’ d’acqua…a Maria è impedito anche questo. Le si lacera il cuore quando Gesù urla: «Ho sete», non può che versare le sue lacrime per dissetarlo. Si conficca nella sua mente anche il grido di profonda disperazione di Gesù: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?». È per lei una pugnalata.

È ulteriormente addolorata dal vedere che suo Figlio soffre più nel percepire l’anima distrutta della Madre, che non per le sue sofferenze fisiche, «stavo sotto la croce guardando lui, mentre lui guardava me e soffriva più per me che per se stesso»[5]. Maria è in silenzio e soffre, ma se la bocca tace non così il suo cuore che è in subbuglio. Solo per un miracolo divino non muore. Il dolore è atroce. 

Maria sceglie di donarsi totalmente per essere attiva cooperatrice della salvezza di tutti noi suoi figli, accetta di soffrire per donarci la vita eterna.

Sesto dolore: il colpo di lancia e la deposizione di Gesù dalla croce

È il sabato di Pasqua e non è conveniente che vi siano dei corpi crocifissi. Alcuni soldati si avvicinano per spezzare le gambe ai malcapitati, Maria implora con tutta la forza del suo dolore che non le spezzino al suo Gesù, è già morto. 

Ma la sua parola non è convincente per un soldato, di nome Longino, che improvvisamente si avvicina e con irruenza trafigge il costato di Gesù fino a penetrare il Suo cuore. Maria percepisce quella lancia sprofondare nel suo petto, nel suo cuore. Trema. Cade a terra. Sembra che tutti i dolori la affliggano nello stesso istante. Vede uscire dal cuore di suo Figlio poche gocce di sangue, ormai le aveva già versate tutte, e acqua. 

Maria è sfinita, ma ha la forza di chiedere a Giuseppe d’Arimatea di recarsi da Pilato perché, in nome della disperazione di una madre che aveva visto trucidare un figlio innocente, potessero deporre il corpo per concedergli degna sepoltura. 

Maria è lì, sotto la croce, in punta di piedi, ad accogliere tra le sue braccia quel Figlio che aveva avvolto nel calore del suo abbraccio quando era appena nato…ora è lì, con gli occhi socchiusi, tumefatto, con grumi di sangue intorno al capo sfigurato dalle spine della corona. È lì, silenzioso, freddo, non reagisce più agli stimoli, non parla, non sorride. Guardando i piedi e le mani trafitti la Mamma sussurra: «Figlio, come ti ha ridotto l’amore che hai portato agli uomini! Che male hai fatto loro, per essere maltrattato così? Tu mi eri padre […] tu eri per me fratello, sposo, mia gioia, mia gloria, tu per me eri tutto. Figlio, vedi come sono addolorata, guardami e consolami. Ma tu non mi guardi più. Parla, dimmi una parola di consolazione; ma tu non parli più. O spine crudeli, chiodi, lancia spietata, come avete potuto tormentare così il vostro Creatore?»[6].

Settimo dolore: la sepoltura di Gesù

Maria vorrebbe stringere ancora a sé suo Figlio, ma gli uomini glielo strappano via con poca delicatezza. Ella non oppone resistenza, è morta con suo Figlio. Voleva essere seppellita viva con Gesù nel suo sepolcro, ma la volontà di Dio non è questa. Il suo cuore però è sepolto con suo Figlio. 

Sulla strada del ritorno verso casa, Maria nota la croce ancora bagnata dal sangue di suo Figlio e sussurra: «O croce santa […] io ti bacio e ti adoro, giacché ora non sei più legno infame, ma trono d’amore e altare di misericordia, consacrato dal sangue dell’Agnello divino, che su di te è stato immolato per la salvezza del mondo»[7].

Non resta che il silenzio. 

Prenditi un momento durante la giornata per stare con Gesù, ancora meglio davanti al Suo sepolcro, e abbraccia la tenera Madre di Gesù che è anche nostra Madre, allevia le sue sofferenze e accoglila nella tua casa, nella tua vita. Ti sarà sempre fedele e nel momento più buio della morte verrà a soccorrerti per condurti in Paradiso.

Francesca Amico


[1] S. ALFONSO M. DE’ LIGUORI, Le glorie di Maria, Ancona, Shalom, 2009, p. 383.

[2] ivi, p. 376.

[3] ivi, p. 416.

[4] ivi, pp. 416-417.

[5] ivi, p. 419.

[6] ivi, p. 427.

[7] ivi, p. 434.

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