Pietro: la forza di perdonarsi

Ieri abbiamo visto con Antonio il tradimento di Giuda anche nel suo significato etimologico ovvero di “consegnare” (latino: tradere) Gesù ai soldati perché lo arrestassero. Abbiamo provato ad entrare nel cuore di Giuda, a cercare di capire i motivi dietro questa sua infelice scelta. Oggi vediamo da vicino Pietro, il secondo “traditore” di Gesù. Ma qui è buono fermarsi un attimo: se Giuda si era limitato a consegnare Gesù, indicando a dei soldati ignari colui che conosceva molto bene, Pietro forse fa una cosa ancora più grave: rinnega Gesù. Cioè non si limita a prenderne le distanze ma addirittura nega che lui lo conosca, rinnega tre anni della sua vita in pochi secondi. Eppure Gesù l’aveva preparato a questo…

Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli». Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo che voi dite». Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto. (Mc 14, 66-72)

Negare qualcosa vuol dire affermare che non esista. E come si può negare qualcosa che si è vissuto intensamente? Questo è quello che ci chiediamo quando finisce un fidanzamento o un’amicizia: com’è possibile che fino a qualche giorno fa l’altra persona mi prometteva amore eterno ed oggi, se mi vede per strada, gira lo sguardo dall’altra parte, come se fossi morto? Vedi che Pietro è molto più vicino a noi di quanto si possa pensare. Pietro è il leader del gruppo, è quell’uomo che Gesù ha scelto come suo “referente” perché è maturo, è forte, è temerario, è curioso, è sempre pronto a chiedere quando non capisce e a schierarsi per delle cause giuste. Ad esempio, quando Gesù condivide con i discepoli che presto sarebbe iniziata la sua passione: Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno. Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: «Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai». Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini». (Mt 16, 21-23).

Che confidenza aveva Pietro con Gesù se poteva permettersi di rimproverarlo. Eppure quest’uomo, a cui erano state affidate le chiave del cielo, lo rinnega e fugge piangendo amaramente. L’atteggiamento di Pietro è la risposta alla domanda di Giuda di ieri: “Che faccio adesso?”. Pietro, lui che Gesù ha scelto come suo braccio destro, che gli ha confidato tutti i suoi desideri, che l’ha visto trasfigurato sul Monte Tabor. Proprio lui se ne esce e dice: “Io non lo conosco”. Gesù gli ha aperto il suo cuore, facendogli vedere la sua divinità, e Pietro lo rinnega. Penso che Gesù abbia sofferto tantissimo nel vedere Pietro scappare e tradirlo. Lì Gesù ha fatto vera esperienza del dolore umano, del dolore di ognuno di noi che abbiamo subito un tradimento. Ma Gesù conosceva il cuore di Pietro, un uomo testardo ma generoso, irruento ma affabile, irriverente ma fedele. Pietro capisce l’errore, proprio come Giuda, ma al contrario di quest’ultimo ha fatto esperienza della misericordia di Dio. Pietro è il nostro esempio perché, dopo una colpa gravissima, torna da Maria chiedendo perdono in lacrime. Gesù gli aveva preannunciato il suo tradimento ma, anziché cacciarlo via dall’ultima cena, lo vuole con sé a pregare nell’orto degli ulivi. Gesù praticamente aveva già perdonato Pietro ancor prima del peccato commesso!

Non so se ti sia mai capitato di fare del male a qualcuno, forse involontariamente: una parola fuori posto, una frase detta in un momento di rabbia o per paura di qualcosa. Se si, sicuramente ti sarai sentito malissimo, uno schifo. Avrai provato vergogna nel voler tornare indietro e rimediare al tuo errore. Forse tutt’ora stai lottando nel tuo cuore per una situazione delicata che vorresti risolvere ma per la quale non trovi la forza necessaria. Oggi abbiamo un modello a cui ispirarci: Pietro, che tante parole ha detto durante i suoi tre anni con Gesù, non è rimasto in silenzio di fronte al peccato, non si è lasciato distruggere da quella voce interiore che lo tormentava. Ha avuto il coraggio di sbagliare e di gridare perdono a Dio. L’ha fatto seguendo la via più bella di perdono: è andato da Maria, ha chiesto l’intercessione della Madre di Gesù. Pietro si riconosce discepolo con i suoi pregi e i suoi difetti. Piange amaramente ma non si lascia prendere dalla disperazione perché, guardandosi allo specchio, non vede solo il suo peccato ma la misericordia di Dio. Mentre Giuda si configurava solo con la sua colpa, come se tutto il resto fosse irrimediabilmente andato perduto, Pietro sa che Gesù è l’unico che può salvarlo perché “Signore da chi andremo? Solo tu hai parole di vita eterna!”. Pietro tante volte era inciampato e altrettante volte Gesù l’aveva risollevato, istruendolo proprio nell’esercizio della compassione verso i più deboli. Il tradimento di Pietro è un momento di prova attraverso il quale lui passa per poi diventare pastore del gregge. Un pastore prima di essere tale è stato a sua volta aiutante di un pastore più esperto. Solo dagli errori si cresce. Anche noi: non importa quale grande peccato abbiamo commesso, Gesù ci aspetta per festeggiare insieme!

Oggi t’invito a fare pace con la tua vita: se ti senti d’aver deluso qualcuno per qualcosa che hai detto o hai fatto, non permettere che sia il silenzio a trionfare. Ma prenditi del tempo per fare memoria di tutto e chiedi perdono. Questo però non solo con chi ti circonda: penso che oggi sia una giornata propizia per fare un buon esame di coscienza di questa Quaresima e per confessarsi liberamente. Gesù aveva già perdonato Pietro ancor prima del tradimento, di certo ha già perdonato te. Io ho fatto esperienza della misericordia di Dio attraverso una confessione. Ti lascio condividendoti la domanda che mi fece il confessore alla fine come spunto di riflessione: “Emanuele, Dio ti ha già perdonato. Ma tu hai perdonato te stesso?”. 

Emanuele Di Nardo

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.