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Preoccupati, ma non temere

Tutti i giorni siamo alle prese con varie attività, impegni, sfide e tante volte questioni in sospeso che aspettano di essere risolte. Davanti a queste situazioni, tante volte sperimentiamo un sentimento che ci è molto familiare: l’ansia. 

Difatti, ci sono molte cose nella nostra vita che non sappiamo come andranno e questo ci mette in una condizione di allerta. Vogliamo essere preparati, vogliamo considerare tutte le possibilità di un evento prima che si avveri, e possiamo arrivare a passare giorni su giorni ad occuparci di qualcosa che non è ancora successo, e che forse non succederà. 

Non a caso parliamo di pre-occupazione, cioè occuparsi di qualcosa prima del tempo. E di solito ce ne occupiamo non sulla realtà, ma basandoci sulle nostre previsioni. Il problema è che la specie umana è spesso pessima nel fare previsioni, perché siamo influenzati da bias (errori) cognitivi che alterano il nostro giudizio. Facciamo un esempio per essere più chiari: poniamo il caso che dobbiate sostenere un esame o abbiate un colloquio importante domani. Guardate le persone che vanno prima di voi e vengono tutte bocciate. Già iniziano a sorgere i primi pensieri: probabilmente il professore è di cattivo umore, non mi conviene presentarmi perché farò esattamente la stessa fine. 

In verità, ciò che è successo a quelle persone in sede di esame noi non possiamo saperlo, ne possiamo sapere l’esito del nostro esame fin quando non ci presenteremo; semplicemente, non abbiamo elementi per dirlo. Allora perché in queste situazioni siamo così pieni d’ansia?

In realtà, l’ansia, come tutte le nostre emozioni, ha un valore estremamente adattivo, che ci permette di sopravvivere avendo rapidità di azione e anticipando gli eventi. La sua funzione principale era anticipare la presenza di predatori e stimolare una risposta rapida ed efficace. Un po’ di ansia per l’esame, spesso, ci spinge a studiare di più, oppure l’ansia di incontrare una persona che ci piace ci spinge a vestirci meglio, ad essere più premurosi nei vari gesti e così via. 

Quando però l’ansia comincia a diventare un problema? In realtà non c’è un livello d’ansia standard superato il quale c’è un problema. Anzi, siamo noi stessi a dettare lo standard della nostra sofferenza. Difatti, nella psicologia, alcuni disturbi sono tali quando “causano disagio clinicamente significativo”. Cosa significa? Che siamo noi a decidere se riusciamo a gestire la nostra ansia o se è un problema da approfondire e per cui chiedere aiuto. Siamo noi stessi lo standard e solo noi possiamo riconoscerlo come problema che ci limita o meno. 

Ma come possiamo fare ad affrontare tutte quelle ansie che normalmente ci prendono nel quotidiano? 

Forse alcuni punti possono esserci d’aiuto:

Un ottimo inizio è fermarsi un momento e fare un buon esame di realtà. Prova a guardare in faccia ciò che ti genera ansia e cerca di vedere la situazione lucidamente. Se non riesci per una situazione specifica, puoi confrontarti con un amico, che guardando la situazione dall’esterno sarà sicuramente più in grado di guardarla con chiarezza.

Un secondo step utile è preoccuparsi. Sembra assurdo, ma una volta vista lucidamente la situazione, ha senso preoccuparsi, nel senso di occupartene prima. Materialmente, cosa puoi fare per contribuire a risolvere questa situazione? Può essere utile dividere il problema in compiti più piccoli da risolvere un po’ alla volta. 

Dopo di ché, è necessario fare un’ultima analisi sui fatti: quanto di questa situazione, dopo che io ho fatto il possibile per risolverla, dipende ancora da me? Può dipendere solo da fattori esterni a questo punto? Solo a questo punto preoccuparsi perde di senso, perché l’ansia di come andrà non farà altro che farci vivere male e farci avere una resa peggiore.

Altrettanto importante è la capacità di saper ironizzare. Può sembrare banale ma il vero antidoto alla paura non è il coraggio ma la gioia, la risata, l’ilarità. Imparare a ridere dei propri problemi ci aiuta a vederli meno grandi di quanto ci sembrano, che non vuol dire sminuirli ma trattarli con la giusta considerazione. 

In ultimo, prega. Quotidianamente ci troviamo a dire al Signore: “pensaci tu” ma molto raramente gli chiediamo di pensarci insieme, di raccontargli il nostro punto di vista e di stare ad ascoltare il Suo. È molto particolare pensare che nella Bibbia viene ripetuto per 365 volte l’affermazione “non temere”, forse perché abbiamo bisogno di ricordarlo ogni giorno della nostra vita. 

In questa settimana, ti invito a vedere cosa ti genera ansia e preoccupazione e ad applicare uno dei metodi che abbiamo appena visto. In particolare, ti invito a prenderti un momento di preghiera per parlare sinceramente a Dio di ciò che ti preoccupa e affidarlo a Lui. 

Se invece riconosci che questo problema sta diventando troppo limitante, non aver paura di chiedere aiuto. 

Antonio Pio Facchino

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